gennaio 1st, 2008GRANDE, GROSSO E VERDONE
Grande Grosso e Verdone (Italia, 2008) di Carlo Verdone, con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Clizia Fornasier, Emanuele Propizio, Geppi Cucciari
Il voto di Paolino è… 5½
Carlo Verdone c’è ricascato. Per colpa dei suoi fans, che tramite siti ed e-mail lo avrebbero richiesto a gran voce (non ne dubito, per carità), l’autore romano è andato a ripescare tre delle sue maschere più riuscite riunendole in Grande, grosso e Verdone. Si tratta di Leo Nuvolone, il Candido de Un sacco bello e Bianco rosso e Verdone, il professor Callisto Cagnato di Bianco rosso e Verdone e Viaggi di nozze, e ovviamente l’attesissimo Moreno Vecchiarutti, il volgarone de “o’ famo strano??”. Tutto bene? ‘nsomma…
Nel primo episodio, alla famiglia Nuvolone, in procinto di partecipare ad un incontro per boy-scout, capita una disgrazia: muore la nonna. Le disavventure per la preparazione e lo svolgimento del funerale saranno imprevedibili. E’ questa la storia più surreale, e alla lunga stucchevole dell’intero trittico. La parte di mezzo è tutta per il precisino professor Cagnato, vedovo tanto crudele e meschino quanto puttaniere. La sua vicenda, la più riuscita delle tre, prevede che il figlio, con l’aiuto della sua ragazza, provi letteralmente a farlo fuori, per poter così cominciare una vita finalmente libera. L’ultimo episodio invece è ovviamente tutto per la tamarro-family composta da papà Moreno, mamma Enza Sessa (Claudia Gerini, off course) e dal problematico figlioletto Steven (il bravissimo Emanuele Propizio). In vacanza in un hotel scicchittoso pieno di gente per bene, la famiglia Vecchiarutti dovrà cercare di resistere alle sataniche occhiatacce della gente che li circonda e avrà anche l’arduo compito di non spezzarsi, in quello che è l’episodio più lungo di un film che in totale supera abbondantemente le due ore.
Carlo Verdone è impagabile. Le sue doti comiche sono conosciute e qui, seppur con qualche annetto in più sulla gobba, ce ne dà un ulteriore riprova. Sul fronte del racconto invece, eccezion fatta per qualche battutina memorabile qua e là, soprattutto nel secondo troncone, si ride poco, e anche lo sforzo, visibile, di costruire tre storie che possano rimanere in piedi da sole non porta a far sbellicare lo spettatore. Ma qui si guarda sempre il bicchiere mezzo pieno, e quindi promuoviamo con lode il Carlo attore, che da solo tiene in piedi un film che ha ben poco da offrire.
