maggio 22nd, 2013Italia-Usa: è guerra!

news-ameriquaO almeno questo mi aspetto nel giro delle prossime ore: una dichiarazione di guerra nei nostri confronti. E il motivo è semplice: abbiamo deluso nientemeno che un Kennedy. Proprio uno di quei Kennedy. Ma andiamo con ordine…

La scorsa settimana è uscito nei cinema del nostro paesello, che tra poco cesserà di esistere, un film dal titolo Ameriqua. Il film racconta le avventure di un giovane rampollo newyorchese a cui i genitori tagliano i fondi e che decide di spendere i suoi ultimi risparmi per un biglietto aereo per l’Italia. Dal suo sbarco nella penisola che, ricordo, ha le ore contate, inizia ad imbattersi in criminali mafiosi, belle ragazze, buon cibo, e forse qualche mandolino. (continua dopo il saltino…)

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fast___furious_6_nuova_data_e_posterFast & Furious 6 (Usa, 2013) di Justin Lin, con Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Luke Evans, Michelle Rodriguez, Elsa Pataky, Jordana Brewster, Gina Carano, Tyrese Gibson, Ludacris

Il voto di Paolino è… 7

In sala dal 22 maggio.

La banda di criminali gentili guidata da Dom Toretto (Vin Diesel) e Brian O’Conner (Paul Walker) si sta godendo, in giro per il mondo, i 100 milioni di dollari guadagnati dal loro colpo a Rio. Ma l’agente Hobbs (Dwayne Johnson) ha bisogno di Dom e della sua squadra per sgominare i tentativi di un boss criminale (Luke Evans) di acquisire un pericolosissimo software. Perché mai Toretto dovrebbe tornare in pista per aiutare le forze di polizia? Perché Letty (Michelle Rodriguez), creduta morta, è in realtà viva e vegeta e sta dalla parte sbagliata. 

C’è poco da fare, la saga di Fast & Furious sta vincendo tutto. Se il quinto capitolo sembrava insuperabile con quei lanci impossibili da ponti alti chilometri e con quel caveau di tonnellate trainato per le strade di Rio da un paio di auto, Justin Lin mette il turbo e per il suo ultimo capitolo del franchise che ha contribuito a rilanciare (il prossimo sarà diretto da James Wan) si inventa l’impossibile. Su Justin Lin, permettetemi la parentesi, andrebbero scritte tesi di cinema: assunto per dirigere il capitolo “apocrifo”, quel Tokyo Drift senza i protagonista originali e apparentemente destinato al fallimento, si fa invece notare per il suo stile di regia asciuttissimo, per la sua originalità fuori dagli schemi, per la sua attenzione e ai personaggi. E Vin Diesel, che gli regala un cameo finale e riapre tutto un nuovo orizzone, porta alla realizzazione del quarto capitolo rimettendo insieme tutto il team e imboccando la strada giusta. Mai saga sembrava così arenata ed è rinata così alla grande. Pazzesco.

Il successore di Justin Lin avrà una bella gatta da pelare: in questo sesto capitolo, aperto da dei titoli di testa che fanno da megariassuntone delle puntate precedenti, succede il finimondo: carri armati, aerei trainati giù da auto in corsa (su una pista di decollo lunga così tanto da far invidia ai campi da calcio di Holly e Benji ma vabbè), inseguimenti pazzeschi tra le strade di Londra e botte da orbi. Tante botte. Botte pazzesche. The Rock fa paura per quanto è gonfio (Vin Diesel al suo fianco pare un bimbominkia), e far combattere Gina Carano contro Michelle Rodriguez farebbe eccitare (cinematograficamente e non) persino un comodino.

Peccato per un villain-macchietta che rifà pari pari una scena di esplosioni in un parcheggio sotterraneo già vista nel Cavaliere Oscuro con tanto di simil-Batmobile. Per fortuna è all’inizio, e ci sono altre due ore abbondanti di goduria sfrenata che passano in un baleno. E la scena finale (importantissima per la storyline di tutta la saga) è la madre di tutte le scene finali. Quasi un crossover Fast&Furious/Mercenari che sarebbe l’apoteosi del testosterone nonché un epico e storico passaggio di consegne.

