Hall Pass (Usa, 2011) di Peter e Bobby Farrelly, con Owen Wilson, Jason Sudeikis, Jenna Fischer, Christina Applegate, Richard Jenkins, Stephen Merchant, Larry Joe Campbell

Il voto di Paolino è… 5½

Rick e Fred sono due amici quarantenni. Entrambi sposati, il primo con tre figlie e il secondo ancora a secco, amano le proprie mogli ma non possono fare a meno di guardare alle altre, giovani donne che incontrano per strada con desiderio e voluttà. Ancorati ad una concezione adolescenziale della vita, e convinti che se fossero ancora giovani e scapoli potrebbero avere tutte le donne che desiderano e fare sesso a volontà, Rick e Fred finiscono per esasperare così tanto le rispettive consorti che esse decidono di concedere ai rispettivi mariti una “libera uscita”: una settimana di vacanza dal matrimonio, in cui i due saranno liberi di fare ciò che loro pare. Rick e Fred scopriranno che la realtà è ben diversa da ciò che hanno sempre sognato.

I fratelli Farrelly sono nati con poche idee. E se le sono sparate tutte nei loro primi film. Così da anni sfornano commediole semplici e stanchine in cui solo a sprazzi compare la loro vera anima dissacrante e spavalda. Ci sono due scene in Libera uscita che sono true-Farrelly-style: due primi piani lunghi e dettagliati di membri maschili – ancora oggi rarissimi al cinema – con il faccione disorientato di Owen Wilson tra di essi, e uno “spruzzo” in vasca da bagno che è da standing ovation. Cazzi e merda insomma. Volgarità? Cattivo gusto? Sì, ed avercene.

Per il resto Libera uscita non è altro (ma lo erano anche i loro ultimi film, da Lo spaccacuori a Fratelli per la pelle) che una storia priva di mordente, portata avanti da due protagonisti bolsi e invecchiati male, con dei ruoli secondari mal sfruttati (c’è anche il compagno di merende di Ricky Gervais, Stephen Merchant, che purtroppo dà il meglio di sé soltanto durante i titoli di coda quando mezzo pubblico se l’è già data a gambe) e poco ritmo. I mondi della commedia perbene e degli slapstick volgarotti non possono andare a braccetto: le prime vogliono buoni sentimenti e personaggi ottimisti, i secondi hanno bisogno di cattiverie continue e personaggi sgradevoli. Ecco quindi che questo film dei Farrelly, non avendo le idee chiare fin dal principio, non riesce a soddisfare nessuna delle due fette di pubblico a cui è rivolto. In ogni caso, anche grazie ad uno svitato barista malato di mente e alle due scene di cui sopra, Libera uscita è il miglior film dei Farrelly dai tempi di Io, me & Irene. Ed è tutto dire.