Funny Games u.s. (Usa/Francia/UK/Germania/Austria/Italia, 2008) di Michael Haneke, con Naomi Watts, Tim Roth, Michael Pitt, Brady Corbet, Devon Gearhart

Il voto di Paolino è… 5+

Esattamente dieci anni dopo, l’austriaco Michael Haneke ha accettato la sfida di rifare il suo film più famoso, quel Funny Games che aveva stupito mezzo mondo ma che il sottoscritto non ha visto, negli Stati Uniti. Senza però reinverntarlo o adattarlo, ma semplicemente copiandolo scena per scena, fotogramma dopo fotogramma (un po’ quello che aveva fatto Gus van Sant con il rifacimento di Psycho), cambiando ovviamente location ed attori.

Il film si apre con la visuale dall’alto di un auto con barca al seguito sullo sfondo di un incantevole lago di montagna, dove la famiglia composta da madre Ann, padre George e figlioletto George pure lui si appresta a passare qualche giorno nella loro casa delle vacanze. Ancor prima di attraversare il loro cancello, c’è la sensazione che qualcosa non vada: i loro vicini, che vedono accompagnati da un paio di sconosciuti ospiti di bianco vestiti, si comportano in modo strano. E saranno proprio quei due giovani eleganti, di bella presenza e apparentemente innocui, i responsabili di un sadico gioco senza senso e di una scommessa difficile da vincere…

Un remake americano che gli americani non hanno gradito, per un film europeo che molti europei non hanno capito. Funny Games è un saggio sul sadismo, un’atto di sfida alla concezione moderna di violenza, un’accusa sul potere dei media di manipolare il pubblico: Haneke piano piano ci plasma secondo la sua volontà e verso la fine ci fa esultare per un omicidio che sembra rimescolare le carte in tavola. Ma con un vero e proprio rewind del nastro, cancella e ricostruisce quello che abbiamo appena visto, facendoci sentire a disagio per aver gioito nell’assassinio di qualcuno. Ecco quello che vuole fare Funny Games, costringerci a riflettere sulla perversione dello spettacolo dell’orrore senza però che la violenza vera e propria ci venga mai mostrata (ha luogo quasi sempre fuori campo).

Quindi è tutto oro? No di certo, perchè se gli intenti sono onorabili e condivisibili, la realizzazione è abbastanza deludente: il film manca di ritmo e nella parte centrale, tornata un’apparente calma, cala di tensione. Inoltre gli espedienti che il regista utilizza per rendere partecipe il pubblico al massacro che si sta tenendo sullo schermo (Michael Pitt che ammicca ripetutamente alla macchina da presa) risultano inutili, e il rewind sopracitato, anche se utile allo scopo del regista, rende il tutto spaventosamente finto. Gli attori dal canto loro se la cavano: Nostra Signora dei Remake Naomi Watts (King Kong, The Ring, Il velo dipinto, tra un po’ Gli uccelli…) è perfetta, Tim Roth usa il mestiere e Michael Pitt è incantevolmente subdolo.

Si sperava sicuramente di meglio.