A Nightmare on Elm Street (Usa, 2010) di Samuel Bayer, con Jackie Earle Haley, Kyle Gallner, Rooney Mara, Katie Cassidy, Thomas Dekker, Kellan Lutz

Il voto di Paolino è… 4/5

Freddy Krueger è tornato. Non lo impersona più lo storico Robert Englund ma il più quotato, almeno sulla carta, Jackie Earle Haley (era Rorschach in Watchmen). Altro tassello (l’unico?) di differenza tra questo reboot della saga e il capostipite targato Wes Craven è che Krueger, che nell’originale era stato bruciato vivo dai genitori di alcuni bambini che aveva assassinato, qui subisce la stessa sorte ma quei bambini invece di averli uccisi li ha violentati. Segno dei tempi. Una ventina d’anni dopo torna nei sogni dei mocciosetti, ormai cresciuti, che lo avevano condannato a morte con le loro testimonianze e inizia a ucciderli uno ad uno dal suo “mondo parallelo”.

Tenendo debitamente fuori dal discorso la riproposizione di Halloween fatta da Rob Zombie, tutti gli altri remake patinati in salsa hollywoodiana che da anni ci tormentano soffrono degli stessi difetti: logorroicità insensata, attorucoli da soap opera incapaci, regie anonime di emeriti sconosciuti (questo Samuel Bayer addirittura ha 48 anni ed è al suo primo lungometraggio) e la più tragica delle colpe per un horror: la totale mancanza di paura. Perchè sangue non vuol dire paura, spavento non vuol dire paura. Wes Craven con il primo Nightmare giocava sull’angoscia, sulle terribili risate di Robert Englund, sulla classica fobia che ti fa pensare “Cosa succede quando mi addormento?”. Qui nulla di tutto questo viene preso in considerazione: vengono rifatte pari pari delle scene (quella originariamente tremenda dello squartamento sul letto viene resa quasi comica) e, spiace dirlo, ma Earle Haley delude. Delude perchè sembra più interessato ad attirare l’attenzione su di sè (mossettine, faccette) che a rendere veramente credibile, per quanto possibile, il suo Freddy.

Michael Bay, ancora una volta produttore, si frega le mani e con un investimento di due spiccioli si ritrova il gruzzolone. Ma chi crede che questo sia un horror, della vita – e del cinema – non ha capito nulla.

Segue il trailer.