Non posso che essere d’accordo, e quindi ve la riporto, con la sublime mini-critica che Mario Sesti (critico de La Repubblica, scrittore, organizzatore del Festival di Roma e docente al DAMS di Roma) nel numero di Ciak di luglio in edicola, dedica all’interpretazione di Ben Affleck in State of Play:

Gli succede di tutto, gli assassinano l’amante il giorno di un’importante audizione per la sua carriera di politico in ascesa, è costretto a chiedere l’aiuto di un amico che forse l’ha tradito in passato con la moglie. E non è finita qui. Quello che scopre sull’amante assassinata basterebbe a qualsiasi attore per mettere in scena un catalogo infinito di emozioni e reazioni. Non lui. Ben Affleck ha solo una espressione, di lieve impaccio, imbarazzo, disorientamento e forse un sospetto di rabbia. Per tutto il film.