iosonolamore(Italia, 2009) di Luca Guadagnino, con Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Diane Fleri, Gabriele Ferzetti, Maria Paiato

Il voto di Paolino è… 4

Innanzitutto voglio rispondere subito alla domanda che vi starete ponendo: che ci fa il premio Oscar Tilda Swinton, una delle più brave e richieste attrici americane del momento, in un film italiano diretto da un regista noto giusto per aver portato sul grande schermo quello scempio di Melissa P.? In realtà tra lei e il regista Luca Guadagnino c’è davvero una forte amicizia e stima, nata fin dal 1999 quando lei era ancora pressoché sconosciuta e fu la protagonista del suo documentario The Protagonists. Da allora la collaborazione è continuata fino a questo Io sono l’amore, di cui la Swinton è anche produttrice.

La storia è ambientata nel mondo dell’alta borghesia milanese, dove Emma (Swinton) è la moglie russa del magnate Tancredi Recchi. Insieme portano avanti un rapporto non più tanto appassionato, vivendo nel loro immenso ma freddo palazzo con i tre figli Elisabetta (Alba Rohrwacher), lesbica insicura, Gianluca, cinico e ansioso di seguire le orme del padre, ed Edoardo (Flavio Parenti), giovane idealista che sogna di aprire un ristorante sui colli con l’amico chef poveraccio Antonio (Edoardo Gabbriellini). Proprio quest’ultimo scombussolerà la silenziosa vita di villa Recchi, iniziando con Emma una passionale ma pericolosa relazione.

Il film vorrebbe dire: non crediate che i borghesotti arricchiti non abbiano i loro problemi. Non vedo come tutto ciò potrebbe interessare al pubblico, ma ci starei anche se la pellicola, che vuole muoversi in ambienti sfarzosi ed incantevoli, riuscisse a farlo con la dovuta eleganza. Perchè proprio chi questo è riuscito a farlo egregiamente, Luchino Visconti, è stato tirato in ballo indegnamente come pietra di paragone per questa immane porcata. Guadagnino utilizza la macchina da presa come farebbe vostro nipote al matrimonio di zia Concetta, senza una buona idea, e con accostamenti metaforici arditi (scult una sequenza di sesso all’aperto intervallata dalle api che impollinano i fiori… da brividi!) La Swinton dal canto suo avrà anche creduto fermamente nel progetto (concedendosi anche completamente nuda con le sue non proprio godibili forme all’occhio clinico dell’obbiettivo) ma fa il minimo sindacale e recita alla meno peggio, contorniata da un mucchio di cani, chi più chi meno. E se la forma non è un granchè, ci pensa la trama a peggiorare la situazione, l’ennesima in cui è il cibo a fare da viatico per l’amore e la passione, facendo finire insieme la Swinton e Gabbriellini (oddio!!), una coppia paragonabile per bellezza e credibilità a quella formata da Cristiano Malgioglio e Michelle Pfeiffer. Tra l’altro se bastasse un dolce fatto bene per essere pieni di donne, Vissani non riuscirebbe più a scollarsele di dosso!

Un film falso e ipocrita, un’opera poco più che indegna sottolineata dalle inascoltabili musiche (vagamente hitchcockiane) del debuttante John Adams, nome che mi sa tanto da pseudonimo. Presentato a Venezia Orizzonti, sarà nelle sale da venerdì 19 marzo. Segue il trailer.