ilfigliopiupiccolo(Italia, 2010) di Pupi Avati, con Christian De Sica, Luca Zingaretti, Nicola Nocella, Laura Morante, Sydney Rome, Pino Quartullo, Massimiliano Varrese

Il voto di Paolino è… 4

Luciano Baietti (Christian De Sica) è un imprenditore a capo di una holding che ha evaso il fisco per decine di milioni di euro. Il suo entourage decide così di mettere in atto un piano crudele: richiamare il figlio più piccolo di Baietti, Baldo (Nicola Nocella), avuto da una relazione finita da svariati anni, e farlo diventare Presidente della società, in modo da passare a lui tutti i problemi estromettendosene. Baldo però non è certo una volpe, studia al Dams ed è innamorato dei film splatter, e casca nel trabocchetto fidandosi del padre che non ha praticamente mai conosciuto.

Il cinema è una brutta bestia. Quando è realizzato con maestria, furbizia o anche solo minima professionalità il pubblico sta al gioco, si fida, si butta. Quando però ti trovi davanti a prodotti come Il figlio più piccolo, perdonate il francesismo, ti cadono i coglioni! Non basta un’idea, non bastano le intenzioni, non bastano dei buoni attori per far stare in piedi una storia. Se l’intenzione di Pupi Avati era quella di farci affezionare al figlioletto ingenuotto che viene tirato in mezzo dal padre che sta rischiando la galera, e poi lo fa interpretare ad una delle peggiori facce cinematografiche che io abbia mai visto in vita mia, il pubblico anzichè commuoversi prova fastidio, insofferenza. Non sto giudicando la prova attoriale del giovane Nicola Nocella, ma proprio il suo essere anti-cinematografico, repulsivo… brutto da guardare! E il personaggio di De Sica? Scritto malamente, non si capisce che ruolo abbia nella faccenda, non si capisce se sia buono o cattivo, se si sia pentito oppure no di ciò che ha fatto, insomma se ci è o ci fa. Doveva essere una sua bella prova drammatica, mentre in realtà di drammatico c’è solo il fatto che si è messo di nuovo nei panni di una macchietta, che esplode nel finale con gesti assolutamente gratuiti (le grida alla finestra quando viene ammanettato, per esempio).

E Pupi, te lo dico col cuore, vai in pensione: è inconcepibile il modo in cui hai girato questo film. Grandangolo a go-go che creano un effetto di “rotondità” continua ai lati dello schermo, lunghe scene in automobile in cui non ci si è neanche presi la briga di definire i contorni degli attori che recitavano davanti al green screen creando una sorta di aura verde attorno a loro, personaggi a cui non si crede neanche per mezzo secondo, dalla madre (Laura Morante, ormai insopportabile per il suo modo di recitare) ai colleghi di De Sica. E il messaggio, lo spirito critico, la fotografia della società moderna, è quanto di più banale, ipocrita e stupido si sia mai visto nella filmografia avatiana.

Non c’è una cosa salvabile ne Il figlio più piccolo. Giuro, non me ne viene in mente una. Non infierisco col voto per rispetto di Pupi che è un mio accanito lettore. Segue il trailer.