Melissa McCarthy candidata come non protagonista per Le amiche della sposa.

Jonah Hill candidato come non protagonista per L’arte di vincere.

Woody Allen candidato come miglior regista per Midnight in Paris.

Michael Fassbender, Nicolas Winding Refn (vincitore della Palma a Cannes come miglior regista) e il suo Drive completamente snobbati.

Basterebbero questi pochi esempi per farvi capire come spesso, per agguantare o perdere una nomination, sia decisivo il successo o l’insuccesso di un film al botteghino. Allen, la cui nomination per la sceneggiatura originale può anche essere accettata, come regista non è mai stato nulla di che. Il rivoluzionario Refn doveva essere almeno nella cinquina.

Nove i titoli candidati a “Miglior film”. Scopriteli qui insieme a tutte le altre nomination.

Segnalo la candidatura come miglior attore dello sconosciuto Demian Bichir (l’Esteban Reyes di Weeds) per A Better Life di Chris Weitz, qualche riconoscimento a La talpa (Gary Oldman alla sua prima nomination della carriera, più colonna sonora e sceneggiatura) che dai Golden Globes era stato dimenticato, ben 10 nomination per The Artist che potrebbe rivelarsi il vero outsider dell’anno assieme a Paradiso amaro (5 candidature) e 11 per Hugo Cabret di Scorsese, mentre Eastwood viene completamente snobbato per il suo J. Edgar e David Fincher riceve un paio di contentini per il suo remake di Uomini che odiano le donne. L’arte di vincere arriva ad un totale di 6 nomine (il film sportivo in USA tira sempre) alla pari con War Horse di Spielberg, mentre The Help si ferma a quota 4.

The Tree of Life e Terrence Malick agguantano tre nomination. Grazie a Dio la Pixar quest’anno non ha la nomination per il suo film d’animazione (Cars 2) ma a sorpresa manca anche lo spielberghiano Tintin (che pochi giorni fa ha invece vinto proprio come miglior cartoon ai Golden Globes: tanto per dire…)

Infine fa sorridere, ma per la “Miglior canzone” sono candidati solo due film: I Muppet e Rio.

A presto per i miei inutili pronostici.

gennaio 2nd, 2012Il mio 2011 al cinema

Siamo qui anche quest’anno a salvare il salvabile. Anno cinematografico senza botti, senza idee, senza novità, senza gioielli. Ecco le mie classifiche del 2011.

I TOP DEL 2011

  • 127 ORE (recensione): perché con un’interpretazione straordinaria e una regia misurata e moderna, incolla e colpisce duro.
  • IL GRINTA (recensione): personaggi, ambientazioni, toni: tutto è prezioso e malinconico nel film dei Coen.
  • DRIVE (recensione): quando è una regia a fare un film. Magico e cupo, come le vere favole.
  • IL DISCORSO DEL RE (recensione): il cinema classico non passa mai di moda e riesce ancora a coinvolgere quando i risultati sono come questo.
  • KICK-ASS (recensione): violento, ironico, strafottente, per cinefili incalliti.
  • WARRIOR (recensione): appassiona, commuove, incanta per la qualità della recitazione. Cinema di cuore fatto coi pugni.

I TONFI DEL 2011

  • DYLAN DOG (recensione): dal regista delle Tartarughe Ninja e da un protagonista comodino come aspettarsi qualcosa di buono?
  • I TRE MOSCHETTIERI (recensione): anche nel cinema fantasy bisogna rimanere coi piedi per terra. Sempre.
  • SUCKER PUNCH (recensione): stavolta la presunzione di Zack Snyder ha affossato un film insulso, brutto, noioso.
  • THE NEXT THREE DAYS: offensivo per l’intelligenza dello spettatore, improponibile per la sceneggiatura idiota.

