cado dalle nubi(Italia, 2009) di Gennaro Nunziante, con Luca Medici, Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Raul Cremona, Ivano Marescotti

Il voto di Paolino è… 6½

Checco è un ragazzo pugliese che ama la musica e vorrebbe sfondare nello spettacolo. Lasciato dalla sua ragazza Angela, cade in depressione e decide di trasferirsi a Milano nell’appartamento che il suo cugino gay (Dino Abbrescia) condivide col suo ragazzo segreto (Fabio Troiano). Nel capoluogo lombardo avrà modo di far conoscere la sua musica e di innamorarsi della figlia di uno degli esponenti leghisti più conosciuti.

Ammetto che mai, mesi fa, avrei potuto pensare che Checco Zalone (al secolo Luca Medici) potesse sfornare un film decente. E invece con sommo stupore un po’ di tutti Zalone si è trasformato in una specie di cantore del “brutto” di oggi, un personaggio tragicomico che attraversa l’Italia smascherandone vizi e vezzi, orrori ed errori. Immaginando che l’attore che lo interpreta presti solo il suo volto all’ignoranza e all’ingenuità della sua maschera, Checco rappresenta tutto ciò che di sbagliato un uomo può fare per cercare di mettersi in mostra: abbigliamenti assurdi ma indossati solo perchè firmati (o firmati dai cinesi, nella maggior parte dei casi), frasi fuori luogo, suonerie spiritose di quelle che si comprano su ItaliaUno… Il Checco cinematografico è più misurato, meno sbracato e teatrale di quello televisivo, affinchè lo spettatore lo possa accettare come un personaggio comune all’interno di una storia comune. E le sue celebri canzonette vengono inserite nello svolgimento della pellicola senza la minima forzatura ma con espedienti tutto sommato accettabili.

Al di là di un plot semplice e di una recitazione media, promuovo Cado dalle nubi. Perchè la scena in cui in un locale gay canta versi tipo “anche voi sapete ridere, piangere e battere le mani come noi persone sani” e “spero si trovi una cura per questa vostra brutta malattia” vale più di mille campagne educative dell’Arciqua o Arcilà. Perchè la sua urina nella boccia che dovrebbe contenere la pura acqua dei fiumi padani ad un convegno di leghisti e la sua battuta “Chi è? Un Power Ranger?” rivolta ad una statuetta di Alberto Da Giussano valgono più di mille dibattiti politici. Perchè il disincanto con cui smista i figli dei drogati e i figli dei ladri ad una lezione di chitarra smaschera l’ipocrisia del mondo molto più che vari saggi letterari d’alto livello.

Segue il trailer.