Avatar-Poster-USA-5_midAvatar (Usa/UK, 2009) di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Joel Moore, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Laz Alonso

Il voto di Paolino è… 7

Siamo nel 2154. L’ex marine Jake Sully (Sam Worthington) è costretto su una sedia a rotelle ma viene richiamato al servizio da un team di scienziati e soldati presenti sul pianeta Pandora in sostituzione del fratello deceduto, sulle cui sembianze era stato creato un avatar, del tutto simile agli abitanti nativi del luogo, “comandabile” a distanza tramite impulsi cerebrali. Lo scopo è quello di infiltrarsi nei villaggi degli ostili indigeni, conquistare la loro fiducia e costringerli a lasciare campo libero affinchè si possa attingere dagli sterminati giacimenti di un materiale preziosissimo utilizzabile per rifornire di energia una Terra ormai priva di ogni risorsa. Jake, inizialmente spavaldo e collaborativo, si trova ben presto a fare i conti con la propria coscienza e con un forte sentimento nei confronti di una bella Na’vi, Neytiri (Zoe Saldana).

C’erano una volta gli effetti speciali. Quelli veri. Ve li ricordate i dinosauri di Jurassic Park? Incredibili all’epoca, oggi sembrerebbero plastilina. Se un tempo ci si stupiva dei velocissimi progressi della tecnologia e della computer graphic, oggi sappiamo che non dobbiamo stupirci più di nulla. Inutile quindi inneggiare alla rivoluzione del cinema, perchè non sarà certo l’ultima. Hanno inventato il 3D? Tra qualche anno inventeranno qualcos’altro! Le creature realizzate digitalmente da James Cameron in Avatar vi sembrano estremamente fotorealistiche? Pensate a ciò che avremo sullo schermo nel 2020! Faccio quasi fatica a chiamarlo cinema. Il cinema l’ho sempre immaginato come piazzare la macchina da presa da qualche parte, provare con gli attori, battere 5, 20, 100 ciak e scegliere il migliore al montaggio. Oggi tutto viene deciso in pre-produzione, tutto viene creato in pre-visualizzazione, ogni secondo è pianificato dagli storyboard mesi prima che venga ripreso (sempre SE viene ripreso), i set non esistono più. E’ un po’ triste tutto ciò. Qualche giorno fa Cameron ha dichiarato che se dovesse girare Titanic oggi non costruirebbe più la nave a grandezza naturale ma la creerebbe al computer. Doppia tristezza, visto che quell’impresa mastodontica è passata alla storia come una delle più folli di sempre.

Fatta questa constatazione, James Cameron è tornato e ha fatto rumore: particolarmente arduo parlare di Avatar a bocce ferme, come se non si sapesse cosa sta raccogliendo questo film in giro per il mondo. Si crea quell’aura da “capolavoro a tutti i costi” che quasi sempre influisce su un giudizio finale che ognuno di noi dovrebbe crearsi da sé. Tecnicamente il film è indubbiamente spettacolare, di ampio respiro e fortemente innovativo per l’utilizzo intelligente della tridimensionalità. Cameron, da megalomane qual è, ha creato un suo mondo da un foglio bianco e ce ne rende partecipi: fauna, flora, abitanti, usi, costumi, religione, lingua, pratiche mistiche, persino rituali di accoppiamento (anche se la scena è stata tagliata, ma apparirà nel DVD). Tutto è frutto della sua immaginazione, un po’ come fece George Lucas creando da zero l’universo di Star Wars, e rappresenta uno dei punti di forza del film. Il messaggio naturalista poi, seppur ormai onnipresente in certa produzione hollywoodiana, scaturisce attraverso piani narrativi inconsueti e affascinanti.

Peccato che Cameron si sia dimenticato che ad un film (soprattutto ad un film di quasi tre ore) non basta il background, non basta il fine, non basta la tecnica, ma serve anche una storia che stia in piedi e una sceneggiatura che la supporti. Possiamo anche accettare il fatto che si tratti in ogni caso di un plot quasi epico, che ricalca miliardi di archetipi e quindi è sempre valido e a conti fatti funziona, ma si doveva fare di più per dare vita a dei dialoghi che non fossero così banali, piatti, ed in definitiva noiosi. Che bello se poi Cameron non avesse ceduto alla tentazione di creare villain macchiettistici e avesse osato un minimo di introspezione psicologica in più. Si salvano Sam Worthington e Sigourney Weaver; l’uno ancora acerbo ma calzante a pennello (lo era anche DiCaprio ai tempi del Titanic), lei un’autocitazione vivente che Cameron ha piazzato in scena per ricordarci, se ce ne fosse bisogno, la portata della sua filmografia passata. Nota di demerito anche alle musiche, francamente nulla di memorabile.

Aspettando il secondo episodio già annunciato (e sembra che il regista stavolta voglia fare in fretta), Avatar è un intenso viaggio in un mondo cinematografico alternativo e tangibile, che meriterebbe di essere approfondito a dovere. Ma James Cameron ci piace così: sognatore, presuntuoso e sempre, sempre, vincitore.