mysisterskeeperMy Sister’s Keeper (Usa, 2009) di Nick Cassavetes, con Cameron Diaz, Alec Baldwin, Abigail Breslin, Jason Patric, Evan Ellingson, Sofia Vassilieva, Thomas Dekker

Il voto di Paolino è… 5

Nick Cassavetes non riesce proprio a trovare il modo di farsi amare dalla critica. Figlio di un padre ingombrante, John, che è stato uno dei primi e più grandi esponenti del cinema indipendente, Nick porta avanti un’altalenante carriera mettendosi costantemente a rischio toccando temi troppo grandi per le sue modeste capacità. In John Q. metteva Denzel Washington al centro di un dramma che lo portava a sequestrare il reparto di un’ospedale. In Alpha Dog ha raccontato la pericolosa storia di Jesse James Hollywood che ha causato anche guai legali alla pellicola. In Le pagine della nostra vita mescolava amore e Alzheimer.

Eccoci infine a La custode di mia sorella, storia tratta da un romanzo di Jodi Picoult in cui la tredicenne Anna (Abigail Breslin), fatta nascere in provetta con le caratteristiche genetiche ad hoc per poterla usare come àncora di salvezza per la sorella maggiore Kate malata terminale di cancro, decide di rivolgersi ad un avvocato per fare causa ai propri genitori accusati di sfruttare il suo corpo senza pensare alle conseguenze che ciò potrebbe comportare.

Cancro & sentimenti: quale connubio migliore per creare un film costruito scena per scena per portare lo spettatore sull’orlo delle lacrime a dirotto? Consci di questo, cerchiamo di salvare il salvabile, che in questo caso sono le interpretazioni delle due ragazzine (della Breslin conosciamo il talento, ma la malata Sofia Vassilieva, tra i protagonisti di Medium, è notevolissima) e di una commossa e sofferta Cameron Diaz di cui riusciamo finalmente ad ammirare qualche dote recitativa. Più di routine invece quelle del padre (Jason Patric) e del versatile di classe Alec Baldwin nei panni dell’avvocato della bambina.

L’impressione generale sarebbe anche quella che il film non possa essere giudicato (solo) come furbacchione e troppo studiato, perchè qua e là fanno capolino sprazzi di onestà celati però sotto tonnellate di buonismo e scene madri, condite da musiche e canzoni opprimenti, ralenti frustranti e il punto più basso, quel (finto) taglio a zero di capelli di Cameron Diaz che irrita e fa incazzare. Troppi elementi, troppa carne al fuoco, troppa voglia di emozionare a tutti i costi fanno di La custode di mia sorella un prodotto scontato che si infila nel girone di quel cinema indirizzato ad un pubblico prettamente femminile e dalla lacrima facile che, Dio non voglia, queste esperienze non le abbia anche magari vissute.

Segue il trailer.