558332094052158562391792946776oParte l’estate dei blockbusteroni, parte l’estate dei filmacci da popcorn e rutto libero, parte l’estate del “ma il film di Michael Bay quest’anno non c’è? No? Beh ma c’è Roland Emmerich! Sì ma in Italia lo vediamo ad ottobre.”

E visto che questa brillante rubrica tanta sfiga ha portato alla vittima precedente, io ci riprovo e vado ad avanzare i miei dubbi su un film che rischia molto. E sì che a veder dai nomi non si direbbe: si riforma infatti la trimurti che ha già fatto resuscitare un genere considerato defunto con Pirati dei Caraibi: Bruckheimer alla produzione, Verbinski alla regia, Depp come caratterista. Stavolta la sfida è ancor più ardua: far nuovamente digerire il western ad un pubblico che ormai vuole solo supereroi tribolati.

The Lone Ranger (in uscita anche in Italia il 3 luglio per Disney Pictures) è l’adattamento della serie tv Il Ranger Solitario, in cui a dire il vero il protagonista dovrebbe essere Armie Hammer mentre Depp gli fa da spalla interpretando Tonto, un guerriero indiano che accompagna il giustiziere mascherato a fare legge a modo suo. Basteranno le solite faccette buffe dell’ex Jack Sparrow e il weekend dell’Independence Day a far fare boom al film? Qualcosetta dovrebbe incassare ma se fossi Bruckheimer, che c’ha investito un’immane fortuna, io un po’ di pruritino nelle parti basse lo avrei. Poi non dite che porto iella.

 

aprile 29th, 2013IRON MAN 3 / recensione

CAGED_005D_G_ITA-IT_70x100.inddIron Man 3 (Usa, 2013) di Shane Black, con Robert Downey jr., Gwyneth Paltrow, Guy Pearce, Ben Kingsley, Don Cheadle, James Badge Dale, Rebecca Hall, Jon Favreau

Il voto di Paolino è… 6½

Ormai recensire i film Marvel è diventato noioso come recensire gli ultimi film di Woody Allen, o quelli di Massimo Boldi. Sono diventati tutti dei compitini, scritti così così, con le battutine così così, diretti così così, interpretati così così. Sono così così. Non fa eccezione Iron Man 3 che, dopo la sbornia di The Avengers in cui l’eccesso e il pop hanno toccati maestosi livelli, è un film che fa tornare alle origini del viaggio. Si fatica persino a chiamarlo cine-comic: è più un thriller politico con contaminazioni da buddy-movie alla Arma letale (la coppia Downey jr./Don Cheadle e lo sceneggiatore della saga con Mel Gibson a fare da regista e sceneggiatore). E’ un film con un paio di grandi idee (quella che sta dietro la figura del Mandarino è fenomenale), un Guy Pearce pazzesco e un Robert Downey jr. che riesce persino a ricordarci che è anche un grande attore drammatico. Purtroppo poi è anche un film con idee pessime e terrificanti: l’abbattimento di villa Stark è fatto male e narrativamente incomprensibile, tutta la parte col bambino è di una noia colossale, il ravvedimento del personaggio di Rebecca Hall ha la profondità di un episodio di Beautiful, la scelta di affidare a Gwyneth Paltrow un ruolo più ampio di donzella in pericolo/eroina risulta sciapo e le scene action sono un tantinello deludenti (l’abbiamo capito al minuto 2 che l’armatura si scompone e si ricompone: c’è davvero il bisogno di propinarci questo avvenimento per tutto il film?). Per non parlare della svolta Transformers sul finale: un ammasso di ferraglia di cui si poteva fare a meno.

