(Italia, 2010) di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Nabiha Akkari, Rocco Papaleo, Tullio Solenghi, Ivano Marescotti

Il voto di Paolino è… 6

Checco ha una passione: “fare sicurezza”. Ma non si vuole accontentare di selezionare gli ingressi all’entrata di discoteche sghembe, lui vuole farlo ai piani alti. Ed è così che, grazie a delle calde raccomandazioni, riesce ad avere un posto di security al Duomo di Milano, dove il vescovo in persona (Tullio Solenghi) lo accoglie calorosamente. Tra i corridoi del Museo del Duomo, Checco conosce Farah (Nabiha Akkari), di nazionalità araba, che con il fratello vuole mettere a segno un attentato alla Madonnina.

I numeri del primo giorno di programmazione di Che bella giornata parlano chiaro: l’Italia ha il suo nuovo fenomeno. Numeri da capogiro, che fanno impallidire i vari De Sica e Babbi Natale, e che sono (finalmente e una volta tanto) davvero meritati. Non tanto a livello artistico, perché purtroppo anche questo secondo film, come Cado dalle nubi, pur avendo a disposizione un budget notevolmente più alto che gli consente set prestigiosi come, appunto, Piazza del Duomo, si mantiene su standard registici davvero molto bassi. In particolare Gennaro Nunziante non sembra aver ben presenti le tempistiche comiche e spesso non coglie aspetti o non sottolinea a dovere espedienti che avrebbero potuto impreziosire il film. No, i film di Checco Zalone meritano il successo che hanno perchè finalmente in Italia si è riscoperta la vera comicità, quella che prende in giro i potenti e le istituzioni, che prende di petto i luoghi comuni, li assorbe e li risputa in forma esilarante, quella che fotografa una società ipocrita e corrotta da ideali deformati. Mette i brividi che a tutto questo sia associato il nome di Checco Zalone, ma se i più blasonati comici nostrani ormai si rifugiano dietro macchiette da oratorio e barzellettine catecumenali, il giovane e geniale Luca Medici (il suo vero nome) con la sua sorta di mix tra Mr. Bean e l’ispettore Clouseau, fa centro e non risparmia nessuno. Missioni in Iraq, Chiesa e religioni, forze dell’ordine: tutti messi alla berlina, tutti smascherati, tutti derisi. L’Italia ha bisogno della sgrammaticature di Checco Zalone per ricordarci di quanto molti italiani parlino esattamente come lui essendo convinti che sia quella la forma corretta da usare (e spero che ascoltarla su grande schermo non li rassicuri ancora di più di essere nella strada giusta), come ha bisogno di qualcuno che ricordi loro che la bontà sta nelle persone e non nelle razze.

Scene clou? Checco che si aggira per i corridoi del palazzo vescovile fingendo di essere all’interno di un romanzo di “don Brown”, gli insulti alla spasimante mezza cieca e, ovviamente, il finale “papale”. Ora speriamo solo che Luca Medici abbia l’accortezza di non svendersi e di non spremersi troppo, di prendersi il suo tempo per il ritorno su grande schermo e di non cedere alle logiche di mercato che tenteranno di convincerlo a mettere in cantiere fin da subito la sua opera terza.

Segue il trailer.