ottobre 29th, 2010WALL STREET: IL DENARO NON DORME MAI
Wall Street: Money Never Sleeps (Usa, 2010) di Oliver Stone, con Michael Douglas, Shia LaBeouf, Carey Mulligan, Frank Langella, Josh Brolin, Eli Wallach
Il voto di Paolino è… 7-
Prologo: è il 2001 quando Gordon Gekko (Michael Douglas) esce dal carcere dopo aver scontato la sua pena dovuta alle frodi fiscali che aveva commesso a Wall Street quando ne era il re. L’azione si sposta poi al 2008, alle soglie dell’esplosione della crisi economica. Jake Moore (Shia LaBeouf) è un giovanissimo piazzista che lavora in Borsa per una grossa compagnia fondata dal suo mentore Louis Zabel (Frank Langella) ed è fidanzato proprio con la figlia di Gekko, che però ha chiuso ogni rapporto con il padre. Come ogni lavoratore di Wall Street, Jake non può che essere attratto dalla storica figura di Gekko, che decide così di incontrare di nascosto dalla sua ragazza. Nasce così una collaborazione che porterà inevitabilmente a fratture e scossoni. Intanto le prime banche cominciano a fallire…
Anche i bastardi hanno un cuore. E no, non mi riferisco solo alla figura di Gordon Gekko, di cui parlerò più avanti. Mi riferisco a quella dell’uomo che l’ha creato: Oliver Stone, uno dei registi più rompicoglioni, cinici, pezzi di merda che il cinema abbia mai partorito (e nel film ne interpreta uno in un cameo). Lui ovviamente sa di esserlo, e non può che esserne fiero. Allora perchè, vado subito al sodo, un finale così buonista, criticato da molti? Il primo Wall Street era figlio di un’epoca di boom economico per gli Stati Uniti, e bisognava cercare di demonizzarlo, portarne alla luce le magagne. Ecco quindi Gordon Gekko, un broker spietato (“L’avidità è giusta” gridava in tribunale) che aveva il mondo ai suoi piedi e comandava anche su chi non sapeva che esistesse. Oggi invece, beh la situazione è quella che è. Il mondo è in ginocchio: aveva ancora senso portare in scena quel Gekko? Sarebbe stato impossibile, nonché stupido. Stone dunque, con il suo finale ottimista, vuole dare speranza, vuole far uscire non disgustati ma rasserenati. Per quando possibile. E sottolinea, ancora una volta, che il cambiamento deve venire dalle persone. Non da qualche congiunzione astrale che favorisca gli affari.
C’è una scena meravigliosa in Wall Street: il denaro non dorme mai, quando Gekko partecipa ad una cena di beneficenza per magnati borsisti e dice “se questo posto crollasse, il Mondo resterebbe senza un governo”. Ed è proprio poco prima che ha luogo un re-incontro attesissimo che poteva trasformarsi in una buffonata ma che Stone è stato bravissimo a trasformare in uno dei momenti più alti del film: Gekko si imbatte in Bud Fox (Charlie Sheen), il ragazzo che nel primo film lo aveva incastrato. Un colloquio brevissimo ma malinconico, l’allievo ha superato il maestro: gli occhi di Douglas in quel momento colpiscono al cuore, e il suo personaggio diventa finalmente umano, a 23 anni di distanza dal suo debutto su schermo. Ciò che non convince troppo di questo sequel quindi non è tanto il tono quanto alcuni accorgimenti tecnici di Stone, troppi sbagli di regia, stucchevolezze evitabili. E il giovane protagonista scelto, Shia LaBeouf, non riesce ad essere coinvolgente né tantomeno credibile. La sua faccetta buffa da ragazzino appena uscito dal college non lo aiuta di certo nei suoi colloqui con Douglas. Avete presente lo storico incontro/scontro tra Al Pacino e Robert DeNiro? Ecco, qui è come se Douglas, molto bravo e sottotono, se la dovesse vedere con un lavandino.
La mano di Stone comunque è solida, e gli perdoniamo delle scelte discutibili come micro-flashback inutili o l’apparizione onirica di Frank Langella in un bagno. Bravo anche Josh Brolin, una faccia perfetta per il suo ruolo di antipatico coglione. Ottima anche l’idea di ambientarlo non ai giorni correnti ma nel nostro passato prossimo, nel 2008: noi sappiamo già quindi quello che è successo, e qui vediamo perchè. Un accorgimento piccolo ma notevole che probabilmente ha salvato l’intero progetto.
Segue il trailer.