Iron Man 3 è un film che riazzera la saga dei Vendicatori ma non rilancia nulla. Un film fine a sé stesso in cui persino la classica scena finale dopo i titoli di coda non ha nulla da dire. Forse davvero Tony Stark ha bisogno di essere il leader di un gruppo di supereroi per ritornare il vero “playboy genio miliardario filantropo” che conoscevamo?

aprile 15th, 2013OBLIVION / recensione

Oblivion_nuovo_poster_bigOblivion (Usa, 2013) di Joseph Kosinski, con Tom Cruise, Morgan Freeman, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Nikolaj Coster-Waldau, Melissa Leo, Zoe Bell

Il voto di Paolino è… 5

In un futuro prossimo la Terra è stata devastata a causa di una guerra nucleare che gli umani hanno combattuto contro gli invasori alieni. La Luna è stata distrutta, e ciò ha provocato tsusami, terremoti e devastazioni naturali tali da rendere il pianeta inabitabile. La popolazione sopravvissuta è esodata verso Titano, mentre un manipolo di “spazzini” – tra cui Tom Cruise – è rimasto sulla Terra per prosciugarla delle proprie risorse da trasformare in energia per la nuova dimora del genere umano. Ma sul nostro pianeta è rimasto anche qualche manipolo di Scavenger, gli alieni contro cui si è combattuta la sanguinosa guerra.

L’opera seconda di Joseph Kosinski, dopo Tron: Legacy, è una sua storia originale (nata come graphic novel) e fortemente voluta da Cruise stesso. Un’opera in cui la mano del regista si nota pesantemente visto che, coadiuvato da parte della crew del suo film precedente, ripropone le stesse architetture, lo stesso concetto di design futurista, le stesse sottolineature musicali (anche se i Daft Punk sono stati sostituiti dagli M83), solo tutto calato in un contesto più post-realista. E un regista che mostra di ripetersi già al suo secondo film non porta la sua carriera sul binario giusto.

Inoltre Kosinski sceglie di preoccuparsi più del corollario visuale (in alcuni casi anche con trovate interessanti) che della storia, che è francamente poco interessante, già vista, piena di buchi di sceneggiatura, con un colpo di scena nella parte centrale che in molti hanno tacciato di plagio, con un Morgan Freeman ingabbiato in un ruolo ridicolo (subito dopo aver fatto prigioniero Cruise lo rilascia “sulla fiducia” affidandogli un compito che Cruise pure fa senza troppi problemi!) e con un paio di scene trash da antologia (quella della piscina tra tutte). Il problema è che anche sul versante più action il film dimostra di avere poco di nuovo da dire: copia la corsa degli sgusci di Star Wars, copia Moon di Duncan Jones, e sul finale copia qualche altra decina di film fantascientifici. Di originale c’è solo Tom Cruise nei panni inediti di un astronauta, ma permettetemi di dire che è un po’ pochino.

aprile 6th, 2013COME UN TUONO / recensione

come-un-tuono-poster-itaThe Place Beyond The Pines (Usa, 2013) di Derek Cianfrance, con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Eva Mendes, Rose Byrne, Bruce Greenwood, Ray Liotta

Il voto di Paolino è… 7

Luke (Ryan Gosling) nel suo campo è il migliore: guida le motociclette come nessun altro, e si guadagna da vivere girando il Paese con un luna park in cui si esibisce. In una delle sue tappe reincontra però Romina (Eva Mendes), una ragazza che aveva amato circa un anno prima, e scopre di avere un figlio. Luke decide così di restare al suo fianco, ma ormai Romina si è rifatta una vita con un altro uomo e Luke, per cercare di riconquistare la fiducia della donna e ed essere presente accanto al neonato, diventa un rapinatore di banche. Ma sulla sua strada incontra il poliziotto Avery Cross (Bradley Cooper).

