greenzoneGreen Zone (Francia/Usa/Spagna/UK, 2010) di Paul Greengrass, con Matt Damon, Greg Kinnear, Brendan Gleeson, Amy Ryan, Jason Isaacs

Il voto di Paolino è… 6+

“Le armi di distruzione di massa non esistono, e questo lo sapevate tutti!”

“Io tengo a questo Paese (l’Iraq, nda) più di quanto ci teniate voi!”

“In questa guerra stanno morendo persone senza motivo!”

“Capitano, lei deve rendere pubblico che a zero gradi l’acqua diventa ghiaccio!”

“Rosso di sera bel tempo si spera, o almeno lo sperano qui in Iraq. Quindi bombardiamoli!”

“Bush ha sempre saputo che chi trova un amico trova un tesoro, ma ha voluto insabbiarlo, ‘sto figl’en’drocchia!!”

Queste sono alcune della frasi che popolano la sceneggiatura di Green Zone. Oddio, non proprio tutte. Ma il senso è quello. Questo per farvi capire qual è il problemino principale del nuovo film della coppia di Bourne 2 & 3 Matt Damon/Paul Greengrass: la sceneggiatura. Brian Helgeland, autore anche di Mystic River, Pelham 123 e dell’upcoming Robin Hood, impregna le quasi due ore di film di dialoghi inascoltabili, banali, triti e ritriti che giungono fuori tempo massimo e non aggiungono nulla di nuovo a tutto ciò che ognuno di noi sa su quegli argomenti. E’ un peccato perchè il film, con le sue scene sporche e il suo montaggio frenetico, poteva essere molto più godibile.

La vicenda è ambientata nel 2003 in Iraq, durante la prima fase dell’occupazione americana su quel suolo. L’ufficiale Roy Miller (Matt Damon) è a capo di una delle tante squadre che stanno cercando le armi di distruzione di massa nascoste – a quanto pare – nel Paese. Ma pista falsa dopo pista falsa, Miller comincia a sospettare che ci sia qualcosa di più sotto (leggi: presa per il culo) di cui non è a conoscenza. Quando, grazie alla soffiata di un iracheno, viene a sapere che il generale Al Rawi (il Jack di Fiori dell’ormai celeberrimo mazzo di carte) è nei dintorni e che potrebbe saperne di più sulla questione, decide di agire da solo.

Trallallero, trallalà: ecco fatto il filmetto! C’è tutto: esplosioni, sparatorie, conflitti interni al governo americano, e il solito immancabile cucuzzaro presente in ogni democratic-movie sulla guerra in Iraq e dintorni. Ce n’era bisogno, visto che non dice nulla di nuovo anzi semmai annoia con questioni ormai ammuffite? No. E’ fatto almeno bene? Beh fallo pure brutto con quel popò di regista e un budget di 100 milioni di dollari (non so quale pazzo produttore abbia osato tirarli fuori visto che si sa che questi film di guerra fanno tutti flop, e questo non è stato da meno). In tutto questo Matt Damon va considerato ormai un onesto lavoratore e nulla più, che come altri suoi colleghi (mi viene in mente Ewan McGregor) continua la sua carriera dignitosa senza pretendere e senza stancare.

Segue il trailer.