(Italia/Francia, 2011) di Nanni Moretti, con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Margherita Buy, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Camillo Milli, Roberto Nobile

Il voto di Paolino è… 7

E’ tempo di un nuovo Papa in Vaticano. Come se Joseph Ratzinger non fosse mai esistito, il film inizia con le immagini del funerale di un “amatissimo pontefice” (il cui nome non viene mai fatto ma è piuttosto lampante) e prosegue con l’inizio del Conclave nella Cappella Sistina, dal quale uscirà il nome del suo successore. Dopo alcune fumate nere, contro ogni previsione viene eletto il cardinale francese Melville (Michel Piccoli), che però, preso da ansia, paura e panico, non si presenta al balcone di San Pietro per salutare i fedeli. Il mondo ancora non sa il nome dell’eletto, ergo il Conclave non è sciolto e i cardinali tutti sono “imprigionati” in Vaticano. Per cercare di aiutare il nuovo Papa viene chiamato uno psicanalista (Nanni Moretti), che a sua volta dovrà vivere a stretto contatto con i più alti rappresentanti della Chiesa nel mondo.

Sarebbe meglio non dire altro della trama (che non si ferma affatto a quello che vi ho appena scritto, anzi) perché uno dei pregi di Habemus Papam sta proprio nel battere strade assolutamente inconsuete e inaspettate. Il ritorno in sala di Moretti (da regista) a cinque anni da Il caimano è un affresco tenero, ironico (ma attenzione: non beffardo) di un mondo che può essere anche distante anni luce dalle nostre idee e dalle nostre convinzioni (il personaggio del regista è appunto un ateo convinto) e che ci viene proposto in modo terreno, e non divino. Cardinali che giocano a carte e si sfidano a esilaranti tornei di pallavolo, che addirittura copiano tra di loro quando è il momento di scrivere il nome del nuovo Papa durante il Conclave ma che si dimostrano così umani quando vengono a scoprire le quote a cui ognuno di loro veniva dato dagli scommettitori.


L’inizio, a dire il vero, fa temere il peggio: un insulso giornalista del Tg2 (macchietta assolutamente poco credibile e mal riuscita, che irrita e non diverte) e un po’ di confusione, con i cardinali mostrati più come bambinetti irrequieti che come eminenti personalità. Poi, grazie a soprattutto alla bravura immensa di Michel Piccoli (ma alcune sue reazioni di panico sono un filino esagerate) il film prende quota, e l’entrata in scena di Moretti è spettacolare. Proprio i suoi momenti sono i più divertenti, e un paio di buone gag sono infilate a dovere in sceneggiatura (il tormento del “deficit di accudimento” ad esempio, che coinvolge anche Margherita Buy). Chi si aspettava un attacco alla Chiesa rimarrà aspramente deluso: Habemus Papam narra delle debolezze di ogni uomo: del prete come dello psicanalista, del Papa come dell’attore sul palco.

Un film non è esente da difetti (troppo lunghe alcune scene, troppo forzate altre, un pre-finale in un teatro decisamente poco efficace e diretto non splendidamente) ma che azzecca molti momenti sia di divertimento che di riflessione, una riflessione per laici e per credenti. Tanto, come dice in una scena uno dei prelati, “Nessuno andrà all’Inferno, l’Inferno è deserto”.