Resident Evil: Afterlife (Usa, 2010) di Paul W.S. Anderson, con Milla Jovovich, Ali Larter, Kim Coates, Wentworth Miller, Sienna Guillory, Shawn Roberts

Il voto di Paolino è… 4½

Lo aveva promesso alla fine del terzo episodio (o almeno così ho letto, visto che personalmente l’ho mancato!) e lo ha fatto: Alice (Milla Jovovich) è volata a Tokyo, in compagni di “molte altre Alice”, per stanare e uccidere Albert Wesker (Shawn Roberts), capo della Umbrella Corporation e responsabile della distruzione del mondo e della trasformazione di tutti i suoi abitanti in famelici zombie. Svolto il compitino, che non va come sperato anzi costa ad Alice la perdita di tutti i suoi poteri sovrannaturali, la bella guerriera sexy e il suo aeroplanino scassato virano per l’Alaska, dove dovrebbe trovarsi Arcadia, una base di sopravvissuti. Invece trova solo Claire Redfield (Ali Larter) in evidente stato confusionale e senza più memoria. Le due così tornano a Los Angeles e si imbattono in un gruppo di sopravvissuti barricati all’interno di un ex carcere, tra i quali fa capolino per la prima volta nella saga anche Chris Redfield, fratello di Claire (Wenthworth Miller di Prison Break).

Avete presente quando acquistate un videogame, lo portate a casa ansiosi di giocarci ma in breve tempo vi accorgete che non è poi sto granchè? Che fate? Lo buttate? No, lo finite lo stesso! Ecco, la visione dei film di Resident Evil è più o meno la stessa cosa: è uno sporco lavoro, ma tocca vederli. Afterlife (che torna ad essere scritto e diretto da chi la saga l’ha anche avviata, ovvero Paul W.S. Anderson) non si smentisce e risulta un compitino sciatto e senza verve, con evidenti lacune sia in fase di scrittura che di realizzazione. Patinato e fintissimo, una sorta di Beautiful con i mostri, Afterlife mette in scena anche dei momenti altamente ridicoli come il primo colloquio tra Alice e Chris, fatto di occhiatine ammiccanti degne del miglior Harmony. Inoltre, quando il gioco si fa duro, c’è una bella differenza tra l’essere coraggiosi, cazzuti, e l’essere stupidi: ora, quando verso il finale i tre protagonisti si ritrovano all’interno di Arcadia, davanti ad una situazione che è chiaramente una trappola nella quale sono stati attirati senza troppa fatica, e loro se ne accorgono (l’ho capito dal fatto che una di loro dice: “E’ chiaramente una trappola”), ma senza pensarci su neanche mezzo secondo ci si gettano dentro senza neanche rifletterci o cercare un minimo di aggirarla, beh allora la credibilità scende sotto le scarpe!

Le scene d’azione sono al limite della fantascienza, da un omino forzuto che riesce praticamente solo con le sua braccia a salvare un aereo da un precipizio, a decine di sequenze in ralenti che, se fossero state mandate a velocità normale, avrebbero determinato una durata totale del film di circa 10-12 minuti! E il 3D, pompato al massimo, regala l’ennesima dimensione di cui nessuno ormai sente più la necessità.

Segue il trailer.