The Messenger (Usa, 2009) di Oren Moverman, con Ben Foster, Woody Harrelson, Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi

Il voto di Paolino è… 7½

Data di uscita italiana: 16 aprile 2010
Sale: 35
Incasso totale: fatti due conti? 70.000 euro… spero un po’ di più…

Il giovane sergente Will Montgomery (Ben Foster) è da poco rientrato in patria dopo aver prestato servizio con onore in Iraq, dove ha riportato alcune ferite ad una gamba e agli occhi in seguito ad un’esplosione. Per i pochi mesi che lo separano dal congedo, e non potendo più tornare in azione per le sue condizioni fisiche, viene assegnato al reparto “notifica caduti” assieme al capitano Tony Stone (Woody Harrelson). I due hanno il compito di comunicare la morte dei soldati alle rispettive famiglie. Will, la cui anima è fragile e ancora segnata dalle brutte esperienze – e dai lutti – a cui è andato incontro nella sua vita militare e non, dovrà faticare parecchio per non oltrepassare la linea che, come soldato, è dovuto a non valicare davanti al dolore dei parenti delle vittime. Con la giovane madre neo-vedova Olivia (Samantha Morton) però le cose andranno diversamente.

Sì, un altro film che sostanzialmente demonizza la guerra in Iraq. Sì, un altro film che mostra e attacca il marcio nell’esercito, dal reclutamento dei giovani più disperati nei centri commerciali ai soldati che, una volta rientrati nelle rispettive case, non sono più gli stessi di un tempo. Ma The Messenger è senz’altro uno dei più meritevoli di tutto il filone. Sceneggiatura e regia vanno a braccetto e costruiscono passo dopo passo una successione di dolorosi e martorianti episodi all’inizio impersonali ma piano piano sempre più coinvolgenti. I primi 40 minuti del film sono semplicemente perfetti e tesissimi: ogni parola, ogni inquadratura, ogni espressione sul volto degli attori è sensazionale, e il film non lascia respiro. Il regista Oren Moverman, al debutto dietro la macchina da presa, sceglie due stili di regia contrapposti da alternare durante il film: camera a mano stile “reality” in perenne movimento quando i due protagonisti si recano nelle case dei soldati defunti per comunicare la notizia, stratagemma che rende molto più coinvolgente l’annuncio e trasforma il pubblico in una sorta di terzo “messaggero”, stile invece più tradizionale a macchina ferma quando Will e Tony vivono le proprie vite cercando di staccarsi dalle urla, dai pianti, dagli sputi e dalle offese che sono stati rivolti loro durante la giornata lavorativa. Uno stacco così netto da risultare forse anche troppo forzato, ma potremo etichettare questo difetto come uno dei classici scivoloni da opera prima. Tra l’altro Moverman ci regala anche uno dei più belli e sentiti piani-sequenza del cinema degli ultimi anni: un dialogo tra Will e Olivia nella cucina di lei che dura più di 8 minuti senza stacchi, e che sottolinea anche la straordinaria bravura dei due interpreti. Un dialogo importante, durante il quale lui tenta anche di approcciarsi in maniera fisica – atto che nello spettatore provoca subito una sorta di repulsione, visto che lei ha pur sempre perso il marito da pochi giorni – ma durante il quale si troverà a scontrarsi con una donna dal carattere reso tortuoso da un marito eroe all’estero ma meno in patria.

Candidato a due premi Oscar (per il non protagonista Woody Harrelson, un gigantesco talento troppo spesso sottovalutato pensando ai suoi soli ruoli comici, e per la sceneggiatura scritta a quattro mani da Moverman e dal padovano di nascita Alessandro Camon), Oltre le regole è un film importante e da recuperare.

Segue il trailer.