Frontière(s) (Francia/Svizzera, 2007) di Xavier Gens, con Karina Testa, Samuel Le Bihan, Aurélien Wiik, Patrick Ligardes

Il voto di Paolino è… 5

Lanciato da stralci giornalistici eclatanti e sicuramente d’effetto del tipo “Questa volta si è decisamente andati troppo oltre” o “Nessun paese avrà il coraggio di farlo uscire integrale”, arriverà venerdì prossimo (7 novembre) in sala l’horror Frontiers – Ai confini dell’inferno, presentato più di un anno fa al Festival di Toronto con un ampio consenso di pubblico e critica. Di nazionalità francese, diretto dal regista di Hitman Xavier Gens (ma Frontiers gli è precedente), il film parte con le immagini di alcuni cruenti e reali fatti di cronaca, ovvero gli scontri nelle periferie parigine che tanto fecero discutere un annetto fa. Quattro di questi delinquenti (chi più chi meno), dopo aver compiuto un furtarello niente male, si mettono in viaggio su due auto separate per fuggire dal Paese e nascondersi in Olanda. Scesa la notte, le due coppie scovano un hotel disperso tra i campi per passare la notte: volete scommettere che sarà una pessima scelta? Eh sì, infatti la struttura si rivelerà gestita da una famiglia di pazzi psicopatici, capitanati da un vecchio ex gerarca nazista che predica ancora il predominio della razza ariana, che si divertono per motivi pure un po’ inspiegati ad ammazzare, torturare e scannare poveri giovanotti. Da qui in poi, una vera discesa agli inferi…

Frontiers può essere letto da varie angolature: è un horror politico, con i suoi rimandi all’attualità, alla criminalità, all’incapacità delle forze dell’ordine (ultima scena)… Ma può essere anche solo  visto come un torture movie di quelli che da qualche anno popolano sale e videoteche (tutti figli e cugini di Hostel e Saw per intenderci). Ma è anche vero che ad un certo punto l’aspetto torturativo viene meno, lasciando spazio ai tentativi di fuga dei superstiti e ad un tasso di adrenalina e di sangue, soprattutto nel finale, assolutamente notevoli e per stomaci forti. Tra tutte queste possibili letture, si finisce un po’ per perdersi: ed infatti, anche per colpa di una durata sopra la media per film di questo tipo, fa qua e là capolino un po’ di noia. Un paio di colpi sono comunque ben assestati, e parlo soprattutto di tutta la parte finale e di una tesissima scena in un tunnel sotterraneo che per chi, come me, soffre di atroce claustrofobia è una vera sfida.

Per il resto non ho trovato questo horror così sensazionale o così particolarmente estremo come era stato dipinto. Segue il trailer.