Vanishing on 7th Street (Usa, 2010) di Brad Anderson, con Hayden Christensen, John Leguizamo, Thandie Newton, Jacob Latimore

Il voto di Paolino è… 5½

Nella multisala all’interno di un grande centro commerciale di Detroit stanno dando uno dei “soliti film con Adam Sandler che combina casini”, a detta del proiezionista interpretato da John Leguizamo, quando d’un tratto un blackout lascia tutta la struttura al buio. Stessa sorte tocca anche all’ospedale nel quale sta lavorando la fisioterapista Thandie Newton. Senza più corrente elettrica, e con il sole che si fatica ad intravedere, pare che il mondo intero sia piombato nell’oscurità e soprattutto che tutta la sua popolazione sia scomparsa nel nulla, lasciando sul terreno solamente i vestiti che circondavano ogni corpo. Al suo risveglio, il reporter televisivo Luke (Hayden Christensen) si accorge di essere rimasto solo al mondo, e in una città fantasma sempre più avvolta dalle tenebre si muove cercando superstiti e una ragione a tutto questo: ben presto fa una scoperta inquietante…

C’è del talento in Brad Anderson, il regista che fece perdere a Christian Bale 28 chili per interpretare L’uomo senza sonno ma che da allora non è più stato capace di imporsi come un vero talento nel panorama giovane americano, finendo per dover dirigere episodi di svariati telefilm (Fringe, The Shield, The Wire) in attesa della riscossa cinematografica. Riscossa che non è arrivata neppure con questo Vanishing on 7th Street, praticamente non visto in patria, che ad un senso di incompiutezza narrativa piuttosto marcato risponde però con una forte identità visiva fatta di un contrasto buio/luce decisamente riuscito e angosciante.

Il film paga lo scotto di una trama insufficiente a riempire il tempo minimo di un lungometraggio, finendo nel finale per risultare indigesto a causa di una risoluzione che tira in ballo le credenze religiose e la teoria creazionista, ma ha il suo punto di forza in immagini e sequenze decisamente perturbanti, con le quali il regista crea un vero e proprio gioco di fascinazione dell’oscurità, immergendo lo spettatore nel buio più totale (questo film meriterebbe davvero una visione in sala) e dandogli soltanto pochissimi punti di luce a cui aggrapparsi, esattamente come sono costretti a fare i protagonisti per sopravvivere. Facendo tesoro di grandi esempi fantascientifici del passato, da L’invasione degli ultracorpi a L’ultimo uomo sulla terra, Anderson riesce a rielaborare e a rendere personali temi già abusati dal cinema dando loro una forma nuova e affascinante. Peccato appunto per una pochezza narrativa e contenutistica di fondo che non riesce a rendere Vanishing on 7th Street sufficiente sotto ogni aspetto.