baariaBaarìa (Italia, 2009) di Giuseppe Tornatore, con Francesco Scianna, Margareth Madè, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Raoul Bova, Giorgio Faletti, Leo Gullotta, Nicole Grimaudo, Gabriele Lavia, Angela Molina, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Aldo Baglio, Marcello Mazzarella, Luigi LoCascio, Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Lina Sastri, Laura Chiatti, Luigi Maria Burruano, Paolo Briguglia, Corrado Fortuna, Monica Bellucci, Michele Placido, Vincenzo Salemme

Il voto di Paolino è… 6-

Scelta tristemente prevedibile quella di mandare Baaria a Hollywood come candidato italiano alle prossime nomination agli Oscar, dettata come succede molto spesso più dalla notorietà del regista che dal progetto in sé. Tornatore in America ancora qualcuno (pochi) se lo ricorda, e quindi proviamo a imbambolarli con sto polpettone per vedere se ci cascano.

Polpettone sì, ma sia detto con simpatia. Perchè dopo Michele Placido (che ha una parte pure qui) e il suo Smorto Sogno, pure Peppuccio Tornatore quest’anno ha voluto rifilare agli italiani il suo filmetto autobiografico. Filmetto costato 25 milioni di euro, che forse vedrà coperte le sue spese quando gli alieni sbarcheranno sulla Terra, e che non si limita a raccontarci dell’infanzia del regista in quel di Bagheria ma pure di quella di suo padre e de su’ nonno! Baarìa è una grande epopea che ha inizio nel ventennio fascista con un bambino, Ciccio, ribelle e pastore con la passione della letteratura, che diventerà padre di Peppino (Francesco Scianna), vero protagonista del film, destinato ad emergere come esponente del Partito Comunista e futuro marito della bella Mannina (Margareth Madè), da cui nascerrano una marea di figli tra cui, appunto, l’autore della pellicola.

Un affresco corale, un atto d’amore alla Sicilia, alla sua gente e alle sue tradizioni. Tornatore circonda i suoi due protagonisti principali di decine di comprimari più o meno famosi (fatevene un’idea dando un’occhiata al cast che vi ho elencato sopra) ed immergendoli in set mastodontici e curati nei minimi particolari. Di questo, va detto, dobbiamo essere orgogliosi: perchè allora è vero che pure in Italia possiamo fare vero cinema, epico, grandioso, di ampio respiro. Pure troppo in questo caso, se vogliamo, ma è un troppo nel quale ci immergiamo volentieri pensando che solo maestranze del Belpaese hanno creato quello che vedono i nostri occhi. Che poi Peppuccio abbia il brutto vizio di strafare con i movimenti di macchina, le musiche (Morricone, io non ce l’ho con te, la colonna sonora è bella e se la dirigi ad un concerto te vengo pure a vedere: il problema è che nel film è usata male e dopo un po’ rompe pure li cojoni!), l’eccesso di citazioni e situazioni, la durata (ahinoi, ma non ci si stanca troppo) e tutto il resto, è cosa arcinota. Ripiazzare poi un bambino parecchio simile a quello di Nuovo cinema paradiso con tanto di pezzi di pellicola annessi, non può non sembrare un tantino furbetto. Ma vabbè… Baarìa vuole essere spettacolare ma vuole anche raccontarci un secolo di storia italiana visto dal sincero punto di vista del suo ideatore. In alcuni casi il tutto riesce (penso ad un paio di momenti divertenti con protagonista un affresco religioso), in altri è più forzato e difficile da mandare giù (la scena finale del piccolo in giro per la Bagheria di oggi sarebbe da mettere al rogo ma non si può dire non sia realizzata bene). Stupisce poi la scelta dei due attori protagonisti, una coppia di sconosciuti ed esordienti che riesce comunque a bucare lo schermo e a recitare con onestà. Tra gli attori più famosi, invece, Salvo Ficarra è quello che ha il ruolo più ricorrente, mentre diverte Leo Gullotta e stupisce la sempre più brava Nicole Grimaudo, penalizzata da un trucco fatto veramente male. Cameo imbarazzante e ovviamente con la tetta-di fuori per Monica Bellucci.

Baarìa pecca molto. Pecca del macchiettismo di vari personaggi, pecca di luoghi comuni, pecca di un montaggio troppo frenetico e tagliato con l’accetta soprattutto nella prima parte, pecca di alcune scelte artistiche realizzate male (penso ad esempio ad alcuni cambi di attori per lo stesso personaggio in stile Beautiful), pecca di troppa carne al fuoco. Ma si lascia vedere (e perdonare) per il suo calore, la gioia che traspare dalle sue immagini, il potere di trasportarci fisicamente in un mondo passato di sacro e profano, lecito e non lecito, vecchio e nuovo, tradizione e modernità. Ci accontentiamo. Ma non resterà una pietra miliare, Tornatore può fare di meglio.

Segue il trailer.