There Will Be Blood (Usa, 2007) di Paul Thomas Anderson, con Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Kevin O’Connor

Il voto di Paolino è… 9

Capita raramente che appena finita la visione di un mastodontico filmone da 2h e 40′, ti venga subito voglia di rivederlo per capirne di più, per analizzarlo sotto un’ottica più vasta, per prestare più attenzione ad alcuni snodi narrativi. Mi è successo ieri sera dopo aver visto Il petroliere, nuovo film del talentosissimo Paul Thomas Anderson (Magnolia, Ubriaco d’amore), classe 1970, che ha scritto e diretto un’epopea sulla corsa all’oro nero all’inizio del ’900. Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) compra per – relativamente – pochi spiccioli aridi terreni abitati da poveri contadini che sa gli porteranno fortuna per la ricchezza di petrolio che si trova nelle loro profondità. La svolta arriva quando si imbatte nella polverosa Little Boston, piccolo centro rurale molto religioso, nel quale l’oro nero affiora persino da solo in superficie. Sarà la sua fortuna, ma anche l’inizio di una discesa agli inferi che lo renderà pazzo, alcolizzato e furioso con il mondo.

Per godere appieno de Il petroliere bisogna essere cinici, cattivi, pessimisti, avercela con tutte le superstizioni religiose e quindi godere del personaggio di Plainview, che Anderson segue ininterrottamente con meravigliosi primi piani, lunghi piani sequenza e grazie ad un’interpretazione grandiosa (Oscar assicurato, mi ci gioco la villa alle Maldive) di Day-Lewis, interprete maestoso quanto defilato dallo star-system moderno. “There Will Be Blood” dice il titolo originale, ovvero “Scorrerà del sangue”: e il sangue scorre davvero nella scena finale, eccessiva e delirante, scioccante per il pubblico ma, con il senno di poi, assolutamente perfetta e calzante. Ognuno ci può vedere o non vedere tutti i riferimenti che vuole al presente, al capitalismo, alla ricchezza ecc. Io intanto mi tengo un film che colpisce forte nello stomaco in più di un’occasione e che non si scorda facilmente.

Non so se Il petroliere sbancherà agli Oscar, dove ha avuto ben 8 nomination. Probabilmente no, lasciando il premio principale a Non è un paese per vecchi dei Coen, ma le statuette per l’interpretazione maschile, la regia e, probabilmente, la sceneggiatura, non dovrebbero davvero essergli tolte