(Italia, 2011) di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi, Raoul Bova, Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Giovanni Bruno, Lucia Ocone, Caterina Guzzanti, Riccardo Rossi

Il voto di Paolino è… 7

Alice (Paola Cortellesi) è una classica borgatara romana arricchitasi grazie al matrimonio con un ricco imprenditore (Dario Cassini) che però muore improvvisamente lasciandola sola con un figlio di 9 anni e un mare di debiti. Rimasta in bolletta, è costretta a lasciare villa e servitù: ed è proprio uno dei suoi ex camerieri, Aziz (Hassani Shapi), a trovarle una sistemazione in un quartiere multietnico di Roma, al Quarticciolo. Ma un lavoro onesto che possa farle risanare i conti non si trova,  e quindi Alice decide controvoglia di diventare escort di lusso.

L’esordio alla regia di Massimiliano Bruno, noto sceneggiatore di tutti i film di Fausto Brizzi nonché caratterista del nostro cinema comico recente (ma gli appassionati del telefilm cult Boris lo conosceranno soprattutto per la sua incarnazione di Nando Martellone) è una commedia che riesce a sorprendere spesso e decisamente in positivo. Girato tra amici (e l’affiatamento traspare tutto), Nessuno mi può giudicare ha due facce: la prima è quella data dal plot, grazie al quale si mettono in scena le avventure di una mamma-escort costretta a subire le più aberranti umiliazioni per amore del proprio figlio. E’ questa la parte più debole del film, vista anche la necessità di non calcare assolutamente la mano sullo spinoso argomento “sessuale” (non pensiate di assistere a rapporti erotici o nudi nel film). L’inizio poi, con la caduta in disgrazia della nobildonna, è veramente veloce e non troppo credibile. Ciò che invece appassiona è il background: a differenza di altri grandi successi come Benvenuti al sud e Che bella giornata, il film di Bruno parte sì dai luoghi comuni più usati nei confronti degli extracomunitari, ma mentre nei film sopracitati quegli stereotipi trovavano assoluta conferma (salvo poi la frasetta di circostanza nel finale), qui vengono mangiati e risputati mettendo in assoluto imbarazzo “l’italiano” (e che colpo averlo fatto uscire proprio nella settimana del 150esimo!). La forza del film sta proprio in una scalmanata banda di “stranieri furbetti” e “italiani reietti” (la coppia coatta formata da Lillo, senza Greg, e Lucia Ocone è da incorniciare) che sono una sorpresa dietro l’altra. Anche il centro attorno al quale si snodano le varie vicende, un internet point minuscolo, sporco in cui tutti si accalcano, è assolutamente veritiero: un’idea semplice ma efficacissima.

Tante le scene memorabili: dall’ingresso in scena di Riccardo Rossi (che io adoro!) come inviato di una sorta di Stranamore, alla comparsata geniale di Fausto Leali trascinato da una divertentissima Caterina Guzzanti. Inoltre la vera perla del film – che ha tra i pregi anche quello di regalare a Raoul Bova una delle interpretazioni più convincenti e folli della sua carriera – è il personaggio di Rocco Papaleo: tralasciando il fatto che questo attore sia sempre un po’ troppo sopra le righe per i miei gusti, qui interpreta il custode del palazzo, che è razzista ma è costretto a vivere circondato di africani & simili. Il suo si rivela però più un “razzismo di comodo”, per cercare di mantenere una sorta di potere nei confronti dei suoi dirimpettai. E’ così che nei loro confronti, ma anche verso il mondo degli omosessuali, si apre piano piano scoprendo ciò che in realtà ha sempre saputo. Un personaggio insomma molto più profondo di quanto si potrebbe pensare: una rappresentazione sottilissima di una serie di contraddizioni tutte italiane.

Nessuno mi può giudicare è un prodotto che fa sorridere, e ridere spesso, di gioia e col cuore, con una regia ben sopra la media italiana (basti vedere come Bruno fa uso del product placement senza farlo assolutamente pesare al pubblico, che quasi non se ne accorge: Neri Parenti impari) e con una Paola Cortellesi – italica Cameron Diaz – molto brava. Segue il trailer.