aprile 22nd, 2011CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE
Red Riding Hood (Usa, 2011) di Catherine Hardwicke, con Amanda Seyfried, Gary Oldman, Billy Burke, Shiloh Fernandez, Max Irons, Virginia Madsen, Lukas Haas, Julie Christie
Il voto di Paolino è… 5
In un piccolo villaggio situato nel centro di una cupa foresta, da due generazioni la popolazione è terrorizzata da un lupo mannaro che, ad ogni luna piena, torna a mietere vittime. La giovane Valerie (Amanda Seyfried), innamorata del coraggioso e aitante Peter (Shiloh Fernandez) ma promessa sposa al più anemico ma benestante Henry (Max Irons), decide di fuggire con il suo innamorato quando il villaggio viene scosso da una nuova ondata di omicidi, a causa dei quali perde la vita anche la sorella della giovane ragazza. Per sconfiggere la Creatura una volta per tutte, viene chiamato l’esperto Padre Solomon (Gary Oldman), mentre alcuni uomini del posto decidono che è meglio far da sé. Nel frattempo Valerie viene a scoprire segreti impensabili sul passato della sua famiglia.
Prepariamoci, perché la nuova moda di Hollywood è rifare in salsa “adulta” vecchie fiabe del passato (in arrivo anche Hansel & Gretel: Witch Hunters con Gemma Arterton e Jeremy Renner, e si vocifera di una possibile Sirenetta): se il buongiorno si vede dalla Hardwicke, diciamo che non c’è da star tranquilli. Parte il film e, ops, un deja-vu: ma questo è Twilight (di cui la Hardwicke ha diretto il primo capitolo…)! Stessi prati fioriti, stessa fotografia allucinata, stessi movimenti di macchina a proboscide, e stesso triangolo amoroso… Però qui non c’è un liceo, c’è un villaggietto a cui non ci si crede neanche per mezzo secondo: in teoria starebbero tutti vivendo in mezzo allo sporco, alla neve, alle pantegane e al fango, e invece sono tutti belli puliti, non c’è un vestito che abbia una macchia, le donne hanno la permanente e il rossetto (!!) e gli uomini sono pettinati allammoda con ettolitri di gel. Il senso di tutto ciò? Ci sfugge.
Poi entra in scena Gary Oldman, che è sempre un bel vedere e si porta appresso un personaggio, una sorta di Van Helsing, che in effetti fa la differenza in più di una scena. Che dire poi del lupo mannaro? Elegante e maestoso certo, ma poi si mette a parlare telepaticamente a Valerie (sic!), quindi capite bene che la sua credibilità va a puttane! E la nonna? Ovvio che c’è la nonna di Cappuccetto Rosso, ed è proprio lei a regalarle il mantello scarlatto: beh, il suo ruolo è attaccato al resto del film con lo sputo (non è un caso che sia l’unico personaggio che non vive nel villaggio ma in mezzo alla foresta, senza un vero perché).
L’intento della Hardwicke era forse quello di fare un melodramma giovanile sporcato di sangue, peccato che la patina modaiola e ammiccante di cui la regista ha deciso di farsi portatrice sana (rimpianti per aver lasciato la saga dei vampiri?) renda il tutto assolutamente non credibile, e solo potenzialmente affascinante. La Seyfried mai come in questo film è totalmente fuori luogo (per la totale mancanza di spessore e di importanza del suo ruolo poteva bastare una sconosciutabarrasciacquetta qualsiasi), mentre la povera Julie Christie nel ruolo della nonna sembra solo pensare alle bollette che salderà col suo compenso.
aprile 22nd, 2011 at 21:51
Stavo giusto pensando poco fa: “chissà quando Paololo farà la recensione di cappuccetto rosso sangue”.
Dalla Hardwicke d’altronde non potevo aspettarmi di certo qualcosa di incredibile, ma almeno la decenza. E invece film dopo film mi rovinano ogni cosa, pure cappuccetto rosso. Ora manca solo il coglione di turno che rifaccia Alice in versione Mc Gee’s ammerda e siamo a posto.