novembre 19th, 2010HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE – PARTE I
Harry Potter and the Deathly Hallows – Part I (Usa/Gran Bretagna, 2010) di David Yates, con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Bill Nighy, Richard Griffiths, Julie Walters, Bonnie Wright, Fiona Shaw, Alan Rickman, Ralph Fiennes, Helena Bonham-Carter, Jason Isaacs, Timothy Spall, Tom Felton, Peter Mullan, Michael Gambon, Robbie Coltrane, Brendan Gleeson, Mark Williams, Natalia Tena, David Thewlis, John Hurt, Evanna Lynch, Imelda Staunton, David O’Hara, Rade Serbedzija, Miranda Richardson, Warwick Davis
Il voto di Paolino è… 7
Albus Silente è morto, Voldemort sta velocemente riacquistando tutti i suoi poteri, il Ministero della Magia è sull’orlo del collasso. Perfino i Dursley lasciano la propria casa (come mai? chi ha letto il libro lo sa, i soli spettatori cinematografici non lo sapranno mai…) e Harry rimane solo. Per fortuna non gli mancano né amici né protettori, che riescono rocambolescamente a fargli raggiungere il rifugio sicuro di casa Weasley, dove si sta per celebrare un matrimonio e soprattutto dove il Ministro della Magia in persona (Bill Nighy) leggerà a Harry, Ron ed Hermione ciò che Silente ha lasciato loro in eredità. Ma i Mangiamorte non danno tregua ai tre ragazzi, che decidono di partire da soli alla ricerca degli Horcrux (oggetti nei quali Voldemort ha racchiuso pezzi della propria anima) per distruggerli.
Se un tempo ogni nuovo episodio di Harry Potter sapeva sempre offrire divertimento, azione, commedia e persino un briciolo di terrore, lo si è dovuto a registi dalle forti personalità e dalle chiare valenze artistiche (Chris Columbus, Alfonso Cuaron, Mike Newell), ognuno col suo stile diverso e ben preciso, ma tutti adatti alla sfida. Il produttore David Heyman ha recentemente rivelato di aver sempre chiesto ad ogni regista di rimanere anche per l’episodio successivo. Purtroppo David Yates (che di stile non ne ha proprio mai avuto uno) ha continuato ad accettare anche dopo il quinto capitolo, e anche dopo il sesto (e quando gli ricapitava una fortuna del genere? ricordiamoci che è spuntato beatamente dal nulla, a costo zero…) E fu così che l’arrivo di ogni nuova parte cinematografica della saga creata da J.K. Rowling è oggi visto, più che con gioia e alte aspettative, con timore e aspettative radenti il suolo. Ma una buona notizia c’è, ed è che Yates ha finalmente capito di essere un regista: questa prima tranche de I doni della morte è la sua prova più solida e controllata, nella quale – pur mantenendo il suo approccio algido dalla fotografia plumbea e glaciale – ha saputo cogliere l’occasione per buoni momenti di spettacolarità e qualche perfetta sorpresa. Si sentirà molto parlare ad esempio di una splendida, eccezionale sequenza di animazione tradizionale creata per raccontare la storia dei Doni della Morte: un piccolo capolavoro che impreziosisce il film e l’intera serie.
Apre il film il grande Bill Nighy (d’altronde era ormai rimasto, assieme a Rhys Ifans anch’esso presente nel film, l’unico attore inglese a non avere una parte in Harry Potter), e in generale i primi 5 minuti sono davvero notevoli, soprattutto la breve sequenza a casa di Hermione: davvero emozionante. Ci si sposta poi a Villa Malfoy dove Voldemort (Ralph Fiennes) tiene le sue “riunioni operative”, e qui iniziano a fare capolino i primi problemi, che però riguardano come al solito la sceneggiatura di Steve Kloves, abilissima nel riassumere le troppe divagazioni dei libri ma spesso frettolosa e poco chiara. Accade quindi che durante la riunione, Voldemort chieda a Lucius Malfoy (Jason Isaacs) la sua bacchetta, e questi gliela consegni completamente tremante e impaurito. Motivo di questa strizza? Non è dato a sapersi, se non ai fan letterari di primo pelo. La storia continua nella dimora dei Weasley, dove Ron riceve in eredità da Silente un deluminatore «utile in caso di oscurità» esattamente come Galadriel nel Signore degli anelli regalava la stessa identica cosa e con le stesse identiche parole (ma identiche!) a Frodo. Quanto ho rimpianto Peter Jackson in quel momento…
Da lì in poi ha inizio un’avventura on the road per i tre ragazzi, fatta di boschi, radure, fiumi. Niente Hogwarts, niente maghi, niente anno scolastico. Il tutto in un’atmosfera davvero angosciante, impreziosita da qualche ottima trovata: la lista dei “maghi scomparsi” che ascoltiamo durante un momento di transizione, ad esempio, ha un tono così da II guerra mondiale da risultare pressochè perfetta; ma penso anche all’impacciato ballo che si concedono Harry ed Hermione, un momento di rara tenerezza, così come la distruzione del primo Horcrux con relativa “tentazione” per Ron, di altissima tensione.