E’ un dramma in tre atti il ritorno alla regia di Derek Cianfrance che dopo Blue Valentine richiama Ryan Gosling e lo immerge in un ruolo che inevitabilmente ricorda Drive: anche qui un tipo di poche parole, un buono costretto dalla vita a compiere azioni criminali, una donna e un bambino sulla sua strada. La prima parte del film è tutta per lui, per il suo magnetismo, la sua gigantesca interpretazione di un (bel) bruto dal cuore tenero. Il film poi però cambia rotta, con gli ultimi due terzi che nessuno dovrebbe spoilerarvi (e che invece molte recensioni tengono a fare).

Se con i suoi lunghi 140 minuti di durata, le sue piccole incongruenze (soprattutto nel finale), la sua trama non così originale e una parte centrale che tende a frenare il pathos Come un tuono riesce comunque a rimanere in piedi è tutto merito del suo regista, Derek Cianfrance. Il suo talento gli permette di raccontare più generazioni, più personaggi, più situazioni sempre con un occhio partecipato, mai distaccato né giudicante, perfettamente aderente allo “sporco” che è dentro tutti i suoi protagonisti. Di nuovo a vincere è il contorno, l’America più derelitta, quella in cui persino una bellezza come Eva Mendes non riesce ad evitare una vita di stenti. Cianfrance dimostra di sapere quello di cui parla e nel film traspare tutta la sua passione per gli ultimi, ultimi non per scelta ma per necessità.

Una parola finale, dopo che di Ryan Gosling tutti hanno già tessuto le lodi, per Bradley Cooper, che mi è parso molto più convincente qui che nel ruolo che gli è valso la nomination, quello per Il lato positivo.

20130313-164359.jpgOggi alla sala IMAX dell’UCI di Pioltello si è celebrato uno speciale Star Trek Day! Sono stati infatti presentati in anteprima assoluta circa 40 minuti del nuovo film Into Darkness, il secondo capitolo del “nuovo inizio” di J.J. Abrams che uscirà nei cinema italiani il prossimo giugno. Era presente in sala, intento a fare un tour promozionale in giro per il mondo dedicato ad esercenti e stampa, il produttore della Bad Robot Bryan Burk, compagno da sempre di J.J. Abrams fin da Alias, Lost e Mission Impossible. Dopo un breve videosaluto di Abrams stesso, il produttore Bryan Burk ha spiegato la genesi di questo nuovo capitolo della saga di Star Trek di cui lui stesso si è dichiarato non fan ai tempi in cui era ragazzo. Il film sarà in 3D e molte scene sono state girate in formato IMAX, come abbiamo avuto modo di appurare.

Sono partite poi le prime scene e sono state travolgenti. Abbiamo visto tutti d’un fiato i primi 28 minuti del film. Il prologo è ambientato in un pianeta sconosciuto abitato da una primitiva civiltà autoctona. La missione del Capitano Kirk, del suo primo ufficiale Spock e di tutto l’equipaggio dell’Enterprise è quella di fermare un vulcano in eruzione che se esplodesse raderebbe al suolo l’intero pianeta. Il prologo è girato quasi tutto in IMAX e le immagini di Kirk in fuga sul pianeta sono davvero impressionanti. Ma la missione, che non va come previsto, ha conseguenze piuttosto gravi. A Kirk viene tolta l’Enterprise, e il giovane capitano è costretto a tornare all’Accademia venendo degradato a primo ufficiale. Nel frattempo un uomo misterioso (Benedict Cumberbatch), dopo aver curato una bambina gravemente malata facendole semplicemente iniettare il suo sangue, fa radere al suolo l’intero archivio di una base della flotta stellare a Londra. In altre clip abbiamo vediamo le conseguenze di questo atto e molte altre scene d’azione tra cui una in cui l’Enterprise in avaria piomba sulla terra dallo spazio seminando il terrore nel centro di San Francisco, mentre in un’altra il capitano Spock insegue per tutta la città il suo antagonista finendo a scazzottarlo su delle gru volanti.