MENZIONI SPECIALI

  • X-MEN: L’INIZIO, CAPTAIN AMERICA, L’ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE, SUPER 8: quando a Hollywood c’è ancora speranza.
  • INSIDIOUS (recensione): l’horror della stagione, attanagliante e pauroso.
  • CARNAGE (recensione): magnifiche prove attoriali per un film “da camera” che era impossibile sbagliare.
  • THIS IS ENGLAND (recensione): dovendo scegliere un film d’essai scelgo questo, letteralmente una mattonata sullo stomaco. Impressionante.
  • THE ARTIST: non è superlativo e alcuni passaggi mi hanno fatto storcere il naso, ma è la dimostrazione che nulla muore. Neanche il cinema muto.

LE DELUSIONI DEL 2011

  • LANTERNA VERDE (recensione): in casa Warner/DC sembrano non voler imparare la lezione Nolan.
  • UNA NOTTE DA LEONI 2 (recensione): tanto eravamo stati felici per primo episodio quanto questo secondo ci ha letteralmente scoraggiati.

VIVA L’ITALIA (o VEDETE VOI COME SIAM PRESI)

  • SOTTO IL VESTITO NIENTE – L’ULTIMA SFILATA
  • IL PADRE E LO STRANIERO
  • MANUALE D’AMORE 3
  • IMMATURI
  • BOX OFFICE 3D
  • BACIATO DALLA FORTUNA
  • BAR SPORT
  • QUALUNQUEMENTE
  • ecc.

I SOPRAVVALUTATI DEL 2011

  • THIS MUST BE THE PLACE: una storia intimista non ha bisogno della ridondanza registica di Sorrentino e di un Penn conciato da denuncia.
  • TERRAFERMA (recensione): un film povero, vuoto, dove due belle immagini tentato di colmare le presunzioni di una sceneggiatura scadente.

I SOTTOVALUTATI DEL 2011

  • THE GREEN HORNET (recensione): non eccezionale e un tantinello scollato e sconclusionato, ma i momenti e le idee divertenti sono molte.
  • MR. BEAVER (recensione): l’interpretazione di Mel Gibson e una storia toccante meritavano più attenzione.

L’INVISIBILE DEL 2011

  • EASY GIRL: fortunatamente un film che sta avendo una seconda vita fuori dalle sale, perché è una commediola imperdibile.
P.S. Paolino quest’anno ha mancato l’appuntamento con molti film che voleva vedere e che non è riuscito a beccare (vedi Melancholia di Lars von Trier, o il Faust di Sokurov)… Chissà se avrebbero trovato posto in questi elenchi!
.

… in questo poster. Ma non capisco cosa.

Aiutatemi voi.

Chi sentiva la necessità di un re-inizio di Spider-Man dieci anni dopo quello di Sam Raimi (e cinque anni dopo la conclusione della sua trilogia) alzi la mano!

Tu l’hai alzata?

Ne vedo una alzata là in fondo… Mi pare… Ah no, ti stavi solo stiracchiando.

Eppure la Marvel ha fatto l’assurdità. Cacciati a calci Raimi e Tobey Maguire (erano entrambi pronti per Spider-Man 4, John Malkovich era addirittura già stato confermato come il villain Avvoltoio), sono stati scelti Marc Webb come regista (che per quanto io abbia adorato la sua opera prima, 500 giorni insieme, sappiamo tutti cosa significa affidare un film d’azione a uno che non ha mai fatto film d’azione, vedi l’ultimo povero Wolverine dato in mano ad un africanello incapace) e Andrew Garfield come protagonista.

Ma non è neanche questo che ci rode, nel senso che io per primo avevo poca voglia di vedere di nuovo Maguire, che ormai c’ha 40 anni e forse la gotta, in calzamaglia a fare il buffone. Il re-casting può starci. Ma almeno non ricominciare dall’inizio, cazzo! Dai per scontato che sappiamo che Spider-Man esiste perché l’ha morso un ragnetto e siamo a posto no? L’ha fatto Edward Norton nel suo Hulk (un rapido riassuntino nei titoli di testa e via), poteva mica farlo Marc Webb? No, non si poteva.

