afterschoolAfterschool (Usa, 2008) di Antonio Campos, con Ezra Miller, Rosemarie DeWitt, Jeremy Allen White, Michael Stuhlbarg

Il voto di Paolino è… 6/7

Data di uscita italiana: 26 febbraio 2010
Sale: 7
Incasso totale: 10.000 euro se è tanto

Siamo in un prestigiosissimo collegio del New England. Robert (Ezra Miller, Californication, City Island) frequenta in secondo anno, è un ragazzino introverso, impacciato con le ragazze, che ama trascorrere il tempo guardando brevi filmati su internet, di ogni genere essi siano: dal bambino che cade dalla giostra al porno più spinto. Un giorno, mentre per un compito scolastico sta filmando con la videocamera i corridoi vuoti della scuola, riprende casualmente gli ultimi attimi di vita di due gemelle dell’ultimo anno, entrambe stroncate da un’overdose. Le ragazze muoiono proprio tra le braccia di Robert, l’unico presente. Nonostante ciò il preside (Michael Stuhlbarg, in seguito diventato il protagonista di A Serious Man) decide comunque di affidare al ragazzo la realizzazione di un video “in memoriam”. Per Robert l’occhio della videocamera diventa così un filtro, attraverso il quale vedere il mondo con completo distacco accorgendosi di quanto lui stesso si senta fuori luogo, in quel mondo.

Grazie a YouTube e simili, chiunque oggi può riporre frammenti della propria vita sul web, chiunque può renderli disponibile al mondo: da un zuffa a scuola a un rapporto sessuale in soggettiva, tutto finisce on-line. E tutto è a disposizione di tutti. Per gli adolescenti di oggi questa è la normalità, non hanno vissuto il “prima”, ed ecco quindi che ragazzi come il protagonista di Afterschool finiscono per vivere più intensamente le esperienze virtuali a cui possono assistere soli con il proprio mouse che quelle reali. Nella sua mente le persone che gli passano accanto nei corridoi scolastici, quelle che mangiano con lui in mensa, finanche quelle che muoiono tra le sue braccia, sono e rimangono meno “reali” di quelle di cui invece fa esperienza su internet. Ed è per questo che quando il preside lo incarica di realizzare un filmato che per lui è solamente una perdita di tempo, un ridicolo ritratto dell’ipocrisia della gente, il risultato che ne uscirà sarà definito quasi un insulto.

Afterschool riesce ad essere molto interessante ed efficace soprattutto dal punto di vista della forma più che da quello del contenuto. Ogni scena è girata o a camera fissa o con lentissimi movimenti di macchina laterali. Spesso le immagini sono sfocate, i suoni sono ovattati, i personaggi sono ripresi sullo sfondo o per metà. Quasi sempre le azioni principali avvengono a cavallo del bordo più esterno dell’inquadratura. Un distacco e una freddezza che fanno sembrare ogni spettatore un vero e proprio estraneo, distaccato e quasi inopportuno. E’ anche però un’arma a doppio taglio: il film finisce spesso per essere ripetitivo o stancante, ed in effetti leggermente sconclusionato. Afterschool è comunque un importante affresco sugli adolescenti d’oggi, e sulla sofferenza e il dolore insiti in alcuni di loro, spesso in quelli più deboli o in quelli che riescono a vedere aldilà, appunto, del filtro che la società impone loro.

Segue il trailer.