The Day the Earth Stood Still (Usa, 2008) di Scott Derrickson, con Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jaden Smith, Kathy Bates

Il voto di Paolino è… 5

Nel 1951, in piena Guerra Fredda, Robert Wise portò sul grande schermo, da un romanzo di Harry Bates, un thriller fantascientifico che entrerà nella Storia e che fece da apripista per tutte le storie “spaziali” dei decenni a venire (basti pensare che viene citato, omaggiandolo, in Star Wars come in X-Files, in Incontri ravvicinati del terzo tipo come in Men In Black). Ultimatum alla Terra (il titolo originale suonerebbe Il giorno in cui la Terra si fermò) rivive oggi sotto i nostri occhi in una nuova versione firmata Scott Derrickson (The Exorcism of Emily Rose) e aggiornata all’era degli effetti speciali.

La storia rimane quella di Klaatu, alieno in corpo umano (qui è Keanu Reeves) che a bordo di una gigantesca palla rotante atterra in Central Park per portare un messaggio agli umani: per salvare il pianeta in cui vivono, ormai troppo compromesso a livello ambeinatale, la loro specie dovrà essere debellata. Un tema più che mai attuale (ecologia e collasso energetico) trattato con la solita superficialità dai recenti blockbuster hollywoodiani (ebbene sì Wall-E, ce l’ho anche con te!), che qui fa da sfondo a 100 minuti in cui non succede praticamente nulla. In particolar modo viene a mancare proprio “l’ultimatum” a cui gli uomini sarebbero messi di fronte, ovvero non esiste scelta per poter tornare sui propri passi, e questa faciloneria di sceneggiatura fa sì che il film non abbia mordente, perchè sappiamo benissimo che c’è una sola possibilità su un milione che in un prodotto filmico del genere la popolazione mondiale venga realmente sterminata.

Un ulteriore mazzata arriva, ma non è una novità, da quello che ritengo uno dei più grandi miracolati degli ultimi secoli, il signor Keanu Reeves. Scrive Marco Giovannini su Ciak: “Su Reeves la giuria è riunita da anni e non ha ancora emesso il verdetto, fra i fan che lo adorano, quelli che lo dileggiano e quelli che a malincuore lo sopportano”. Non occorre che vi dica di quale categoria io faccia parte. Se poi gli accoppiamo pure il figlio di Will Smith (dopo il debutto con il padre ne La ricerca della felicità), che in questo film raggiunge un livello di antipatia tale da farmi venir voglia di stenderlo a sprangate, la frittata è fatta. Salvo solo la bella e brava Jennifer Connelly, l’unica che tenta di tenere in piedi la barcollante baracca.

Segue il trailer.