Transformers: Dark of the Moon (Usa, 2011) di Michael Bay, con Shia LaBeouf, Josh Duhamel, John Turturro, Tyrese Gibson, Rosie Huntington-Whiteley, Patrick Dempsey, Frances McDormand, Kevin Dunn, Julie White, John Malkovich, Alan Tudyk, Ken Jeong

Il voto di Paolino è… 5½

Meglio del disastroso secondo episodio, ma tutt’altro che ciò che aveva promesso a più riprese Michael Bay. Il terzo capitolo di Transformers fa ciò che tutti i fan di questa saga si auspicavano: non si perde in chiacchiere. Per farla breve, c’è un prologo (sbarco sulla Luna, Kennedy ricostruito digitalmente), e poi si dà il via all’azione. E non si smette più. Stacchi di montaggio tra un set e l’altro, una sequenza e l’altra, drastici e velocissimi, mentre l’editing dei rocamboleschi momenti d’azione che Bay solo sa fare in maniera così folle ed eccitante si è invece notevolmente rallentato per permettere una maggiore fruizione del 3D, che in ogni caso mal si presta per la confusione sulla scena e, di conseguenza, nel nostro povero cervello.

Ci sono momenti davvero epici: da una sequenza in autostrada in cui Shia LaBeouf viene sballottato in maniera fenomenale, alla battaglia finale a Chicago che da sola dura praticamente un’ora ed è quando di più assurdo visto negli ultimi anni, tra palazzi che si piegano (ma non si spezzano) e stunt clamorosi. L’effetto sorpresa del primo capitolo è impensabile: ce ne siamo accorti tutti appena iniziato La vendetta del caduto un paio d’anni fa. Quindi Bay ha pensato bene di concludere senza badare troppo alla trama (di cui ci è sempre fregato poco) e dedicandosi ai botti.

Non c’è più Megan Fox (“Non ci piaceva, era cattiva” dicono due robottini, chiaro riferimento alla faccenda Hitler), piccolo ruolo per il vero Buzz Aldrin, new entry straordinarie (Ken Jeong, Frances McDormand e John Malkovich, insieme al solito gigantesco John Turturro, danno da soli dignità a tutto il film), le vocione noiose dei robot e molta più violenza cattiva e crudeltà: se non fosse che al posto del sangue dalle macchine esce olio, sarebbe stato un film da vietare. Tutto il resto è cinema estremo e iperbolico, senza struttura e poco appassionante.