luglio 10th, 2010TOY STORY 3
Toy Story 3 (Usa, 2010) di Lee Unkrich, con le voci di Fabrizio Frizzi, Massimo Dapporto, Fabio De Luigi, Riccardo Garrone, Claudia Gerini, Gerry Scotti, Giorgio Faletti
Il voto di Paolino è… 8½
Volevo davvero amare anch’io Toy Story 3. Volevo davvero unirmi al coro di voci che gridano al capolavoro, ai 10 in pagella, che lo vogliono premiato agli Oscar. E pensavo di poterlo amare sul serio: il primo è stato splendido, il secondo un po’ meno ma pur sempre bello. E Up finalmente era riuscito a farmi trattare il cinema d’animazione alla stregua di tutti gli altri generi live action. Invece la mia generale diffidenza nei confronti del cinema animato ha colpito ancora. Toy Story 3 è un film splendido sotto tantissimi aspetti, si permette lussi e provocazioni che il 90% del cinema “vero” neanche si azzarderebbe a mettere in campo. All’inizio piazza un perfetto “riassunto” dei dieci anni che ci siamo persi (mi ha ricordato quello straordinario sulla vita dei Fredricksen in Up), argutamente realizzato in 2D, mentre il resto del film è in un 3D francamente evitabile. Dieci anni in cui Andy è cresciuto, cambiato, in cui gli è venuta la voce roca da ometto e in cui i suoi giocattoli sono finiti in una baule (ma alcuni, dice Woody, “non ce l’hanno fatta, come Linearama”, solo uno dei tanti esempi di come la sceneggiatura in più punti affronti anche il tema della morte con una lucidità impressionante, vedi anche solo tragica scena all’inceneritore).
Toy Story 3 ha dei momenti profondamente oscuri e pessimisti, personaggi che potrebbero anche suscitare sentimenti di paura nei più piccoli (penso per esempio al pagliaccio con gli occhi tristi doppiato – malino – da Giorgio Faletti, protagonista di un flashback nero come la pece, ma anche alla metamorfosi dell’orsetto rosa), mentre altri sono molto più divertenti e colorati. Ma anche il personaggio che non ti aspetti, ovvero quel Ken - doppiato così così da Fabio DeLuigi - effemminato e che tanto faceva ridere nel trailer, può riservare incredibili lati tenebrosi. E che dire del bambolotto/guardia che è riuscito a mettere i brividi persino al sottoscritto?
Scene memorabili a fiumi, geniali persino, come la bisca clandestina di gioco d’azzardo organizzata nel “retro-bottega” di una distributore automatico, e nuovi personaggi da applausi a scena aperta, vedi la prima scena a casa della piccola Bonnie nella quale Woody (doppiato benissimo da Fabrizio Frizzi, stesso dicasi per il Buzz Lightyear di Massimo Dapporto) viene fatto sedere attorno ad un tavolo da tè assieme a nuovi giocattoli totalmente “nel personaggio”, tra cui un riccio vestito da tirolese (!!) da standing ovation.
Quello che probabilmente mi è mancato in Toy Story 3, e mancava anche nel secondo episodio della saga, è la componente “vera”, quella umana. Forse è quello che mi blocca davanti a film d’animazione che hanno per protagonisti macchine parlanti, robot dello spazio, pesciolini nell’oceano… Non a caso la scena secondo me più bella, e da vere lacrime agli occhi, ha luogo verso il finale, quando Andy, che ha appena compiuto una scelta molto dolorosa, gioca assieme alla piccola Bonnie tornando bambino forse per l’ultima volta prima di affrontare la vita da adulto, al college. Applausi a scena aperta. In ogni caso, un film bellissimo. Due parole anche sul consueto cortometraggio iniziale, stavolta intitolato Day and Night, geniale, carino e furbo.
Segue il trailer.
