Shelter (Usa, 2010) di Måns Mårlind, Björn Stein, con Julianne Moore, Jonathan Rhys-Meyers, Jeffrey DeMunn, Frances Conroy, Nathan Corddry

Il voto di Paolino è… 5½

Cara (Julianne Moore) è una psichiatra forense abituata a portare alla luce i più reconditi e interiori motivi che giustifichino comportamenti alterati o azioni incomprensibili. Tutto ciò che lei non può spiegare è quindi, a parer suo, frutto dell’immaginazione umana, personalità multiple comprese. Il padre le sottopone il caso di David Bernburg (Jonathan Rhys-Meyers), un giovane costretto sulla sedia a rotelle. A parer suo nulla di strano nel ragazzo, se non fosse che – azionato a dovere – il ragazzo trasforma la sua personalità in quella di Adam Saber, che sa camminare benissimo ed ha un carattere decisamente più scontroso. Ma le varie tipologie di carattere non si fermano qui… Cara decide allora di indagare sul passato di questi nomi racchiusi tutti in un unico corpo.

Sarò breve. Anche perché non ho assolutamente nulla da dire su questo prodottino fotocopia, senza infamia e senza lode. Il motivo per fare uno sforzo e vederlo? Julianne Moore, bella e brava come sempre, che riesce a rendere credibile e non odioso un personaggio realizzato male, scritto peggio, senza sentimenti e a dir poco inefficace. Poi c’è Jonathan Rhys-Meyers. Ora, noi a Jonathan vogliamo bene: è la classica faccetta pulita da inglesino-per-bene, che svolge il compitino senza lasciare disgusto nello spettatore. Lo ricordiamo in tante cose belle (Velvet Goldmine, Sognando Beckham, Match Point, quattro anni di The Tudors) e non ci ha mai fatto vergognare di aver puntato su di lui. Però, insomma… dai… lo dite voi o lo dico io? Vabbè dai lo dico io, Johnny non è poi sto grande attore! Che va benissimo eh, ci mancherebbe, mica un attore deve saper per forza recitare in maniera straordinaria (c’è Jovanotti che non sa cantare ma sforna dischi da 30 anni!), basta che non faccia pena. Quindi io regista, o io produttore, chiamo Johnny quando ho un ruolo nelle sue corde che so mi sarà portato a casa a dovere. Ma cazzo, qui Johnny fa uno che soffre di personalità multiple e un tantinello demoniache!! Prima due, poi tre, poi quattro, poi cinque persone diverse nello stesso corpo! Risultato? La seconda gli riesce anche bene, già alla terza fa fatica, alla quarta sembra di assistere ad un’imitazione in stile Bagaglino. Tipo quelle che entra uno qualsiasi coi baffi e dice “Sono D’Alema”, e quella sarebbe l’imitazione. Ecco, insomma: a me Johnny in questo film ha fatto tenerezza, perché si è pure impegnato, ma alla fine della fiera… c’è chi può e chi non può!

Comunque, il film ha un paio di scene che reggono bene la tensione, la regia non è fastidiosa, c’è la gigantesca Frances Conroy di Six Feet Under in una particina e il finale è sempre quello ma almeno è un finale. Per appassionati del genere.

Segue il trailer.