Sono molte anche le delusioni, purtroppo. Una tra tutte riguarda la sequenza della tortura di Bellatrix Lestrange (Helena Bonham-Carter) a Hermione, con relativa incisione dell’espressione “sporca mezzosangue” sul suo braccio: una scena solamente accennata nel suo inizio e nella sua conclusione, e che probabilmente è stata tagliata per non turbare ulteriormente il pubblico dei più piccoli già abbastanza impaurito dal serpentone Nagini che si pappa la babbana. E’ anche mal realizzato un momento di poco precedente alla tortura, quando Harry viene catturato dai Ghermidori ed Hermione gli “rovina” un po’ la faccia per renderlo irriconoscibile con la conseguenza che Malfoy padre e Bellatrix non riescono a riconoscerlo (mentre in realtà è riconoscibilissimo).
Detto della debolezza dei dialoghi, ancora troppo fanciulleschi per poter essere pronunciati con credibilità da dei ragazzoni ormai maggiorenni (ma lo script si regala anche mal velati doppi sensi tipo Ron che esclama: “Mi sono sempre piaciute le fiamme di Hermione”… riferendosi a delle fiammelle, ovviamente…), viene confermata la totale inadeguatezza di Daniel Radcliffe. La sua oscena camminata (meravigliosamente presa in giro dall’attore che lo sostituisce mentre Potter, sotto false sembianze appunto, si infiltra al Ministero) è se possibile addirittura peggiorata, e il confronto con Rupert Grint (perfetto) ed Emma Watson (splendida ma doppiata orrendamente) non si pone nemmeno.
In generale, e vi prometto che concludo, questa prima parte di Harry Potter e i doni della morte (la seconda e ultimissima sarà nei cinema a luglio e si preannuncia molto più spettacolare con la battaglia di Hogwarts) si può dire abbastanza riuscita, spesso non scontata anche se generalmente piatterella (esemplare in questo senso la scelta, sbagliata a mio avviso, di non optare per un buon cliffhanger come finale ma di chiudere il film in tono calante e sommesso). Il mio voto, che potrebbe sembrare regalato, vada visto come un incoraggiamento per concludere la serie degnamente riportandola ai fasti iniziali.
Segue il trailer.
novembre 23rd, 2010 at 21:51
Non sono daccordo, film noiosissimo e sopravvalutato.
Il fondo il film lo tocca quando ci sono i 20-30 minuti dove il trio entra ed esce da una tenda e spacciano allo spettatore un po di finto dramma mascherato da sentimenti vari.
voto 4.
novembre 24th, 2010 at 00:56
il problema è che esattamente quello che succede nel libro: niente. Non si poteva fare nulla (se non accorciare di mezzora il tutto e andando incontro alle ire dei fan sfegatati…)
novembre 24th, 2010 at 15:54
anche io l’ho trovato pessimo, cinematograficamente parlando dato che i libri non li ho letti. noioso, lento e spesso scene uguali, con qualche spavento ogni tanto per non far addormentare lo spettatore.
Bill Nighy è il mio attroe preferito, quando vidi il suo nome nel cast ne fui molto contento sicuro che avrebbe portato qualità nel film, ed è cosi la porta ma solo per pochi minuti, i migliori di tutto il film.
Mi aspettavo molto di più ma dovevo aspettarmelo dopo gli ultimi due pessimi film questo non poteva essere di tanto migliore.
novembre 24th, 2010 at 18:27
Il vero dramma è che nel film Bill Nighy muore
novembre 24th, 2010 at 19:04
sì, e soprattutto muore nell’indifferenza generale. La battuta “Il Ministro è morto” ha nel film la stessa importanza di “Non ti ho fatto la torta per il compleanno”… Ma vabbè…