Fast & Furious 6 (Usa, 2013) di Justin Lin, con Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Luke Evans, Michelle Rodriguez, Elsa Pataky, Jordana Brewster, Gina Carano, Tyrese Gibson, Ludacris
Il voto di Paolino è… 7
In sala dal 22 maggio.
La banda di criminali gentili guidata da Dom Toretto (Vin Diesel) e Brian O’Conner (Paul Walker) si sta godendo, in giro per il mondo, i 100 milioni di dollari guadagnati dal loro colpo a Rio. Ma l’agente Hobbs (Dwayne Johnson) ha bisogno di Dom e della sua squadra per sgominare i tentativi di un boss criminale (Luke Evans) di acquisire un pericolosissimo software. Perché mai Toretto dovrebbe tornare in pista per aiutare le forze di polizia? Perché Letty (Michelle Rodriguez), creduta morta, è in realtà viva e vegeta e sta dalla parte sbagliata.
C’è poco da fare, la saga di Fast & Furious sta vincendo tutto. Se il quinto capitolo sembrava insuperabile con quei lanci impossibili da ponti alti chilometri e con quel caveau di tonnellate trainato per le strade di Rio da un paio di auto, Justin Lin mette il turbo e per il suo ultimo capitolo del franchise che ha contribuito a rilanciare (il prossimo sarà diretto da James Wan) si inventa l’impossibile. Su Justin Lin, permettetemi la parentesi, andrebbero scritte tesi di cinema: assunto per dirigere il capitolo “apocrifo”, quel Tokyo Drift senza i protagonista originali e apparentemente destinato al fallimento, si fa invece notare per il suo stile di regia asciuttissimo, per la sua originalità fuori dagli schemi, per la sua attenzione e ai personaggi. E Vin Diesel, che gli regala un cameo finale e riapre tutto un nuovo orizzone, porta alla realizzazione del quarto capitolo rimettendo insieme tutto il team e imboccando la strada giusta. Mai saga sembrava così arenata ed è rinata così alla grande. Pazzesco.
Il successore di Justin Lin avrà una bella gatta da pelare: in questo sesto capitolo, aperto da dei titoli di testa che fanno da megariassuntone delle puntate precedenti, succede il finimondo: carri armati, aerei trainati giù da auto in corsa (su una pista di decollo lunga così tanto da far invidia ai campi da calcio di Holly e Benji ma vabbè), inseguimenti pazzeschi tra le strade di Londra e botte da orbi. Tante botte. Botte pazzesche. The Rock fa paura per quanto è gonfio (Vin Diesel al suo fianco pare un bimbominkia), e far combattere Gina Carano contro Michelle Rodriguez farebbe eccitare (cinematograficamente e non) persino un comodino.
Peccato per un villain-macchietta che rifà pari pari una scena di esplosioni in un parcheggio sotterraneo già vista nel Cavaliere Oscuro con tanto di simil-Batmobile. Per fortuna è all’inizio, e ci sono altre due ore abbondanti di goduria sfrenata che passano in un baleno. E la scena finale (importantissima per la storyline di tutta la saga) è la madre di tutte le scene finali. Quasi un crossover Fast&Furious/Mercenari che sarebbe l’apoteosi del testosterone nonché un epico e storico passaggio di consegne.