marzo 13th, 2010Anteprima: IO SONO L’AMORE
(Italia, 2009) di Luca Guadagnino, con Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Diane Fleri, Gabriele Ferzetti, Maria Paiato
Il voto di Paolino è… 4
Innanzitutto voglio rispondere subito alla domanda che vi starete ponendo: che ci fa il premio Oscar Tilda Swinton, una delle più brave e richieste attrici americane del momento, in un film italiano diretto da un regista noto giusto per aver portato sul grande schermo quello scempio di Melissa P.? In realtà tra lei e il regista Luca Guadagnino c’è davvero una forte amicizia e stima, nata fin dal 1999 quando lei era ancora pressoché sconosciuta e fu la protagonista del suo documentario The Protagonists. Da allora la collaborazione è continuata fino a questo Io sono l’amore, di cui la Swinton è anche produttrice.
La storia è ambientata nel mondo dell’alta borghesia milanese, dove Emma (Swinton) è la moglie russa del magnate Tancredi Recchi. Insieme portano avanti un rapporto non più tanto appassionato, vivendo nel loro immenso ma freddo palazzo con i tre figli Elisabetta (Alba Rohrwacher), lesbica insicura, Gianluca, cinico e ansioso di seguire le orme del padre, ed Edoardo (Flavio Parenti), giovane idealista che sogna di aprire un ristorante sui colli con l’amico chef poveraccio Antonio (Edoardo Gabbriellini). Proprio quest’ultimo scombussolerà la silenziosa vita di villa Recchi, iniziando con Emma una passionale ma pericolosa relazione.
Il film vorrebbe dire: non crediate che i borghesotti arricchiti non abbiano i loro problemi. Non vedo come tutto ciò potrebbe interessare al pubblico, ma ci starei anche se la pellicola, che vuole muoversi in ambienti sfarzosi ed incantevoli, riuscisse a farlo con la dovuta eleganza. Perchè proprio chi questo è riuscito a farlo egregiamente, Luchino Visconti, è stato tirato in ballo indegnamente come pietra di paragone per questa immane porcata. Guadagnino utilizza la macchina da presa come farebbe vostro nipote al matrimonio di zia Concetta, senza una buona idea, e con accostamenti metaforici arditi (scult una sequenza di sesso all’aperto intervallata dalle api che impollinano i fiori… da brividi!) La Swinton dal canto suo avrà anche creduto fermamente nel progetto (concedendosi anche completamente nuda con le sue non proprio godibili forme all’occhio clinico dell’obbiettivo) ma fa il minimo sindacale e recita alla meno peggio, contorniata da un mucchio di cani, chi più chi meno. E se la forma non è un granchè, ci pensa la trama a peggiorare la situazione, l’ennesima in cui è il cibo a fare da viatico per l’amore e la passione, facendo finire insieme la Swinton e Gabbriellini (oddio!!), una coppia paragonabile per bellezza e credibilità a quella formata da Cristiano Malgioglio e Michelle Pfeiffer. Tra l’altro se bastasse un dolce fatto bene per essere pieni di donne, Vissani non riuscirebbe più a scollarsele di dosso!
Un film falso e ipocrita, un’opera poco più che indegna sottolineata dalle inascoltabili musiche (vagamente hitchcockiane) del debuttante John Adams, nome che mi sa tanto da pseudonimo. Presentato a Venezia Orizzonti, sarà nelle sale da venerdì 19 marzo. Segue il trailer.

marzo 13th, 2010 at 13:07
Gentile “Paolino”,
nel 1999 Tilda Swinton (che non è americana ma scozzese) aveva già vinto la Coppa Volpi alla mostra del cinema di Venezia per la sua performance nel film Edward II di Derek Jarman, 1992, ed era diventata star planetaria grazie alla sua incarnazione, ad oggi considerata perfetta, di “Orlando” nel film omonimo di Sally Potter, 1993. In quello stesso anno Swinton era co-protagonista con Leonardo di Caprio di The Beach di Danny Boyle futuro premio oscar.
Swinton inoltre era già un icona fotografata dai maggiori fotografi del pianeta come Meisel e Roversi.
Quanto a John Adams, non si tratta di un debuttante nè tanto meno di uno che usa pseudonimi, ma di colui che è definito il maggior compositore americano vivente, le cui opere liriche hanno un numero di rappresentazioni pari a quelle dei maggiori compositori dell’ottocento e del settecento e che ha vinto il premio Pulitzer per il suo On the trasmigration of souls, requiem per le vittime del 9/11, 2002.
Buon lavoro (per il futuro le auguro più accurato)
Marco Morabito
marzo 14th, 2010 at 02:57
Innanzitutto sono dovute le presentazioni: Marco Morabito è uno dei produttori di “Io sono l’amore”.
Ora, sa cos’è: è che io non sono un giornalista, sono un umile spettatore medio… Che va a vedere più volentieri Michael Bay che Giorgio Diritti. E per lo spettatore medio la Swinton è diventata nota non certo per “Orlando” o per le foto di Meisel. Tra l’altro mi permetto un’appunto – ma sarà stata una svista: “The Beach” è del 2000. Non del 1993.
Per John Adams ammetto la mia più totale e completa ignoranza. Ho cercato su Imdb e mi dava come unico credit quello per questo film. Probabilmente è un errore. Ma mi piaceva di più pensare che fosse una specie di Joe D’Amato!
marzo 15th, 2010 at 16:35
“sequenza di sesso all’aperto intervallata dalle api che impollinano i fiori… da brividi!”
pessimo
ma lo guarderò giusto per vedere se è proprio da 4
marzo 16th, 2010 at 15:10
del tipo: “non mi passa un cazzo”
questa volta penso proprio mi fiderò ciecamente di palolo.
marzo 16th, 2010 at 19:24
Ma visto come i miei giudizi stanno cominciando ad essere temuti??
marzo 16th, 2010 at 20:32
eh inizi ad intimidire. potresti diventare un punto di riferimento per i film di bassa lega!