Febbraio 8th, 2010AN EDUCATION

aneducationAn Education (Gran Bretagna, 2009) di Lone Scherfig, con Carey Mulligan, Olivia Williams, Alfred Molina, Cara Seymour, Peter Sarsgaard, Dominic Cooper, Rosamund Pike, Emma Thompson

Il voto di Paolino è… 7

E’ tutta questione di educazione, oggi come ieri. Lo sa bene la giovane sedicenne Jenny (Carey Mulligan), che nel 1961 è costretta ad una vita grigia e monotona che passa sui libri aspirando ad un’ammissione a Oxford, costantemente vigilata da un padre vecchio stampo ma di buon cuore e da una madre che rimpiange i tempi in cui era libera da vincoli familiari. L’incontro di Jenny con l’affascinante trentenne David (Peter Sarsgaard), che di educazione sembra averne tanta quanto la sua furbizia, comporterà un tremendo scossone nella sua vita: ristoranti di lusso, aste proibitive, corse di cavalli e week-end a Parigi. Inutile dire che tutto ciò avrà conseguenze impreviste in famiglia e a scuola, e la stessa Jenny sarà portata a vedere il mondo con occhi nuovi e a rivedere gli obiettivi della sua vita.

Sono tanti i motivi per consigliare An Education. Partiamo dal più citato nei giornali di questi giorni: la pellicola, che ha appena ricevuto a sorpresa la nomination all’Oscar come Miglior Film, può contare sulla strepitosa performance recitativa, anch’essa ovviamente presa in considerazione dall’Academy, della giovane Carey Mulligan - vista recentemente in Nemico pubblico e Brothers - che dona molteplici sfaccettature al suo personaggio, trasformandolo da timido e impacciato a sfrontato ed elegante, e facendolo letteralmente fiorire sullo schermo col passare delle esperienze che vive. Un’autentica scoperta e una rivelazione che farà strada. Altro motivo indiscutibile – e altra candidatura all’Oscar – è la sceneggiatura di Nick Hornby, fine scrittore più volte portato al cinema da altri (About a boy, Alta fedeltà) ma che stavolta scende in campo direttamente, prendendo spunto dalle memorie di Lynn Barber e costruendo uno dei racconti più intimi e femminili che ci sia capitato di vedere al cinema negli ultimi anni. Hornby inoltre affonda le mani in uno spaccato di vita inglese poco raccontato, che fotografa i momenti che precedono la liberazione sessuale, l’indipendenza femminile, i Beatles… tutto ciò non esiste ancora, ma si respira costantemente nell’aria del film. La figura cardine della storia in questo senso, comica e malinconica, è rappresentata dal capofamiglia Jack (Alfred Molina), ingenuotto, taccagno e ansioso che la figlia vada a Oxford come riscatto personale nei confronti di una vita – con lui – avara; ma se la figlia decidesse di accantonare i sogni scolastici buttandosi in alternativa su un marito dal grosso portafogli? Tanto meglio!

A tenere insieme tutti i pezzi la classica e perfetta – nella sua sobrietà – regia di Lone Scherfig (Italiano per principianti), che seppur peccando di eccessiva freddezza, cala il racconto in una perfetta ricostruzione storica e infonde passione e anima ai suoi protagonisti, dalla principale al minore (la figura del giovane spasimante di Jenny per esempio è perfetta per quanto semplice).

Segue il trailer.

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TheGhostwriterlocandinaDopo le tristi vicende che l’hanno riguardato negli ultimi mesi, c’è molta attesa per il lavoro che Roman Polanski stava ultimando quando è stato arrestato per l’ormai famoso stupro risalente a secoli fa. Malgrado tutto comunque il film è pronto, sbarcherà in concorso tra pochi giorni al Festival di Berlino e ad aprile uscirà sugli schermi italiani con il titolo L’uomo nell’ombra. Il thriller riguarda un ghost writer (Ewan McGregor) ingaggiato dal Primo Ministro inglese (Pierce Brosnan) per redigere in sua vece un’autobiografia. Durante la stesura del testo però lo scrittore viene a conoscenza di particolari scottanti e di segreti di stato, e sarà costretto a scegliere se restare fedele all’uomo che l’ha ingaggiato o se far conoscere a tutti la verità mettendo a rischio la propria vita. Completano il cast Kim Cattrall (stile “mo’ ve faccio vede’ che esisto pure se non faccio sex & the city”), Olivia Williams, Jim Belushi (!!!), Tom Wilkinson e Timothy Hutton.