Molte delle scene che abbiamo visto sono appunto ambientate a Londra e la curiosità sta nel fatto che il momento dell’esplosione nel pieno centro richiama alla memoria una scena analoga vista nell’ultimo film di Bond, Skyfall. Persino il villain fa tornare alla mente quello interpretato da Javier Bardem, ma la sensazione di trovarsi di fronte ad uno 007 ambientato nello spazio non è affatto fastidiosa. Anzi, questa sorta di mistero legato al passato di un uomo che un tempo lavorava per la flotta stellare e ora tenta di abbatterne i vertici (è o non è la trama di Skyfall?) è classicamente affascinante. Proprio attorno al villain di Benedict Cumberbatch rimane molto mistero, ma vederlo in azione convince su tutta la linea.

Into Darkness pare voler essere a tutti gli effetti uno spy-thriller più che un film di fantascienza, il mix potrebbe funzionare perfettamente. Anche se le scene mostrate, a detta del produttore, non erano ancora terminate (ma non so come altro potrebbero migliorarle), il risultato è parso strepitoso. L’IMAX, come avevamo già visto con The Dark Knight, serve molto più del 3D ad immergere lo spettatore nell’azione, che è tanta e gigantesca. J.J. Abrams potrebbe aver fatto di nuovo centro (ma sarà la storia a doversi dimostrare all’altezza) e ora potrà dedicarsi a rinverdire i fasti della saga concorrente, Star Wars, di cui dirigerà l’Episodio VII.

springbreakersSpring Breakers (Usa, 2012) di Harmony Korine, con James Franco, Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson, Rachel Korine

Il voto di Paolino è… 7

In sala dal 7 marzo

Quattro ragazze decidono di passare le vacanze primaverili sulle assolate spiagge della Florida, e per potersi permettere il viaggetto per prima cosa rapinano un ristorante munite di passamontagna colorati e pistole ad acqua. Una volta nel luogo del loro divertimento e della loro perdizione non passa un secondo prima che finiscano al fresco. A tirarle fuori di galera e ad occuparsi di loro ci pensa il rapper Alien (James Franco), dalla dentiera metallica e con l’hobby delle armi. Per le quattro ragazze inizia così un’avventura al limite tra il peccaminoso e il pericoloso.

Autentica sorpresa cult della scorsa Mostra di Venezia, questa pellicola di Harmony Korine è una gioia per gli occhi più che per il cervello (e non tanto per quello che pensate voi maschioni arrapati). Innanzitutto alla genialata di affidare parti da sgualdrinelle alle eroine Disney Vanessa Hudgens e Selena Gomez (anche se quest’ultima fa la parte della più santerella) andrebbero dedicati saggi su saggi. Ma è tutto il film ad essere saziante, esagerato, eccessivo (nel bene e nel male). Un film imperfetto a cui però non si potrà non voler bene. Impossibile che non restino impresse nella memoria alcune scene pazzesche (“Look at my shit!” continua a gridare un memorabile James Franco in uno spezzone delirante, da gustarsi assolutamente in lingua originale). Per non parlare della partecipazione “spirituale” di colei che è a tutti gli effetti la quinta protagonista del film, ovvero Britney Spears, omaggiato con una scena al pianoforte che a Venezia fece scattare applausi e ovazioni in sala.

E’ la forma più che il contenuto la vera protagonista di Spring Breakers: un linguaggio moderno, un’esperienza visiva (fotografia pazzesca), in un film che nel finale si fa meno originale ma che rimane comunque una perla che negli anni aumenterà il suo seguito.

