Tinker, Tailor, Soldier, Spy (Gran Bretagna/Francia/Germania, 2011) di Tomas Alfredson, con Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt, Benedict Cumberbatch, David Dencik, Kathy Burke, Stephen Graham, Tom Hardy, Ciaran Hinds, Toby Jones, Mark Strong, Jared Harris

Il voto di Paolino è… 7½

Londra, 1973. In seguito all’insuccesso di una missione in terra ungherese, il capo dell‘intelligence britannica (John Hurt) è costretto alle dimissioni. Con lui lascia il gabinetto anche George Smiley (Gary Oldman), il quale però poco dopo viene convocato dal sottosegretario governativo per una missione delicata e importante: scoprire l’identità di un infiltrato filosovietico che siede proprio attorno al maggior tavolo del Circus.

Ho visto La talpa al Festival di Venezia lo scorso settembre. Ma non me la sono mai sentita di scriverne una recensione: perché il film – per stanchezza – non me lo sono goduto, e perché i lunghissimi e complicati intrecci fatti di miriadi di nomi e situazioni erano faticosamente seguibili cercando di star dietro ai sottotitoli. Risultato? La trama mi risultò ostica da comprendere, e a malapena riuscii a capire chi era questa “talpa”. Ciò di cui avrei potuto subito parlare era la straordinaria qualità tecnica del film, la colonna sonora perfetta e la valanga di ottime interpretazioni (Oldman su tutti, ma Firth, Hurt e Strong sono incredibili) che la pellicola portava con sé.

Rivisto oggi, La talpa conferma tutte le sue qualità: sotto l’occhio glaciale di Tomas Alfredson (il regista di Lasciami entrare, quello svedese), il film è un vorticoso girotondo di nomi e situazioni, flashback e rimandi, in cui è facile perdersi ma nel quale si naviga con infinito piacere. Pochissimo è spiegato, mentre alcuni degli accadimenti più importanti vengono solo accennati, o lasciati in secondo piano: è un gioco appassionante, una caccia alla spia condita da profumi inebrianti, ambienti sudici, fumo e alcol. Gary Oldman (che a mio parere rimane uno degli interpreti più sottovalutati della nostra Storia, meritevole di tutt’altre attenzioni) dona al suo Smiley una leggerezza fuori dal tempo, imperscrutabile e addirittura tenera. Se esistesse un Dio del cinema, avrebbe l’Oscar in mano. Ma mi sa tanto che non gli regaleranno manco la nomination.