ottobre 27th, 2009BRUNO
Brüno (Usa, 2009) di Larry Charles, con Sacha Baron Cohen, Gustaf Hammarsten, Clifford Banagale
Il voto di Paolino è… 6½
Brüno è gay. So che la notizia vi sconvolgerà ma è così. Viene dall’Austria, dove conduce un programma modaiolo tipo quelli di Jo Squillo, e cerca in tutti i modi di intervistare i nomi più altisonanti dell’industria del vestiario. Purtroppo una serata sfortunata alla sfilata milanese di Prada (ripresa dal vero più di un anno fa, ne parlarono tutti i giornali) lo fa passare dalla lista degli IN a quella degli OUT, così il suo fidanzatino cinese mignon lo lascia e Bruno, accompagnato solo dall’orrido ma fedele assistente dell’assistente (Gustaf Hammarsten), vola alla volta degli Stati Uniti per cercare altri metodi per diventare famoso. Prima prova con la recitazione, ma gli va male. Poi cerca di costruire la pace tra Israele e Palestina, invano. Adotta poi un bambino nero come Madonna e Angelina Jolie, ma nisba. Infine, fulminato dalle stelle di John Travolta, Tom Cruise e Kevin Spacey (un trio accomunato da tutt’altro…), fa di tutto per diventare etero. Ci riuscirà?
Sacha Baron Cohen fa di nuovo centro con uno dei suoi strampalati personaggi, grazie ad un film bonsai (dura 1h e 20′) diretto dal suo fedele regista Larry Charles che mette nuovamente alla berlina l’America dei benpensanti. Questa volta i temi sono ovviamente l’omofobia e la smania di apparire e di provocare a tutti i costi. Con le sue candid (l’unica che puzza è quella fatta ai genitori che portano i loro neonati a fare un provino per farli immortalare in dei discutibili servizi fotografici) prende in giro tutto e tutti, svelando ipocrisie e fallimenti umani del giorno d’oggi. Sembra quasi di tornare a Religiolus (non a caso diretto dallo stesso regista) quando Bruno si reca da un “convertitore di gay” che tutto sembra fuorché etero cercando di farsi illuminare la via da Gesù, mentre sono da antologia la sua partecipazione ad uno show televisivo davanti ad un pubblico nero esterrefatto ed il pre-finale barricato in un ring sulle note di Titanic davanti ad una folla machi inferociti.
Bruno, anzi Sacha Baron Cohen, cerca il disgusto a tutti i costi, spinge gli spettatori ai confini dell’orrido per svelare tutte le loro debolezze e portare alla luce la vera perversione del mondo d’oggi. Un mondo che anzichè stupirsi per una festa di scambisti a cui Bruno partecipa in maniera memorabile dovrebbe inorridire per gente che va a trans e poi si chiude in convento per ritrovare la retta via! Tanto per dirne una. Bruno è un passo indietro a Borat perchè è un tantinello più calcolato e funziona meno nei momenti “studiati” del film, penso agli iniziali giochi erotici con l’amante cinesino o alla scuola per diventare membri dell’esercito. Ma ha dei momenti sublimi (uno su tutti un fantastico tentativo di seduzione ai danni del senatore repubblicano Ron Paul). Memorabile la canzone sui titoli di coda, con la partecipazione di Bono, Sting, Snoop Dog ed Elton John.
Per ovvie ragioni è stata tagliata dal film un’intervista a LaToya Jackson il cui oggetto era ovviamente il fratello, morto pochi giorni prima della premiere del film. Segue il trailer.