Le prime immagini paiono estremamente convincenti.

stefaniaorlandoillottoalleottoEbbene sì, la notizia è fresca fresca… Su RaiDue sta per tornare un programma che pensavamo fosse morto e sepolto dopo anni di pensionamento: Il lotto alle otto! Da lunedì 8 febbraio tornano le estrazioni in diretta, condotte da Tiberio Timperi, uno dei personaggi più odiosi e incapaci della tv dopo Adalberto Scanchirli e Floriano Stramurti, e da lei, la regina del Lotto, che segnerà così il suo importantissimi ritorno al piccolo schermo dopo anni passati a suonare e ballare fenomenali hit da combattimento in giro per  locali fatiscenti, feste della birra, compleanni pluricentenari e giornate degli anziani: Stefania Orlando! Ecco le sue dichiarazioni alla vigilia del debutto:

Sono la donna dei numeri, torno dopo alcuni anni ad una trasmissione richiesta proprio dai giocatori che volevano vedere le estrazioni in tv. Ho lasciato le estrazioni con il bambino bendato e ora trovo quelle automatizzate. La garanzia e la sicurezza i principi base della trasmissione. Il nostro percorso si muove tra innovazione e tradizione”.

Sembrerebbe quasi una cosa seria. E invece stiamo a parlare del Lotto! Io ho solo una richiesta: la sigla del programma deve essere affidata ad uno dei suoi pezzi! Sarebbe la sua consacrazione! Una cosa come questa, per dire…

Febbraio 5th, 2010PARANORMAL ACTIVITY

paranormal activityParanormal Activity (Usa, 2007) di Oren Peli, con Katie Featherstone, Micah Sloat, Mark Fredrichs, Amber Armstrong

Il voto di Paolino è… 6½

E’ ormai storia vecchia la nascita di Paranormal Activity, film quasi amatoriale girato con 15.000 dollari (praticamente il costo delle attrezzature), due attori protagonisti più un altro paio di sfondo e tre membri della troupe. Risultato? Al momento il contatore degli incassi è fermo a 143 milioni di dollari worldwide, destinati a crescere ancora un po’.

Micah e Katie sono fidanzati e da poco si sono trasferiti in una villetta di San Diego. Fin da piccola Katie ha sempre avuto il sospetto di essere oggetto delle attenzioni di qualche entità paranormale, da cui viene perseguita in ogni casa cin cui si trasferisce. Il fidanzato decide così di procurarsi delle attrezzature di ripresa professionali e di registrare tutto quello che accade nella loro abitazione, compreso di notte. Consultando anche un “acchiappa-fantasmi” che sarà loro di ben poco aiuto, la coppia si accorgerà presto di avere a che fare con qualcosa di impensabile.

Inutile nascondere la perplessità e persino la mezza delusione che è seguita alla visione di Paranormal Activity. Non che sia una persona che si lascia abbindolare dalla pubblicità, è ovvio (“Non riuscirete più a dormire”, recita la tagline… Si dorme, si dorme… spero per voi non in sala) ma il clamore suscitato da questa operazione curiosa mi aveva portato a credere che il risultato fosse ben altro. Le persone più suscettibili troveranno pane per i loro denti, con quegli scricchiolii, quelle porte che si muovono da sole, quelle ombre nell’oscurità… Ma per gli altri sono solamente due o tre i momenti davvero forti, primo fra tutti i terribili secondi finali, che restano aggrappati allo stomaco, ma anche la scoperta dell’entrata alla soffitta (seppur ormai abitudinaria) porta ad una sequenza interessante. C’è davvero poco altro.

