agosto 23rd, 2011Classiche robettine da HBO: “Boardwalk Empire” e “Game of Thrones”
Ormai i tempi in cui ci si stupiva di come la qualità del piccolo schermo potesse spesso competere e superare quella di molti prodotti cinematografici più ambizioni sono fortunatamente passati (addirittura il Festival di Venezia, la settimana prossima, proporrà come evento speciale la miniserie di Todd Haynes Mildred Pierce, con Kate Winslet). Nella stagione 2010/2011 HBO ha calato due veri e propri pezzi da 90, che assicureranno fortuna e ascolti anche nei prossimi anni, il primo in apertura e il secondo in chiusura di ogni annata: Boardwalk Empire e Game of Thrones.
Il primo (12 episodi, già trasmessi anche in Italia da SkyUno, la seconda stagione parte negli Usa il 25 settembre) è opera dello sceneggiatore de I Soprano Terence Winter ed è ambientato ad Atlantic City durante l’epoca del proibizionismo. Enoch “Nucky” Thompson (Steve Buscemi, premiato con il Golden Globe per la sua interpretazione, così come la serie l’ha vinto come Miglior drama) è il tesoriere di Capital City, e grazie ai suoi contatti e al suo potere ne è praticamente il boss. Controlla la polizia, i trafficanti, offre protezione a chi non gli volta le spalle e sa essere violento e vendicativo con chi gli fa uno sgarbo. Corrotto fino alla punta dei capelli, Nucky crea una fitta rete di collaborazioni per diventare ricco col commercio illegale dell’alcol, aiutato dal giovane Jimmy Darmody (Michael Pitt), suo protetto.
Con un cast di prim’ordine, in cui trovano posto anche Michael Shannon (candidato all’Oscar per Revolutionary Road e ora sul set come villain del nuovo Superman), Kelly Macdonald (Non è un paese per vecchi) e Stephen Graham, che interpreta un giovanissimo Al Capone, Boardwalk Empire trasmette sul piccolo schermo, con scenografie e costumi curatissimi e una dose di violenza massiccia, le atmosfere di tanti classici e storici crime-movie, dal Padrino a Quei bravi ragazzi, con intensità e cura dei dettagli e dei personaggi. Non a caso il pilot (che è costato qualcosa come 20 milioni di dollari!) è stato diretto nientemeno che da Martin Scorsese, che di scagnozzi se ne intende. Boardwalk Empire non è né un prodotto televisivo né osa territori inesplorati, ma è un classico e ben strutturato affresco di un’epoca piena di vizi e contraddizioni, che tra realtà e finzione riesce a dare una chiave di lettura non certo esaltante anche dell’America d’oggi.
Voto alla prima stagione: 8
E che dire di quello che HBO ha tenuto in serbo per la primavera? Il passo era inevitabile: sono tante le saghe letterarie che si potrebbero prestare ad una trasposizione cinematografica che segua le orme del Signore degli Anelli, ma i rischi sono sempre alti, servono nomi di richiamo nel cast e, soprattutto, condensare in 2 o 3 ore volumi di migliaia di pagine è un’operazione pressoché impossibile. La serialità televisiva, in questo caso, è la morte loro. Il primo a pensarci è stato Ridley Scott con la sua versione in otto parti (che già non bastavano) de I pilastri della terra, mentre tocca ora alle Cronache del ghiaccio e del fuoco, una serie di romanzi fantasy di George R.R. Martin, vedere la luce. E’ lo stesso Martin ad essersi sempre opposto ad una versione per il cinema dei suoi romanzi, sia perché avrebbe sminuito la sua visione epica sia per le numerose scene di sesso e violenza che sarebbero state impossibili da trasporre.
In tv invece, strano ma vero, niente di tutto ciò è più un problema. I 10 episodi della prima stagione (la seconda è in preparazione) seguono alcune linee narrative dei romanzi Il grande inverno e Il trono di spade: Eddard Stark (Sean Bean), lord di Grande Inverno, riceve dal re Robert Baratheon (Mard Addy), suo amico fraterno, l’incarico di recarsi ad Approdo del Re per ricoprire la carica di Primo Cavaliere. Ma una guerra incombe tra i Sette Regni, la casata dei Lannister mira al trono, mentre il figlio bastardo di Eddard decide di arruolarsi nei Guardiani della notte che sono di stanza alla Barriera, un enorme muro di ghiaccio che separa gli uomini dalle pericolose terre del Nord. Anche Viserys, della casa dei Targaryen, punta ad appropriarsi del Trono di Spade, e per rafforzare le sue possibilità decide di far sposare la sorella Daenerys a Khal Drogo, signore dei selvaggi Dothraki.
Capirete che è facile perdersi in una trama così fitta (e ve ne ho scritta solo una parte): l’eccezionalità di Game of Thrones sta proprio nella miracolosità della scrittura, che tiene in piedi miriadi di pezzi in maniera ottima (e per capire la disposizione dei luoghi fittizi in cui è dislocata l’azione, ci pensa la splendida sigla a renderci chiare le idee). Punti di forza? Alcuni personaggi spettacolari, su tutti un’autentica forza della natura: Peter Dinklage, il nano più famoso del cinema (Funeral Party, Il principe Caspian), ha un ruolo di primo piano che gli frutterà diversi premi, e tutti meritatissimi: per darvi un’idea, nella sua prima apparizione durante il primo episodio sta scopando allegramente in un bordello, e ogni sua battuta è fulminante, furba e cinica. Voto 1000. Sean Bean invece, Boromir nella trilogia di Peter Jackson, dona un’interpretazione magistrale a quello che è il vero perno della prima stagione del telefilm, che è anche l’unico personaggio a non lasciarsi andare ai tripudi di sesso e scandali di cui il regno che deve governare è pieno. C’è anche Jason Momoa, il nuovo Conan, che però per fortuna parla poco, mentre non si contano le nudità integrali maschili e femminili, le budella sventrate, persino i mezzi incesti. Un’epopea arrogante nella messa in scena quanto dannatamente appassionante.
Voto alla prima stagione: 8
agosto 24th, 2011 at 15:24
Sto guardando proprio in questi giorni le puntate in inglese di Game of Thrones (ne avevo letti i libri alcuni anni fa): mi aspettavo una schifezza in stile Xena (e quando si parla di serie TV fantasy il rischio è SEMPRE in agguato), ma ho dovuto ricredermi dopo aver visto i primi 10 minuti della prima puntata.
Condivido le tue considerazioni sul nano: nel libro è un personaggio sagace, pungente, uno dei più caratteristici, e queste peculiarità non si perdono nella trasposizione su schermo.
agosto 24th, 2011 at 19:10
Ecco forse non ho specificato che io non ho letto i libri quindi non potevo fare un paragone, ma sono contento di ciò che mi dici!