district9District 9 (Usa/Nuova Zelanda, 2009) di Neill Blomkamp, con Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt

Il voto di Paolino è… 7

Prodottino atipico questo District 9, che si dipana sullo schermo tra alti e bassi convincendo in molti momenti e facendo storcere il naso in altri. Innanzitutto un plauso per aver trattato il tema “alieni sulla Terra” in un modo mai visto prima: queste creature metà uomo e metà crostaceo arenatesi con la loro navicella madre nel cielo di Johannesburg (SudAfrica) più di vent’anni prima di quando il film ha inizio, oggi vivono nel Distretto 9, una sorta di baraccopoli in cui fanno la vita dei poveracci, rovistano nell’immondizia, facendosi fregare da degli strozzini africani e venendo trattati come stracci dalla popolazione, che si prende gioco di loro e li massacra, spesso, senza pietà. La MNU, società privata che ha avuto in appalto il controllo di questi esseri (in realtà per trovare un modo di far funzionare le loro micidiali armi che in mano umana non funzionano, sperando di venderle), decide di smantellare il Distretto 9 e di trasferirli tutti in una nuova struttura praticamente simile ad un campo di concentramento. Il funzionario MNU Wikus van der Merwe (Sharlto Copley) è incaricato di andare da ogni alieno per farsi firmare il foglio di sfratto. Ma in una delle sue ricognizioni verrà in possesso di un liquido mai visto prima che avrà su di lui conseguenze devastanti.

Tutta la prima parte del film è stilisticamente un mix tra Cloverfield e un mockumentary: le azioni che si svolgono sotto i nostri occhi sono riprese perlopiù da una camera a mano che segue il protagonista durante il suo lavoro in azienda e sul campo. Purtroppo qui questa scelta pare davvero deboluccia e forzata, un espediente poco brillante e già visto per far apparire il film meno prevedibile. Infatti poi un po’ alla volta al finto documentario cominciano ad alternarsi vere scene di fiction con gli alieni (e in questi momenti è forte il senso di straniamento perchè non si capisce bene cosa si stia vedendo), mentre da un certo punto in poi il film diventa totalmente cinema-cinema, a parte qualche inquadratura da finte telecamere di servizio o a circuito chiuso, e le cose migliorano notevolmente, fino ad un finale esplosivo e particolarmente emozionante. A scelte discutibili e dettate probabilmente da una solita logica di marketing (come il robot comandato da Wikus verso la fine della storia, evitabile), se ne alternano altre d’azione ben più efficaci, come il massacro all’interno del covo degli strozzini e l’assalto alla sede dell’MNU per recuperare un prezioso oggetto.

In District 9, come spesso capita ultimamente, lo spettatore viene portato ad immedesimarsi e a tifare più per l’essere dell’altro mondo, per il diverso, che per i nostri simili. Questo fa sì che la storia tutto d’un tratto diventi il film che non ti aspetti, con una bizzarra collaborazione a due che ci mostrerà anche lati emotivi e molto “umani” delle creature venute dallo spazio. Encomiabile poi tutto il discorso sugli alieni e la loro rappresentazione. Alieni tutt’altro che pericolosi, spesso umiliati e quindi ispiranti tenerezza, visti già come nuova razza presente sulla Terra e sottoposti ad un feroce razzismo soprattutto, guardacaso, dalla gente di colore che vede forse in loro una sorta di rivincita sociale. Buona e molto difficile anche l’interpretazione del protagonista, lo sconosciuto e debuttante Sharlto Copley, che passa da un ruolo iniziale particolarmente irritante ad una presa di coscienza forzata fino ad una parte finale in cui si trasforma in una specie di eroe contro tutto e tutti.

Prodotto e voluto da Peter Jackson, District 9 è un buon tentativo di mescolare tra loro generi e stili diversi in un mix mai visto prima, che fatica a decollare ma da premiare per il coraggio e l’intraprendenza.

Segue il trailer.