gennaio 20th, 2012L’ORA NERA / recensione
The Darkest Hour (Usa/Russia, 2011) di Chris Gorak, con Emile Hirsch, Olivia Thirlby, Max Minghella, Rachael Taylor, Joel Kinnaman, Veronika Ozerova
Il voto di Paolino è… 4
Due giovani americani volano a Mosca per vendere ai russi un’applicazione per smartphone di loro creazione. Arrivati sul posto scoprono però che un collega svedese (Joel Kinnaman, The Killing) ha fregato loro l’idea e li ha preceduti. Consolandosi la sera stessa al bancone di un bar, vengono sorpresi, come tutta la popolazione, da un attacco di misteriose e invisibili creature che disintegrano in un baleno ogni essere umano. Sean, Ben e i pochi sopravvissuti devono trovare un modo per scampare alla morte.
Partendo da uno spunto buono più per un cortometraggio, L’ora nera si trascina stancamente per 90 minuti riuscendo a fallire in tutto: i personaggi sono odiosi e stereotipati, l’azione si ripete sempre uguale, le morti avvengono senza pathos e la sceneggiatura pare stata scritta su un tovagliolino sporco di rossetto. Tra l’altro stupisce, per un’americanata in Russia, come quest’ultimo il Paese in cui si svolge l’azione venga bellamente schernito con affermazioni mica da niente del tipo “qui la legge non esiste”.
Dietro al progetto c’è Timur Bekmambetov, quello di Wanted, il regista russo trapiantato negli USA che si è dato alla produzione di questo B-movie ambientato nella sua terra natìa probabilmente più per spirito nazionalpopolare che altro (insomma, perché gli alieni devono distruggere sempre e solo Washington? Se la prendano anche con il Cremlino ogni tanto!). Invece il regista è un ex scenografo (!). Mi interessa più soffermarmi sul giovane Emile Hirsch, il protagonista, per prenderlo come esempio di classico attore americano poliedrico: il ragazzo, per potersi concedere il lusso di lavorare, probabilmente sottopagato, in film come Into the wild, Killer Joe e il prossimo di Castellitto, accetta di partecipare anche a merdaccia come questa, magari svogliato, come è evidente, ma intanto facendosi conoscere dal pubblico. Insomma sì ce l’ho con te, Elio Germano.