edgeofdarknessEdge of Darkness (Usa/UK, 2010) di Martin Campbell, con Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Jay O. Sanders

Il voto di Paolino è… 6½

Thomas Craven (Mel Gibson) è un detective con trent’anni o anche più di onorata carriera alle spalle. Vedovo, Thomas ha una figlia che non vede mai e che rientra in città per fargli apparentemente una semplice visita. Peccato che appena arriva in casa qualcuno pensi bene di ammazzarla sull’uscio. Craven, che non è certo uno che le manda a dire, non avrà pace finché non scoprirà cosa c’è dietro la morte della figlia e finché giustizia non sarà fatta.

Ecco un tipo di cinema che non morirà mai, e a noi sta pure bene che non muoia. Le figure alla “Giustiziere della notte” stimolano sempre la fantasia e la goduria del pubblico, che vede in questa sorte di eroi senz’altro superpotere che la propria determinazione una sorta di riscatto e di rivincita verso tutte quelle persone che gli hanno reso la vita impossibile. Anche se, come in questo caso, sono eroi che tirano avanti a gingerino (!). Scrupolosa dev’essere quindi la scelta dell’attore, che deve poter alternare dolci scene domestiche, tesi colloqui e spietati combattimenti corpo a corpo senza risultare mai poco credibile. Plaudiamo per questo al ritorno sulle scene di Mel Gibson sei anni dopo il suo ultimo film da attore (Signs) e con in mezzo un paio di regie che in ogni caso ne hanno fatto sempre leggermente (eufemismo) parlare.

Il film E’ Mel Gibson. Che, sia chiaro, non fornisce neanche questa gran prestazione, ci mette il mestiere e chi s’è visto s’è visto. Ma cazzo se fa tifare per lui. L’inizio del film è incerto, si capisce subito che non era lui l’obiettivo del killer ma era la figlia sin dal principio (e la sceneggiatura questa cosa la svela solo a metà film, punto nettamente a sfavore) ma da un certo punto in poi si riprende grazie anche alla partecipazione di numerosi buoni caratteristi che creano duetti ad alta tensione e poi finiscono in ogni caso tutti morti ammazzati neanche fosse uno sparatutto. Due parole merita anche il regista Martin Campbell, che la materia la conosceva bene visto che era sua anche la regia della miniserie inglese da cui il film è tratto: seppur da molti Fuori controllo sia stato definito scialbetto (ed in effetti non è certo un capostipite del genere m’ammazzi la figlia? mo’ t’ammazzo io), la regia è sempre puntuale, mai banale e con un utilizzo magistrale della fotografia e degli spazi. Campbell in passato è riuscito a rivitalizzare generi creduti ormai defunti, prima con La maschera di Zorro, poi con lo splendido Casino Royale. Forse è giunto il momento di dargli l’attenzione che merita, e infatti per lui ora arriva il suo primo cine-comic, Lanterna Verde con Ryan Reynolds.

Fuori controllo è piacevolmente esagerato, fin dall’inizio quando la figlia di Gibson viene uccisa sul pianerottolo di casa con una specie di bazooka nucleare fotonico anzichè con un semplice doppio colpo di pistola. Vengono tirati in ballo senatori, multinazionali, esperimenti di ogni tipo. Ed il tutto è così nero e pessimista, finale compreso, che non può non mettere d’accordo pur nella sua semplicità, classicità, anche banalità.

Segue il trailer.