Soprattutto in fase di sceneggiatura compaiono le pecche maggiori. Ad esempio, lui che anche dopo il chiaro manifestarsi di episodi che manderebbero in paranoia chiunque si ostina a voler “cavarsela da solo” senza l’intervento di aiuti esterni è poco credibile, mentre forse si sarebbe potuto analizzare un po’ più a fondo il ruolo della sorella di lei in tutta la vicenda (o almeno suggerirne uno). Anche il montaggio non mi ha convinto, perchè se la ripresa è amatoriale non possono esistere stacchi di camera (guardate il colloquio sul divano tra Katie e l’esperto di fantasmi e vedrete che c’è qualcosa che non va). Aggiungiamo infine un altro fastidioso tocco “cinematografico”, un distinguibile effetto sonoro che compare ogni qualvolta sta per manifestarsi qualche tipo di attività paranormale, che toglie innanzitutto il gusto della sorpresa e contribuisce a rendere meno verosimile il filmato a cui stiamo assistendo.

Qualche effetto speciale amatoriale davvero ben fatto e in definitiva un’operazione che ancora una volta dimostra quanto siano spesso superflui grandi budget o grossi nomi per fare del cinema dignitoso e remunerativo. Restasse un caso da libri di storia saremmo tutti felici: purtroppo a ottobre arriverà il sequel…

Segue il trailer.

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Febbraio 3rd, 2010BACIAMI ANCORA

baciamiancora(Italia/Francia, 2010) di Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Adriano Giannini, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti, Claudio Santamaria, Sabrina Impacciatore, Marco Cocci, Primo Reggiani, Valeria Bruni Tedeschi

Il voto di Paolino è… 5

Dieci anni dopo L’ultimo bacio, le vite dei protagonisti di allora sono cambiate: Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (non più la Mezzogiorno ma Vittoria Puccini) si solo lasciati, e mentre lui passa da una ragazza all’altra ancora innamorato dell’ex moglie, lei si è rifatta una vita con l’aspirante attore Simone (Adriano Giannini). Marco (Pierfrancesco Favino) e moglie sono in crisi per un bambino che non vuole arrivare, mentre Paolo (Claudio Santamaria), ammalato nel cervello, ha disperato bisogno di aiuto. Il ritorno a Roma di Adriano (Giorgio Pasotti) dopo due anni trascorsi in un carcere estero per possesso di cocaina, li farà riunire.

Gabriele Muccino (mal copiato dal fratello minore Silvio, che sta per tornare: preparatevi!) da anni percorre la sua personale corrente che definirei Nuovo Cinema Isterico, aperta dalla malata performance di Giovanna Mezzogiorno ne L’ultimo bacio e continuata anche nei suoi film americani – beccatevi Thandie Newton in Sette Anime e poi ditemi. Grida, disperazione, pianti nevrotici, corse sotto la pioggia (ma cazzo c’è sempre il sole quando piove!! svegliaaaaa), capocciate al muro, finanche suicidi! In Baciami ancora tutto ciò raggiunge il suo apice, il suo punto di non ritorno, la sua vetta. Non si riesce a capire se i personaggi nati dalla penna di Muccino siano più finti o più disturbati: l’unico che si salva, e l’unico che pare avere i piedi per terra, è Alberto, il sognatore di Marco Cocci, a cui giustamente è dedicata l’inquadratura finale. Per il resto siamo di fronte ad una serie di maschi che fanno perennemente la figura dei coglioni in balia di donne confuse, immature ed indecise che tessono i fili del racconto. Poi ci sono i bambini, che sembrano i più maturi di tutti e vengono sballottati da un genitore all’altro (e qui sicuramente il film si fa autobiografico, visto il fresco divorzio del regista con prole). Inoltre i personaggi di Muccino fanno parte di una mezza borghesia senza problemi di soldi e con auto sfavillanti che mi chiedo in che pianeta si trovi…

