WALL•E (Usa, 2008) di Andrew Stanton

Il voto di Paolino è… 8

In un futuro lontano, la Terra è stata abbandonata dagli umani perchè diventata invivibile a causa dei troppi rifiuti. L’immondizia forma ormai dei grattacieli ben più alti di quelli in cemento armato, e nell’attesa che il pianeta si riassesti, la popolazione superstite vive in enormi e super hi-tech piattaforme spaziali in giro per la galassia. Di tutti i robot rimasti sulla Terra a smaltire e raggruppare rifiuti, soltanto uno è ancora in funzione: WALL•E. Di giorno rovista, classifica e colleziona tutti gli oggetti più curiosi della passata vita terrestre degli uomini, e di notte si assopisce nella sua tana, non prima però di essersi riguardato un pezzo del suo film preferito, “Hello Dolly”. Un bel giorno, un’astronave futuristica lascia sul suolo terreno una splendida e misteriosa robottina, EVE, la quale ha una direttiva ben precisa: capire se la Terra è tornata vivibile. Tra lei e WALL•E si instaurerà un rapporto molto strano e incredibilmente dolce, che li porterà insieme nello spazio per cercare di cambiare le sorti dell’umanità.

“WALL•E for president” è una delle frasi più ricorrenti negli striscioni e nei muri delle città americane in queste settimane di pre-elezioni. In effetti il film di Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo) è una divertentissima e doverosa fiaba ecologista, in cui si elogiano i puri di cuore e si martirizzano i potenti e i politici. I due robot protagonisti sono pronti a tutto, a sacrificare anche loro stessi per una misera pianticella verde piantata in uno scarpone, che rappresenta la speranza per l’umanità intera: e così, grazie anche all’aiuto di una mandria di robot difettosi e pieni di tic, il lieto fine sarà assicurato (come a dire: “saranno i pazzi a salvare questo nostro Pianeta”).

Tutte buone le intenzioni, ottima la realizzazione, esilaranti molte trovate, strepitosa la regia, per non parlare degli effetti sonori. WALL•E è considerato quasi unanimemente il miglior prodotto Pixar, se non il miglior film d’animazione di sempre, e c’è chi già lo caldeggia come vincitore dell’Oscar non solo come miglior lungometraggio animato, ma proprio come Miglior Film dell’anno. Resta il fatto che la storia ha una doppia anima: se la realizzazione e l’idea, insieme a tutti i rimandi e le citazioni dotte, strizzano chiaramente l’occhio ad un pubblico prettamente adulto (la prima parte è quasi muta, paragonata ai grandi film chapliniani del passato), il messaggio di fondo è trasmesso in un modo un po’ troppo semplicistico e, diciamocela tutta, furbetto, per essere indirizzato allo stesso target. Gli umani ipnotizzati dagli schermi televisivi, incapaci di muovere quasiasi arto per il troppo peso, serviti dalle macchine e chiusi in sé stessi: argomentazioni “sparate” con troppa leggerezza. Ecco quindi che il film diventa un ottimo veicolo (solo) per i più piccoli, per insegnare loro il rispetto della natura e, perchè no, per insidiare un po’ di timore nelle loro anime sul futuro del pianeta che un giorno sarà nelle loro mani.

Una raccomandazione: restate in sala a godervi tutti i magnifici titoli di coda, ne vale la pena. Un film da vedere, nettamente sopra la media, intelligente, divertente e forse, per qualcuno, anche commovente.

Segue il trailer.