febbraio 10th, 2010IL CONCERTO
Le concert (Francia/Italia/Romania/Russia, 2009) di Radu Mihaileanu, con Aleksei Guskov, Melanie Laurent, Valeri Barinov
Il voto di Paolino è… 6½
Andrei Filipov è stato un grande direttore d’orchestra all’epoca della politica comunista di Breznev, negli anni ’60 e ’70. Purtroppo la sua carriera fu stroncata dalle sue idee: rifiutatosi di licenziare i suoi orchestrali ebrei infatti, si vide spezzare la bacchetta e tarpare ogni speranza di futuro nella musica. Oggi lavora ancora nel prestigioso teatro Bolshoi di Mosca, ma come uomo delle pulizie, assistendo di nascosto alle prove dell’orchestra che avrebbe dovuto dirigere lui. Un giorno, mentre sta compiendo il suo dovere nell’ufficio del direttore, viene in possesso di un fax che invita la prestigiosa orchestra russa a presenziare a Parigi per una serata d’onore. Andrei coglie la palla al balzo e raduna i suoi vecchi musicisti, partendo di nascosto alla volta della Francia…
Capita raramente di trovarsi a difendere un film contro le proprie volontà. Di solito accade quando la sostanza è densa ma la realizzazione scricchiola, come nel caso de Il concerto, film del rumeno Radu Mihaileanu (Train de vie) osannato – un po’ troppo – al recente Festival di Roma. Ci troviamo di fronte ad un film ruffianello, molto furbo, piuttosto improponibile per risvolti di trama e “colpi di scena” (la semplicità con cui gli orchestrali si sparpagliano appena arrivati in Francia, dove ognuno di loro trova un lavoro nel giro di poche ore, per poi ritornare all’ovile grazie ad un SMS che li fa sentire un attimo in colpa è francamente allucinante, senza parlare della scena all’aeroporto in cui circondati dalle forze dell’ordine si mettono a dar vita ai propri passaporti falsi…) ma con un’anima e un messaggio da salvaguardare.
Uguaglianza, integrazione e coesistenza sono temi cardine nel cinema del regista rumeno, che anche stavolta porta in scena gli ultimi della specie, mostrando come la vera Arte si possa nascondere anche nella povertà più assoluta, sia economica che intellettuale. Per farlo però usa stratagemmi, facili figure retoriche (il violoncellista incapace che entra nell’orchestra solo perchè farà loro da sponsor), e un finale talmente ben costruito che è impossibile non urti i sentimenti di ognuno di noi, complice anche la colonna sonora firmata dal giovane esordiente Tchaikovsky, uno di cui sentiremo ancora parlare (non so se gli daranno l’Oscar però, il nome è un po’ complicato da scrivere). Tra i dubbi legittimi che la visione fa scaturire, su una cosa siamo però certi: il talento e la bravura della straordinaria Melanie Laurent (Bastardi senza gloria), nei panni di una violinista legata a Filipov ben più di quanto lei stessa immagini. La sua interpretazione, e il suo pianto liberatorio finale, sono – quelli sì – da applausi a scena aperta.
Segue il trailer.

febbraio 11th, 2010 at 10:52
“complice anche la colonna sonora firmata dal giovane esordiente Tchaikovsky”
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ho riso
ripensandoci mi rendo conto che è un po’ facilone da molti punti di vista quindi per me rimane comunque sotto l’8, però un 7 personalmente glielo concedo perchè è riuscito ad emozionarmi e divertirmi davvero tanto e per tutta la durata.