E sapete perché? Perché questo Spider-Man ha una differenza a dir poco abissale che lo differenzia da quello di prima. Pronti ad essere scioccati? Le ragnatele. Sapete no? Quelle che gli servono per svolazzare. Prima uscivano dal corpo di Maguire che le produceva direttamente al suo interno tipo bile. Ora Garfield c’ha gli spararagnatele. Fatti con Art Attack. Come nel fumetto, tra l’altro. Questa differenza sostanziale ha reso obbligatorio un reboot, il cui primo trailer è arrivato on-line. E pare (lo è) un grande, enorme, inutile deja-vu.

The Amazing Spider-Man uscirà nei cinema a luglio 2012, dopo I Vendicatori e prima di Batman.

 

Dreamland è uscito nei cinema. E praticamente non c’è già più.

Poco male: nel suo primo weekend di sfruttamento in 13 sale (8-10 luglio) aveva racimolato tipo 1.800 euro. Ne è costati 1.300.000, piacerebbe capire chi ce li rimetterà. Oggi voglio però segnalarvi un curioso articolo apparso sul Corriere, nell’edizione napoletana, in cui il regista Ravagnani si lamenta ovviamente del fango gettato sulla pellicola prima ancora di averla vista (chissà come mai…), del mancato arrivo dei fondi promessi e delle polemiche sui soldi pubblici, pure con dichiarazioni shock tipo:

«E ora, dopo tutto questo battage negativo, abbiamo ritirato il film. Lo faremo anche in quelle due o tre sale in cui ha raccolto qualche spettatore in più, perché si trovano nelle città di origine dei protagonisti. Proveremo a rilanciarlo in autunno»

Sì, immagino. Un rilancio in grande stile. Ma la cosa ancor più clamorosa è che la nostra IDOLA Rita Statte, una delle attrici presentate in pompa magna nel trailer del film, ha denunciato Ravagnani:

«Rita Statte da Maglie, che si definisce co-protagonista del film ci ha fatto causa al tribunale di Milano per ottenere i 25mila euro del compenso più altrettanti per il danno d’immagine. Peccato che il contratto prevedesse solo 2.500 euro, che la signora non è affatto una co-protagonista e che l’attore più pagato del film, Tony Sperandeo, abbia preso solo seimila euro»

Capito? Il danno d’immagine!! La Dreamland-story si fa sempre più appassionante e coinvolgente, e penso non tarderanno ad arrivare i primi particolari raccapriccianti su prestazioni particolari che Ivano De Cristofaro è stato costretto a praticare sul buon Ravagnani, che intanto deve dire addio ai suoi sogni di gloria: il più grande film italoamericano di tutti i tempi è stato solo un gigantesco… “dream”! E pensare che l’anteprima italiana era stata così sobria… Ve la lascio godere!

Sarà lo sfidone cinefumettistico del 2012: da una parte The Avengers, megafilmone di Joss Whedon che riunirà Iron Man, Hulk, Captain America, Occhio di Falco, la Vedova Nera, Thor, Nick Fury, Loki e credo anche la Banda Bassotti. Il primo teaser sarà presentato come easter egg dopo i titoli di coda di Captain America da venerdì al cinema, ma è stato già rubato in versione bootleg. In Italia vedremo il film con il consueto anticipo rispetto al resto del mondo, dal 25 aprile 2012 (negli Usa dal 7 maggio).

Dall’altra la conclusione (le tagline usate non lasciano adito a equivoci in tal senso) della trilogia di Christopher Nolan con The Dark Knight Rises. Batman stavolta se la vede con Bane (Tom Hardy) e Catwoman (Anne Hathaway). Il primo teaser ufficiale, con un Gordon che mi pare non se la stia passando troppo bene, è appena uscito (con lo sponsor prima era l’unico modo per incorporarlo, altrimenti vedetelo qui).


Era la prima volta per me, al Taormina Film Fest, giunto alla 57esima edizione e diretto per il quinto anno dalla tosta Deborah Young. L’occasione è giunta grazie alla possibilità di far parte della Giuria della Gioventù, un gruppo, promosso dal Ministero della Gioventù, composto da circa 40 ragazzi provenienti da tutta Italia, che aveva il compito di vedere e giudicare tutti i film delle due sezioni principali e della sezione collaterale dedicata a dei cortometraggi di registi siciliani.