Senza contare il fatto che Baciami ancora ricorda in modo cristallino il film di Libague Dazeroadieci per tematiche, risvolti di trama, caratteristiche dei personaggi (anche là c’era Favino) e persino per l’identico finale. Di buono Muccino ha la capacità tecnica, che sarebbe però il momento di utilizzare per trasportare su schermo sceneggiature migliori, magari non più scritte di suo pugno. Per quanto riguarda il cast poi, Accorsi sta invecchiando molto male, Santamaria paga il prezzo di un ruolo pessimo, Favino è il migliore di tutti e Pasotti fa quel che può con dignità. Tra le donne, Vittoria Puccini raccoglie con onore il testimone della Mezzogiorno, e spicca la presenza di Valeria Bruni Tedeschi nel piccolo ruolo (uno dei pochi francamente verosimili e realistici) di Adele.

Segue il trailer. Permettetemi di rendere pubblico il mio odio per Jovanotti e per quelle liste della spesa che qualcuno osa chiamare canzoni.

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Febbraio 2nd, 2010Oscar 2010: le nomination

The_Hurt_LockerInnanzitutto, evito di riportarvi l’infinito elenco di candidature, per il quale vi rimando a questa pagina di Imdb. Un commento però lo faccio volentieri.

Innanzitutto noterete che sono ben dieci i lavori candidati all’Oscar per il miglior film quest’anno, merito della reintegrazione di una regola che era caduta in disuso da secoli. Bello (o triste?) quindi vedere nominati anche titoli che non hanno alcuna speranza di vincere come A Serious Man dei Coen, Up della Pixar o District 9. Personalmente farei i salti di gioia se vincesse The Hurt Locker, film che Italia uscì nell’ottobre del 2008 in assoluta anteprima mondiale dopo la presentazione a Venezia e che fu totalmente snobbato dal pubblico (ma non da me, vi rimando alla mia recensione). Ovviamente dopo la valanga di candidature (9, a pari merito con Avatar) sono sicuro tornerà nelle sale anche se è già disponibile in DVD da parecchi mesi.

4220xtylnoscar2Se vincesse il film di James Cameron sarebbe la sconfitta del Cinema. La sconfitta dei meriti artistici contro le logiche di mercato. Ho evitato di parlarvi dei Golden Globes proprio perchè sono stati una pagliacciata in questo senso (premiati Avatar come film drammatico e Una notte da leoni come miglior commedia…) Come sarebbe anche solo pensabile dare il maggior riconoscimento ad un film che non è neppure stato candidato (Dio sia lodato!) per la sceneggiatura, che di un film è la colonna vertebrale? Il problema è che la stessa cosa era accaduta con Titanic, e sappiamo com’è andata a finire… Terzo incomodo (chi lo avrebbe mai detto fino a pochi mesi fa?) è nientemeno che Mr. Quentin Tarantino, con le sue 8 candidature per Bastardi senza gloria, mentre attenzione a Tra le nuvole (6 nomination) che potrebbe riservare sorprese.

Sul fronte regia Cameron ha più chance per il suo straordinario lavoro tecnico. Come attore protagonista è lotta tra il Jeff Bridges dell’indipendente Crazy Heart e il George Clooney di Tra le nuvole. Mentre per il reparto femminile è quasi certo si consumerà la tragedia: Sandra Bullock vincerà l’Oscar per la sua drammatica interpretazione nel mega-successo The Blind SideSandra Bullock! Presente no? Quella isterica e miracolata delle commediole sentimentali! Pazzesco… A questo punto tifiamo tutti per l’unica che potrebbe scipparle la statuetta, l’esordiente Carey Mulligan di An Education (nelle sale italiane da questo week-end). Il premio per il miglior non protagonista è già assegnato al 100% a Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) mentre è lotta per la non protagonista. Sono ansioso di sapere a chi andrà la statuetta per la sceneggiatura originale: non ho visto The Messenger (che pare sorprendente e ha fottuto il posto a 500 giorni insieme) ma gli altri candidati (Hurt Locker – Serious Man – Bastardi – Up) sono tutti di altissimo livello.

