Natale a Rio (Italia, 2008) di Neri Parenti, con Christian DeSica, Michelle Hunziker, Fabio De Luigi, Massimo Ghini, Vittorio Emanuele Propizio, Ludovico Fremont, Paolo Conticini

Il voto di Paolino è… 5+

E rieccoci pure quest’anno a cercare di salvare il salvabile nel cinepanettone natalizio. E mi tocca ripetermi: basterebbe davvero poco a questi film, da qualche anno a questa parte, per raggiungere la sufficienza. Qualcosa però, sempre le solite cose, va storto.

Anche quest’anno due storie distinte. Fabio  (De Luigi) e Linda (Michelle Hunziker) sono due colleghi che lavorano nella redazione di SKY: lui da anni è innamorato di lei, che sembra però non accorgersi minimamente della sua esistenza. Linda inoltre è l’amante del caporedattore (Paolo Conticini), con cui sta progettando una settimana a Rio. Il caso del destino vuole che anche Fabio li segua, pensando di essere ospite gradito. Nel frattempo il palazzinaro Christian DeSica, divorziato con moglie all’estero, riceve la visita del figlio, che insieme ad un amico è di stanza in un’accademia militare. I due giovani, spacciandolo per un viaggio culturale a Madrid, si sono organizzati un last minute a Rio, non sapendo che pure i rispettivi padri (l’altro è Massimo Ghini) saranno nella città brasiliana insieme a loro.

Insomma, la solita commedia degli equivoci piena di gag triviali e fraintendimenti di bassa scuola: proprio quelli che fanno ridere di più. La cosa più riuscita, questa volta, è il contrasto tra il ricco e ignorantello borgataro DeSica e l’illustre professore di etica Ghini, che lo circuisce con espressioni latine e riferimenti aulici che provocano ilarità spontanee (la crasi!…) Meno divertente e francamente esagerato l’episodio sentimentale di De Luigi e Hunziker, anche se con un paio di scene particolarmente riuscite (la commemorazione funeraria, ad esempio). La regia continua ad avere alti e bassi, in particolar modo si nota questa volta come molte scene comiche vengano chiuse in maniera sbagliata, troppo lenta e senza ritmo. La durata non aiuta (quasi 1h e 50′, quando un quarto d’ora in meno gioverebbe molto a tutta la baracca) ma la gigioneria di DeSica, a cui il povero Ghini proprio non riesce a star dietro, non può lasciare indifferenti. Negli ultimi anni, con l’abbandono dei comicucoli di bassa lega alla Fichi d’India e delle starlette scosciate della tv, i cinepanettoni sembrano andare sempre nel verso più giusto, diventando film che divertono molto più di altri loro parenti vicini o lontani (guardatevi Ti stramo e poi giudicate!). Probabilmente la gente che affolla queste sale ogni Natale non è poi così stupida come i benpensanti vogliono farci credere. E il finale, con quell’incursione nella realtà, è lì a ricordarci che soltanto di un grande gioco si tratta.

Segue il trailer.