The Bucket List (Usa, 2007) di Rob Reiner, con Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes

Il voto di Paolino è… 5

Edward Cole (Nicholson) e Carter Chambers (Freeman) si ritrovano, e si conoscono, nella stessa camera d’ospedale, dove sono ricoverati entrambi con mali che sembrano incurabili, e ad ognuno di loro vengono diagnosticati pochi mesi di vita. I due decidono così di stilare la Bucket List del titolo originale, un elenco di cose che vanno assolutamente fatte prima di lasciare la Terra. Passando da piccoli crucci (“baciare la più bella ragazza del mondo”) a vecchi sogni mai realizzati (“vedere qualcosa di maestoso”), i due, grazie al patrimonio pressochè infinito di Edward, si ritrovano a fare il giro del mondo in poco più di tre mesi, scoprendo il vero significato delle loro vite.

Due tra i più grandi attori della passata generazione insieme per la prima volta su un set: il rischio, in questi casi, è sempre che i personaggi in questione più che recitare, prendano il film come un’allegra vacanza premio tra amici, e si lascino un po’ andare a facili gigionerie o recitazioni blande.

In Non è mai troppo tardi questo rischio è scongiurato. La sempre pacata bravura di Morgan Freeman riesce a tenere a freno anche la maleducata estroversione di Jack Nicholson, e i due reggono piuttosto bene il gioco. Semmai a non funzionare in questo film, che ricorda vagamente il divertente serial My Name is Earl, è la sceneggiatura firmata Justin Zackham, che vira troppo presto – e troppo spesso – sul drammatico lasciandosi prendere da lunghe e noiose conversazioni parafilosofiche sulla vita, gli amori, le gioie e i dolori, a scapito del versante comico. La regia del navigato Rob Reiner (Harry ti presento Sally, Misery non deve morire, La storia fantastica) ha poco mordente e deve probabilmente arginare i problemi di un budget andatosene in toto per coprire i cachet dei due protagonisti. Sprecatissimo inoltre il bravo Sean Hayes (il Jack di Will & Grace), ingabbiato in un piccolo e insignificante ruolo creato ad hoc giusto per la scena finale.

Niente di nuovo sul fronte occidentale.