Certi sono gli Oscar ad Up come miglior film d’animazione e – forse – a Il nastro bianco per il film straniero. Piuttosto scandalosa la nomination per le mediocri musiche di Avatar firmate James Horner mentre l’Academy non ha dimenticato Parnassus insignito di due nomination tecniche (scenografie e costumi, stesso dicasi per Nine). Infine, i giornali strombazzeranno la presenza tra le nomination di ben quattro italiani: ma se Mauro Fiore (direttore della fotografia di Avatar) e Alessandro Camon (sceneggiatore di The Messenger) sono da considerare nostri compatrioti giusto per nascita visto che hanno avuto da subito la lungimiranza di fuggire all’estero per fare il lavoro dei loro sogni e non hanno mai messo mano a nessun prodotto nostrano, i miei più vivi complimenti al reparto marketing de Il divo di Paolo Sorrentino che è riuscito nell’impresa di far candidare Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per il make-up del film. Non hanno possibilità (si battono con Star Trek) ma è una bella soddisfazione.

Se avrò voglia farò i miei pronostici per portare sfiga a qualcuno (l’anno scorso ne ho beccato più o meno mezzo), ma la grande mole di film che in Italia non sono ancora usciti credo me lo impedirà. Di sicuro la notte degli Oscar (7 marzo) sarà imperdibile per un solo motivo: i suoi due conduttori! Steve Martin e Alec Baldwin, due che potranno dare soddisfazioni!

Una bagarre senza precedenti ha sconvolto nei mesi scorsi la regione partenopea, da sempre patria di spaziali cantautori da esportazione. Il piccolo Giuseppe Junior, età attuale 12 anni, è uno dei più piccoli guerrieri canori da strada degli ultimi tempi. Sforna video in continuazione, trattando temi scottanti per un’interprete della sua età, dall’omicidio al carcere, dalla criminalità al sesso. Proprio un brano con protagonista la sessualità tra bambini (!) è stato al centro di una polemica che ne ha comportato la rimozione da canali quali Youtube e Dailymotion ad opera della polizia postale su richiesta di alcuni parlamentari e associazioni varie (MOIGE compreso). Peccato che il programma di RaiDue ScorieBellissima Giuseppe Jr l’avesse trasmesso più e più volte nei mesi precedenti…

In effetti il video e la canzone sono piuttosto scioccanti, se pensiamo che stesi su un letto ci sono due undicenni (all’epoca del video, 2008) e lui canta a lei versi del tipo “Non l’hai fatto mai”, “Facciamo l’amore io e te”, “Levati la minigonna”, “E vola via il mio pantalone”, “Voglio rifarlo di nuovo con te”, “Piccoli d’età siamo tutti e due ma l’amore sai non tiene età”. La canzone si intitola “Bellissima” e seppure le forze dell’ordine abbiano tentato di farla sparire dal web, il vostro Paolino l’ha scovata! Potete ascoltarla cliccando sulla foto a lato!

Gennaio 26th, 2010NINE

nineNine (Usa/Italia, 2009) di Rob Marshall, con Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Kate Hudson, Nicole Kidman, Penelope Cruz, Judi Dench, Sophia Loren, Fergie, Ricky Tognazzi, Giuseppe Cederna, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Martina Stella, Roberto Nobile

Il voto di Paolino è… 6-

Roma, 1965. Negli anni della Dolce Vita il regista Guido Contini (Daniel Day-Lewis) sta affrontando un empasse dovuto alla mancanza di idee riguardo al suo nuovo film che dovrebbe cominciare a girare di lì a giorni. Il produttore (Ricky Tognazzi) gli sta col fiato sul collo, i giornalisti (tra cui Kate Hudson) vogliono risposte, la sua musa (Nicole Kidman) vuole un copione. Sotto pressione, Guido fugge e si rifugia in un hotel di Anzio, sperando in qualche illuminazione e chiedendo costante aiuto alla madre defunta (Sophia Loren), mentre a complicargli la vita ulteriormente ci pensano la moglie Luisa (Marion Cotillard) e l’amante focosa (Penelope Cruz). Perchè forse prima di poter scrivere il suo nono film, dovrà riconciliarsi con tutte le donne della sua vita.