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vert Educaz_Siberiana(Italia, 2013) di Gabriele Salvatores, con John Malkovich, Peter Stormare, Eleanor Tomlinson, Vilius Tumalavicius

Il voto di Paolino è… 5

In un villaggio russo, negli anni ’80, vive una comunità di siberiani di cui persino le forze dell’ordine hanno timore. Lì i bambini vengono svezzati a pane e pistole, ma anche al rispetto reciproco (“Siamo onesti criminali”) e al rifiuto del Troppo in onore del Giusto. Kolima e Gagarin sono amici per la pelle, e lo rimangono fino a che un incidente li separa temporaneamente. Nel frattempo il crollo del Muro e del regime sovietico trasforma anche quei luoghi, e la modernità finisce per scontrarsi con una Tradizione troppo cementata. Ormai adulti, Kolima e Gagarin si ritrovano ma ormai le loro vite viaggiano inevitabilmente su due binari ben distanti.

Impossibile non associare l’operazione cinematografica di cui è figlio Educazione siberiana a La migliore offerta. In entrambi i casi abbiamo due grandissimi registi italiani diventati amati e riconosciuti a cavallo tra gli ’80 e i ’90, due premi Oscar, due autori che hanno scandagliato generi diversi con risultati decisamente alterni, e che nel 2013 decidono, dopo due prodotti precedenti decisamente “italiani” (Happy Family e Baaria) di ritentare la carta del mercato internazionale, con attori noti e di fama (Geoffrey Rush e John Malkovich, Jim Sturgess e Peter Stormare) e storie intriganti e potenzialmente adatte al pubblico di ogni nazione. Incredibilmente, anche i pregi e i difetti delle loro operazioni finiscono per essere più o meno gli stessi.

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Tutti-contro-tutti-1-716x1024Fateci caso: negli Stati Uniti, a meno che tu non sia un regista di fama e importanza riconosciuti, il tuo nome non viene strombazzato nei trailer o nei poster dei film in uscita. Stesso dicasi per gli attori: insomma, se il tuo nome non è di quelli che può portare gente al cinema ad occhi chiusi, non c’è motivo che venga strillato.

Ma l’Italia è l’Italia. L’Italia è uno di quei Paesi in cui anche il signor Nessuno deve avere il suo secondo e mezzo di autostima regalata. Vi propongo due casi abbastanza emblematici. Il 28 febbraio uscirà al cinema la commedia Tutti contro tutti. La locandina (terrificante, ma questo è un altro discorso) la vedete a fianco, con i faccioni dei tre protagonisti in bella mostra. Tra Kasia Smutniak e l’ormai onnipresente Marco Giallini spunta… beh lo sapete come si chiama no? Quello lì pelatino… Vi sfugge il nome? Beh ve lo dico io: si chiama Rolando Ravello. Curriculum di tutto rispetto, anni e anni di carriera, ma un nome che non porta certo le masse al cinema. Eppure il signorino dirige un film (notare la scritta “Un film di e con Rolando Ravello” campeggiare sul poster), si autoproclama protagonista anche perché sennò chi glielo darebbe mai un ruolo di spicco, sceglie come sua moglie in scena una stragnocca clamorosa (molto credibile), e spera che la gente si fiondi a vederlo. #SPOILER: non succederà.

Secondo caso, piuttosto analogo. Edoardo Leo è un attore giovane il cui volto è noto soprattutto al pubblico delle fiction televisive. Anch’esso decide di buttarsi sulla regia cinematografica, ritagliandosi pure un ruolo di spalla comica a fianco di Raoul Bova in Buongiorno papà (al cinema dal 14 marzo). E se ve lo stavate chiedendo, sì: anche in questo film c’è Marco Giallini. Il grafico del poster ovviamente non può non scrivere ben chiaro “Regia di Edoardo Leo”, come se uno spettatore fosse chiamato a leggere e a dire “Ah beh allora se la regia è di Edoardo Leo sarà una figata“. Ma l’apice dell’arroganza si ha nel trailer del film, che vi linko qui sotto: senza volervi costringere a vedervelo tutto, recatevi subito al minuto 1:44.

Tipici esempi di alterigia all’italiana, che di sicuro non portano né successo né gloria, ma solo la soddisfazione di uno che si barcamena nel mestiere e che si vede celebrato per quei pochi, veloci istanti della sua esistenza.


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