settembre 7th, 2010Venezia 2010: SOMEWHERE
Somewhere (Usa, 2010) di Sofia Coppola, con Stephen Dorff, Elle Fanning, Michelle Monaghan
Il voto di Paolino è… 3½
Non c’è niente da fare: quando un autore decide di darsi all’autobiografia (pur negandola nelle interviste) fa quasi sempre flop. Stavolta il tonfo è pesante per Sofia Coppola, che memore dei suoi trascorsi fanciulleschi da “figlia di cotanto padre” si inventa (ma poi che c’era da inventarsi visto che il tutto si è già visto centinaia di volte?) la vicenda di una star di Hollywood, tale Johnny Marco (Stephen Dorff) impegnato in una solitudine autostruttiva e in un disinteresse totale per il suo lavoro e il suo successo. Vive in un hotel, si circonda di spogliarelliste, fa sesso più per dovere che per esigenza. Quando nella sua vita piomba la figlioletta Clio (Elle Fanning), che ama molto ma che vede raramente. La sua presenza – che inaspettatamente si dovrà protrarre per più del previsto – impone un radicale cambiamento di stile di vita a Johnny. Insieme i due voleranno in Italia per il ritiro di un Telegatto (…), frequenteranno casinò e in fin dei conti vivranno una vita vera, come ogni padre e ogni figlia.
Il nulla messo su schermo. Somewhere ripropone l’archetipo della star depressa senza mai graffiare, adagiandosi sui cliché (la star amica del personale dell’hotel), su assurde banalità, su irritanti messe in scena. Il cinema silenzioso e poetico a cui si aveva abituati Sofia Coppola con Lost in Translation e Marie-Antoinette diventa così stucchevole e irritante. La scena in Italia, alla quale partecipano Simona Ventura, Nino Frassica, Valeria Marini e Maurizio Nichetti, anzichè impietosa verso la tragica pochezza e futilità del mondo delle paillettes si rivela addirittura tenera, almeno fino a quando star e figliola non si danno alla fuga per tornare in America al più presto. Pochi i momenti riusciti, tra i quali segnalo il photocall durante il quale fa la sua apparizione-cameo Michelle Monaghan e durante il quale Dorff dà una strabiliante prova di recitazione. Simpatica, ma lo sarebbe stato ancor di più se non avesse parlato, la comparsata di Benicio Del Toro.
Una cocente delusione, un film che pur non annoiando mai riesce a non dire assolutamente nulla per 90 minuti, e che anzichè mostrare il vuoto interiore del protagonista mostra il vuoto ben più visibile della sceneggiatura. Senza parlare del finale, nel quale viene fatta fuori (non fisicamente!) la piccola figlioletta senza troppi complimenti prima di dedicare l’ultima sequenza ad un’uscita di scena dell’attore estramamente banale ed insensata, in stile western (!)
Presentato in concorso al Festival di Venezia, e già in sala in Italia, uscirà negli USA il prossimo 24 dicembre. Segue il trailer.
