aprile 23rd, 2010FROM PARIS WITH LOVE
From Paris with Love (Francia, 2010) di Pierre Morel, con John Travolta, Jonantahn Rhys-Meyers, Kasia Smutniak, Richard Durden
Il voto di Paolino è… 6-
James Reeves (Jonathan Rhys-Meyers) è l’assistente dell’ambasciatore americano a Parigi. Poco prima di un summit internazionale che avrà luogo proprio in quella città, a Reeves viene affiancato l’agente segreto Wax (John Travolta), dai modi bruschi e poco ortodossi. Ecco tutto.
Chissà cosa si cela dietro quel fascino misterioso che esercitano film francamente indifendibili come From Paris with Love su uno spettatore solitamente accorto come il sottoscritto (e qui partano pure i fischi). Il film di Pierre Morel, semplicemente, non ha una trama. E’ talmente scellerato nelle scelte che compie durante il suo svolgimento da far cadere le braccia e non solo quelle. Ma è una cafonata talmente innocua e fanciullesca da meritare, ebbene sì, una risicata sufficienza. Poliziotto buono e poliziotto cattivo, uno ligio alle regole l’altro sboccato e scostumato, insomma Jonathan Rhys-Meyers e John Travolta. Una coppia che insieme funziona a metà ma che in fondo riesce ad essere efficace. Dalle parti del cartoon o dell’action – meno – tamarro (Travolta fuori dal finestrino di un’auto in corsa con un cellulare in una mano e un bazooka nell’altra farà felici i suoi fan più trucidi), From Paris with Love non è un prodotto hollywoodiano bensì francese in toto, prodotto da Luc Besson in quella che sta per diventare quello che Cinecittà fu un tempo per l’Italia: una gigantesca macchina sforna-film, di nome EuropaCorp, che tenterà di rubare lo scettro a Hollywood almeno nel mercato europeo, ingaggiando anche grandi star straniere. Al momento gli incassi di questo prodotto, bassi in tutto il mondo, non fanno gridare di gioia.
From Paris with Love ha tutti i difetti che compaiono in film d’azione di questo tipo: ovvero non è fatto di sola azione. Ogni tanto i personaggi parlano: ebbene sì, ci sono dei dialoghi. Dialoghi che ammazzano il film. E quando verso il finale il Travolta tamarro tutto d’un pezzo si impietosisce di fronte alla sorte dell’italiana Kasia Smutniak in trasferta eccezionale al punto (quasi) da commuoversi, capisci che non è questa la strada giusta. Purtroppo non si può neanche accusare il film di aver tentato di allungare il brodo con inutili inserti parlati, visto che già così non supera i 90 minuti di durata, e meno avrebbe significato dar luce ad un mediometraggio.
Ci vuole ben altro per diventare il Shoot’em up dell’anno. Besson rimandato a settembre.
Segue il trailer.
