Religiolous (Usa, 2008) di Larry Charles, con Bill Maher

Il voto di Paolino è… 7½

Uscito in sordina lo scorso weekend in meno di trenta sale in Italia, Religiolus (in originale Religulous, da una fusione tra Religion e Ridicolous) si è portato a casa in tre giorni un ventesimo posto al boxoffice e un misero incasso di quasi 30.000 euro (insomma in Italia l’abbiamo visto in poche migliaia). Questo per rispondere da subito al quesito che vi sarete appena fatti: che cacchio è Religiolus? Chi l’ha mai sentito nominare? De che me parla oggi Paolino bello?

Paolino bello oggi vi parla di un documentario scomodo ed irriverente che in USA di milioni ne ha incassati 13 (di meglio non si poteva sperare) e che è stato fortemente voluto da Bill Maher, cabarettista e comico televisivo statunitense che da anni, nei suoi seguitissimi show, oltre ad ironizzare su fatti politici e di costume come ogni stand-up comedian che si rispetti, focalizza in particolar modo la sua attenzione sulle religioni e sulla loro dannosità per il genere umano. Secondo Maher, ogni credo religioso non è altro che un disordine mentale che giustifica pazzie e che non permette alle persone di riflettere su quello che stanno dicendo e facendo. Insomma, come si può pensare nel 2000 che persone che negano l’evoluzionismo, che credono a serpenti parlanti, al sangue di Cristo nei calici della domenica, a profeti che vivevano fino a 900 anni e ai dieci comandamenti dettati da un roveto ardente, possano essere definite sane di mente??

Bill Maher, seguito dal regista Larry Charles (Borat) intraprende così un viaggio intorno al mondo per intervistare importanti esponenti di ogni fazione religiosa e per cercare di capirne di più, ovviamente in chiave ironica. Finisce così in una cappella per soli camionisti ai bordi dell’autostrada, in una specie di inguardabile Gardaland per cattolici, in un negozio di merchandising cristiano gestito da un miracolato che chiede 2.000 dollari per una statua della Madonna, fino ad arrivare ad intervistare un senatore americano, eminenti cariche cattoliche, ex mormoni, ed un pazzoide da galera che risponde al nome di José Luis de Jesus Miranda e che in Florida ha più di 100.000 adepti che lo seguono come il nuovo Messia. E poi  via con musulmani gay, Scientology, e altre amenità. Mondi alla deriva purtroppo esistenti e spesso pericolosi, non lontani da un Vescovo che nega la Shoah o dall’Osservatore Romano che due giorni non ha resistito e ha dovuto mettere bocca anche su Sanremo definendolo disarmante.

Il punto di forza di Bill Maher è la sua dottissima e straordinaria preparazione sull’argomento: durante le sue interviste ci fa capire di conoscere a menadito le Bibbie e il Corano, i precetti cattolici e quelli musulmani, in modo da riuscire a confutare ogni bestialità o incorrettezza che la gente alla gogna davanti a lui cerca di far passare per buona. Il suo pensiero è a mio modesto parere totalmente condivisibile: la razionalità deve sempre e comunque prevalere su ogni superstizione. Non c’è nulla di male se qualcuno, per vivere la sua esistenza più in pace, vuole credere che esista un’entità superiore che governa il Mondo, ma ciò non deve mai oscurare la vista ai problemi reali che ci affliggono, e soprattutto non dovrebbe mai dare avvio a lotte e guerre che da secoli si susseguono in nome di Dio.

Logico che ognuno risponderà alla visione del film seguendo le sue credenze. Per atei e agnostici sarà un divertente viaggio attraverso le più grandi stronzate del Mondo, per chi crede sarà o un disturbante film di cui discutere o semplicemente un fazioso e blasfemo prodotto del Diavolo! L’ironia e i buoni intenti di Maher sono comunque indubbi, e seppur il film funzioni di più nella sua prima ora mentre nella parte finale diventi più sfilacciato e meno interessante (con l’intervista ad un olandese che ha fondato una religione basata sulla marijuana per esempio), Religiolus è e resterà per molto tempo un prodotto di nicchia da amare, cullare e, se possibile, consigliare.

Piccola curiosità: per riuscire ad ottenere i prestigiosi incontri che vediamo documentati nel film, Maher ha dovuto ovviamente richiederli sotto falso nome per conto di un fantomatico documentario che si sarebbe dovuto chiamare “A Spritual Journey”. Ecco perchè alcuni intervistati, inizialmente molto disponibili, si trovano in seguito particolarmente spiazzati di fronte alle sue domande.

Segue il trailer.