Criticatissimo e destinato ad un flop stra-annunciato, Nine non delude su tutti i fronti. Innanzitutto andrebbe punita quella critica che non sa slegare prodotti come questo dalla sua origine: è vero che è tratto, seppur lontanamente, da 8 e 1/2, è vero che il personaggio di Guido Contini non si rifà ad altri se non a Federico Fellini, è vero che la regia mostra – invano – di tendere ad alcune caratteristiche cardine del cinema dello storico regista riminese. Ma è pur vero che Nine è anche tutt’altro, che starebbe in piedi anche senza tutto questo background e che va giudicato come film a sé stante, perchè è logico che al confronto ne uscirebbe distrutto.

Ad essere poco funzionale nel film di Rob Marshall è la struttura narrativa. L’idea che i numeri musicali non si inseriscano nel racconto (come accadeva nello splendido Chicago) ma abbiano tutti luogo nella mente di Contini, e per questo vengano ambientati tutti nel medesimo set, il teatro di posa nel quale dovrebbe iniziare le riprese del film, è deleteria per quello che è uno dei fini ultimi del genere musicale su grande schermo: il continuo stupore, la continua sorpresa. Non solo sappiamo dove avranno luogo i numeri musicali, ma dopo un po’ capiamo anche che ne è previsto quasi meccanicamente uno per ogni donna del protagonista, in maniera sequenziale e poco intrigante. E se già Nine si apre con una sequenza di presentazione pericolosissima e straniante per lo spettatore, prosegue per tutta la sua durata senza la giusta soluzione di continuità.

Non sono però da buttare via molti singoli momenti: alcuni numeri sono notevoli (ottimo il momento di Kate Hudson, estrema l’apertura “alare” della burrosa Penelope Cruz, violenta la performance di Fergie dei Black Eyed Peas), l’interpretazione di Marion Cotillard è straordinaria e passionaria, e Judi Dench ci mette la sua solita, tagliente ironia. Su Daniel Day-Lewis sono combattuto: sono convinto che il suo vocione profondo sia stato terribilmente penalizzato dal doppiaggio italiano di Pierfrancesco Favino e meriterebbe quindi una seconda chance, ma di sicuro il physique du role da cantante e ballerino gli manca. Da dimenticare le performance di due mummie egizie che passavano per caso sul set e rispondevano al nome di Nicole Kidman e Sophia Loren.

Il progetto era rischioso e mastodontico fin dal cast, che racchiude ben sei premi Oscar. Ma pur non diventando una pietra miliare nel suo genere di riferimento, il film si lascia guardare. Segue il trailer.

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Gennaio 26th, 2010L’invasione dei Nicolas Cage

Morirò chiedendomi come mai Nicolas Cage abbia tutto questo successo. Ancora oggi, con le sue capigliature sconcertanti e le sue espressioni dilazionate col contagocce, è richiestissimo dall’industria hollywoodiana ed è quasi sempre foriero di discreti successi. Poco meno di trent’anni di carriera e già più di 60 film alle spalle, con una media clamorosa nelle ultime stagioni: nel 2009 l’abbiamo visto sugli schermi in Segnali dal futuro, G-Force (come voce originale), Il cattivo tenente e Astroboy (sempre come voce). A giorni ci toccherà in Bangkok Dangerous, e poi a ruota in Kick-Ass, Season of the Witch e L’apprendista stregone. Insomma, Nicolas Cage è dappertutto. Lo hanno pensato anche gli ideatori del sito Nic Cage as Everyone, dove il nostro eroe impersonifica letteralmente chiunque! Sono centinaia le “foto di scena” in cui compare, ma ho raccolto per voi alcune di quelle che mi sono piaciute di più… Le altre potete visionarle sul sito, giornalmente aggiornato!

Personalmente mi fa morire nei panni di Willy Wonka, è perfetto come Gandalf, ed è clamoroso novello Zac Efron e nei stretti panni di Miranda Presley. E lo hanno anche trasformato nel mio idolo Sarah Palin!!

