Questo post non è critico. Questo post è ciò di più lontano dalla critica oggettiva e impersonale. Questo post presenta incongruenze, confusionarietà e parzialità informativa.

Come in quasi tutte le serie televisive, i personaggi da gestire sono tanti. E non è detto che tutti riescano col buco. Ci sono quelli che vengono aggiustati in corsa, ci sono quelli che nascono sotto una cattiva stella e sotto quella stella sono costretti a rimanere finché contratto non venga rescisso. Eccovi una mia breve classifica di cinque characters – e relativi attori, che spesso (almeno in un caso di questi) fanno la loro parte – che non riesco personalmente a sopportare. Ho volutamente limitato la scelta a personaggi di serie tutt’ora in onda e ancora in produzione.

  • QUINTO POSTO.

Astrid Fansworth, Fringe (played by Jasika Nicole)

Qui non si tratta di odio, assolutamente. Però il personaggio di quella che nel corso delle serie ideata da JJ Abrams finisce per diventare una sorta di assistente personale del dottor Bishop (John Noble), quasi una sua badante, è decisamente uno dei regular meno influenti dell’intera serialità televisiva americana. Totalmente priva di ironia e di spigliatezza, in parole povere è totalmente inutile. Togliete Astrid da Fringe e resterà esattamente Fringe. Nessuno ne sentirà la mancanza. E la sua ciambella ha un buco talmente mal riuscito che pure la sua doppia “dell’altro universo” è insulsa e (quella sì) estremamente irritante.

  • QUARTO POSTO.

Sookie Stackhouse, True Blood (played by Anna Paquin)

Al centro di un triangolo/quadrato/pentagono amoroso (non si contano più i lati) da ormai cinque stagioni, il personaggio di Sookie Stackhouse non può fare altro che immedesimarsi costantemente nella figura della sciacquetta di Bon Temps. C’è poco da fare: Sookie è scema, tonta, ingenua, e pure un po’ troia. Persino l’autrice dei romanzi da cui la serie ha preso ispirazione si è discostata dalla rappresentazione che Alan Ball continua a tratteggiare per Sookie. E l’interpretazione del premio Oscar (!) Anna Paquin non aiuta. Per fortuna attorno a lei si muovono cose ben più interessanti.

  • TERZO POSTO.

Mary Margaret Blanchard/Biancaneve, Once Upon A Time (played by Ginnifer Goodwin)

E’ stata decisamente un’annata affollata di BiancanevI. E tutte incredibilmente criticabili. Nel film di Tarsem era interpretata dal monociglio umano Lily Collins, nel film di Saunders non c’era gara tra Kristen Stewart e la Regina Charlize Theron, mentre in tv, nella serie rivelazione dell’anno, ha il volto moderno di “Sorella” Mary Margaret. Un personaggio talmente stucchevole e zuccheroso da far apparire estremamente forzati i momenti in cui la sceneggiatura prevede che la donna tiri fuori le palle. E anche qui, il paragone con la Regina cattiva non sussiste, così come appare incollata con lo scotch la storia d’amore con il bel Principe che probabilmente ha del salame sugli occhi.

  • SECONDO POSTO.

Marshall Eriksen, How I Met Your Mother (played by Jason Segel)

Qui lo ammetto: l’odio è più per l’attore che lo interpreta che per il personaggio in sé. Se Jason Segel può essere un attore comico, allora non capisco perché io non possa essere un modello di Abercrombie. Ma inserito nel contesto di quella che, credo fermamente, sia la comedy più sopravvalutata del decennio (neglio anni ’90 non avrebbe sfigurato, ma oggi, quando la comicità in tv ha raggiunto le vette impareggiabili di Parks & Recreation, Community, The Office e compagnia, appare vecchia e stantìa) il personaggio di Marshall è irritante. Un bambinone apatico e senza verve che non fa mai ridere ed è in costante sofferenza dinanzi al vero mattatore del serial, Neil Patrick Harris, a cui si augura un futuro professionale decisamente più importante.

  • PRIMO POSTO.

Walter White Jr., Breaking Bad (played by RJ Mitte)

Se cattivo devo essere, vorrei poterlo essere fino in fondo. Premessa: stiamo parlando di una delle serie più elettrizzanti e stupefacenti degli ultimi anni, che si avvia alla conclusione con la sua quinta, stupenda stagione, in onda attualmente su AMC. Sul personaggio protagonista, il Walter White di Bryan Cranston, si potrebbero scrivere (e forse qualcuno lo farà) trattati e saggi. Ma ciò non toglie che attorno a lui, per volontà degli sceneggiatori molto spesso, si muova un universo di personaggi così irritanti da fare il tifo plateale per la loro lapidazione. Ripeto: è voluto: la moglie di Walter, Skyler, ma anche i cognati Hank e Marie, nelle loro caratterizzazioni della famiglia media americana, culturalmente povera e con dei lavori insoddisfacenti, sono esasperanti esattamente come richiesto dagli script di Vince Gilligan. Ma nessuno riesce a raggiungere le vette di odio che qui si nutre verso il personaggio del figlio di Walter, interpretato da un attore che anche nella vita reale soffre di una leggera paresi cerebrale. Ogni cosa che dice, ogni cosa che fa, il suo dover continuamente mettere bocca in situazioni che non lo riguardano, ogni cosa di lui fa sperare in una morte lenta e dolorosa. Che dubito arriverà, purtroppo.