agosto 27th, 2011THIS IS ENGLAND / recensione
This Is England (Gran Bretagna, 2006) di Shane Meadows, con Thomas Turgoose, Stephen Graham, Jo Hartley, Andrew Shim, Rosamund Hanson
Il voto di Paolino è… 8
Inghilterra, 1983. Shaun ha dodici anni, è orfano di padre (morto nella guerra delle Falkland) ed ha una madre apprensiva e premurosa che lo bada a casa. Shaun è costantemente preso in giro a scuola, deriso ad esempio per il suo abbigliamento fuori moda. La corazza che il ragazzo si è costruito attorno, fatta di pomeriggi trascorsi da solo sulla spiaggia e di un linguaggio sboccato da adulto che gli serve come difesa ad attacchi fisici ai quali non può rispondere, sta per essere distrutta da un gruppo di skinheads qualche anno più grandi di lui che lo “adottano” nel loro gruppo e lo trasformano in uno di loro. Non sanno però che anche quel gruppo così unito sta per essere spaccato dall’arrivo del capobranco, uscito di carcere dopo due anni.
Cinque anni sono passati dal Premio della Giuria che il Festival di Roma ha assegnato a questo possente film di Shane Meadows: un affresco impressionante di un preciso angolo di epoca storica, fatto di momenti di pura nostalgia (Shaun nel negozio di fumetti), di altri quasi scioccanti (il momento di un vero bacio tra il piccoletto e una ragazza più grande di lui è piuttosto disturbante) e di altri di amara rassegnazione. La prima mezz’ora rasenta il capolavoro: lo sguardo impietrito e così profondo del piccolo protagonista (Thomas Turgoose) tocca il cuore, e i suoi primi incontri con la banda di skinheads scapestrati disorientano lo spettatore: dove vuole andare a parare questo film?
L’entrata in scena di Stephen Graham (interpretazione notevolissima la sua) ci indica la via, una via più tradizionale ma non per questo banale. Il pubblico a quel punto può decidere di concentrarsi sulle motivazioni che spaccano il gruppo e sull’analisi sociologica di anni difficili per l’Inghilterra: da una parte chi sceglie di aderire al National Front e di osteggiare i neri e gli immigrati, dall’altra chi sceglie la via più pacifica e razionale. Shaun rimane, ammutolito ma tenace, a cavallo tra i due gruppi, e nel finale deve mostrare chi è veramente.