Gennaio 23rd, 2010TRA LE NUVOLE

tralenuvoleUp in the Air (Usa, 2009) di Jason Reitman, con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Amy Morton, J.K. Simmons, Zach Galifianakis, Chris Lowell, Danny McBride, Sam Elliott

Il voto di Paolino è… 7

In un periodo di disoccupazione e crisi economica come quello che stiamo vivendo, c’è un settore che sta andando a gonfie vele: quello delle agenzie che vengono in soccorso dei capi che non hanno il coraggio di lasciare a casa personalmente i propri dipendenti e assumono veri e propri “maestri del licenziamento” per fare il lavoro sporco. Uno dei più quotati d’America è Ryan Bingham (George Clooney), vero e proprio mastino nell’arte dell’intortamento. Un tagliatore di teste richiestissimo che trascorre quasi l’intera totalità della sua esistenza (qualcosa come 320 giorni all’anno) in aerei e aereoporti per volare da uno Stato all’altro in cerca di personale in esubero. Fino a quando a scompigliargli i piani non arriva Nathalie (Anna Kendrick), giovane e baldanzosa nuova leva, che convince il capo di Ryan (Jason Bateman) che le spese di viaggio stanno diventando troppo ingenti: meglio licenziare in videoconferenza. Per l’uomo sarà l’inizio di un periodo di revisione della propria vita.

Sarebbe profondamente errato fermarsi alla superficie di Tra le nuvole. Quelle cose tipo “Com’è l’ultimo film di Clooney?” “Sì dai, carino”. Carino? Carino un par di coglioni. Dietro la facciata di commedia spigliata (il regista è quello di Juno ma soprattutto di Thank You for Smoking), briosa e vagamente patinata per i lussuosi club aereoportuali e i vari Hilton Hotel in cui è ambientata, la vicenda raccontata nasconde una delle tragedie più profonde degli ultimi anni: la perdita del lavoro in età troppo avanzata per potersi rifare una vita. Un lavoro al quale magari proprio quella vita è stata dedicata quasi interamente. Ryan Bingham è cosciente del ruolo che ha, è cosciente del fatto che la gente alla quale pronuncia la notoria frase “Liberi la sua scrivania” si ricorderà del suo volto fin sul letto di morte. Ma è cosciente anche del fatto che un giorno, se gli affari dovessero rialzarsi, potrebbe essere proprio lui una di quelle persone. Quindi non si pone problemi e vola, vola da un luogo all’altro a far fuori personale riuscendo persino a convincere i malcapitati di quanto questa opportunità potrà servire a dare una scossa alle loro vite in stallo. E si sbaglierebbe nel classificare Ryan come un uomo senza valori o ideali: è vero che il suo unico scopo nella vita è quello di entrare nel ristrettissimo club di chi è riuscito a percorrere 10 milioni di miglia in volo (sarebbe il settimo ad agguantare l’impresa), è vero che misura le persone che gli stanno accanto in base alla quantità di tessere e card che riempiono il loro portafogli, è vero che non crede nell’amore e nella famiglia e quasi di malavoglia viene costretto a partecipare alle nozze dell’”umile” sorella. Ma tutto ciò potrebbe essere destinato a finire quando sulla sua strada incontra Alex (Vera Farmiga, straordinaria), praticamente una sua fotocopia al femminile. Ecco la sua ancora di salvezza, la sua possibilità di redenzione. La saprà cogliere?

Tra le nuvole parte col botto, facendo recitare la parte dei licenziati da vere persone che hanno perso il lavoro, intervallati da camei come quelli di Zack Galifianakis (Una notte da leoni) e J.K. Simmons (Spider-Man). Purtroppo non mantiene le promesse fino in fondo, perdendosi un po’ troppo sul versante sentimentale nella seconda parte. Ma la prova di Clooney è una delle più buone della sua carriera, e tiene in piedi il film dall’inizio alla fine. L’importante, tra le risate e la spensieratezza che la pellicola trasmette, è ricordarsi alla fine di tutto che persone che fanno il lavoro di Ryan Bingham esistono sul serio. Brividi.

Segue il trailer.

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