ottobre 12th, 2010BENVENUTI AL SUD
(Italia, 2010) di Luca Miniero, con Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone, Giacomo Rizzo
Il voto di Paolino è… 6-
In America esiste il sogno americano. In Italia, almeno per un settentrionale, pare esistere il sogno milanese. E’ così per Alberto (Claudio Bisio), direttore di un ufficio postale della bassa Brianza che da anni sogna l’agognato trasferimento, con moglie (Angela Finocchiaro) e bambino occhialuto, nel capoluogo all’ombra della Madunina. Per farlo si scopre disposto a tutto: perfino a fingersi disabile. Però viene scoperto, e condannato a due anni di esilio forzato come direttore dell’ufficio postale di Castellabbate, a Napoli. Per lui, padano nell’animo e membro della veneratissima Congregazione del Gorgonzola (forse la frecciatina più riuscita dell’intera pellicola), sarà la scoperta di un mondo nuovo.
In molti, quando uscì il francese Giù al Nord, si dissero “Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima noi?”. Perchè in effetti noi italiani, del conflitto nord/sud, facciamo una questione di vita (e di morte) da secoli e secoli. E così Medusa pensa al remake. Ma porcaccia la miseria! Ma mi prendete per il culo signori miei?? Ma come non ci abbiamo pensato prima noi! Ma sono cinquant’anni che mettiamo in scena al cinema, con risultati tra gli alti e i bassi, commedia basate solo ed unicamente (molto spesso davvero unicamente) sul conflitto tra settentrione e meridione!! Quindi già mi girano le balle se mi vogliono far passare Benvenuti al sud come una “novità”. E’ una novità già vecchia in partenza. Che, anzi, giunge fuori tempo massimo. Perchè se negli anni scorsi certi film che volevano mettere in scena lo scontro tra “culture” in maniera convincente finivano per affidarsi senza criterio ai puri clichè, questo film che invece avrebbe il dichiarato permesso di partire dai clichè per poi sovvertirli (lo ammette candidamente il personaggio di Bisio) fallisce perchè non sembra che una brutta copia dei suoi predecessori.
Passando al film, è una copia abbastanza fedele del suo originale transalpino, e ne mantiene quindi i pregi e i difetti. Molte cose purtroppo nella trasposizione però finiscono col risultare molto meno divertenti: ad esempio il giro di “consegna della posta” che si trasforma in un tripudio di alcol perde nettamente il confronto con il capostipite. La coppia di attori scelta per sostituire Dany Boon (che qui fa un cameo e ne ha regalato uno anche a Bisio nel suo nuovo film francese) e Kad Merad funziona ma con una riserva proprio laddove si pensava di andare sul sicuro: Alessandro Siani stupisce e funziona, con quel misto di disincanto alla Troisi, col suo attaccamento maniacale alla mamma, col suo amore romantico per la bella collega. E Bisio? Su Bisio non so decidermi. Ho come l’impressione che il pubblico italiano lo conosca così perfettamente come “comico” (e comico dalle vedute molto ampie) da rendere difficile credergli quando cerca di passare per padano allergico ai terroni. Forse una faccia meno nota, magari proveniente dal teatro (penso ad un volto alla Castellitto, se non fosse che è romano), sarebbe stata più producente. Almeno artisticamente parlando, non certo commercialmente.
Benvenuti al sud è diventato il vero e proprio caso cinematografico dell’anno in Italia, e si affianca ad un altro piccolo film dalla forte componente terrona che, a sorpresa, ha e ancora sta avendo un successo sorprendente: Basilicata coast to coast. Tra l’altro entrambi i film hanno avuto grande successo anche al nord. Fate voi. Quello che sta succedendo in questi giorni con il film di Luca Miniero però, parliamo di numeri degni davvero di un cinepanettone natalizio, ha piuttosto dell’incredibile. Tutto meritato? Non proprio, ma almeno è un film. Un film che non stona al cinema, un film che non è tv al cinema. Tecnicamente è ben realizzato, diretto con solidità e con un buon utilizzo degli ambienti e delle musiche. Accontentiamoci. Ma vogliamo di più.
Per inciso, mi pare che non venga mai pronunciata una volta la parola Padania. Cagasotto. Troppo comodo. Segue il trailer.