Al Festival di Taormina tutto è più semplice, più ridotto, più “seguibile” rispetto ad altri appuntamenti italiani più importanti. Una sola sala per le proiezioni (enorme ma architettonicamente orrenda) al Palazzo dei Congressi, e la splendida (ma gelida) cornice del Teatro Greco, utilizzabile ovviamente solo la sera. Due o tre film al giorno quindi, un programma smilzo e chiaro. Peccato per la mancanza di repliche, magari al mattino, per chi si fosse perso qualche proiezione.

Punto di forza del Taormina Film Fest sono le cosiddette Masterclass. Protagonisti del cinema italiano e internazionale incontrano il pubblico e si lasciano intervistare senza filtri, per alzata di mano: al bando i giornalisti. Ecco quindi che le domande possono essere sì serie e noiose, ma anche divertenti e imprevedibili. Il personaggio sotto i riflettori deve quindi far uscire tutta la sua personalità per appassionare le circa mille persone presenti in sala: il primo giorno Jack Black è stato irresistibile, ha più cantato che parlato (si è esibito addirittura in un Gloria per ricordare a tutti che da piccolo cantava nei cori religiosi) e le domande andavano da “Cosa c’è ora nel tuo iPod?” a “Credi in Dio?” (la sua risposta è stata “Fatemi domande più facili”) Qui trovate un estratto della sua intervista. Di tutt’altro stampo l’incontro successivo, con una Monica Bellucci in vena di banalità. “Ma quanto è bella la Sicilia”, “Ho sempre lavorato bene con tutti”, “Scelgo solo i film che mi piacciono”… un’ora di aria fritta. Oliver Stone il giorno dopo è apparso molto a disagio, lamentandosi per le luci e per il caldo. Tra un appello per votare al referendum e la solita frecciatina ai due Bush, si è però rifiutato di rispondere a una domanda su Obama e Berlusconi. Per il resto il discorso si è quasi interamente concentrato sul suo Alexander. Il giorno successivo la parola è andata all’attrice italiana Maya Sansa, ma la vera Masterclass (termine un po’ fuori luogo: si tratta più di conferenze stampa senza la stampa) è stata quella del grande regista francese Patrice Leconte, che con simpatia e gentilezza ha dimostrato cosa significhi davvero essere un director artigianale, semplice, conscio dei proprio limiti. “Quando un mio film non piace al pubblico io me ne vergogno. Non è il pubblico che non ha colto l’essenza del film in questione, è stato il regista ad averlo sbagliato.” “Odio gli storyboard, per me sono il contrario del cinema. Sono statici, immobili. Io quando dirigo non mi siedo dietro ai monitor, ma maneggio direttamente la macchina da presa”. Un’ora di altissimo interesse, e di grande divertimento. Intervenuto anche l’attore inglese Matthew Modine che ha presentato l’interessante cortometraggio da lui diretto Jesus Was a Commie (Gesù era comunista).

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Non è un deja-vu, ma la risposta americana alla trilogia svedese tratta dai libri di Stieg Larsson. E speriamo sia una risposta un pochino più convincente di quei tre, lunghi e soporiferi film che hanno avuto come unico pregio quello di far conoscere al mondo la straordinaria Noomi Rapace.

Si ricomincia quindi, e con un nome alla regia che mette l’acquolina in bocca: David Fincher. Messo da parte il melodramma di Benjamin Button, messo da parte l’affresco sociale di The Social Network, Fincher torna alle sue atmosfere più care (Se7en dice niente? Ma pure Zodiac non scherzava) e mette insieme un cast pazzesco: Daniel Craig, Stellan Skarsgaard, Robin Wright, Christopher Plummer, mentre Lisbeth Salander avrà il volto e i capelli corvini di Rooney Mara (vista nel reboot di Nightmare e nel prologo di The Social Network).

C’è un trailer ufficiale appena uscito, che potete vedere qui sotto, ma in alcuni paesi europei sta girando nei cinema un red-band trailer, ovvero un trailer senza censure con più scene di violenza. Lo potete vedere, registrato da una sala, dopo il saltino.

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E quando l’Italia si dà alla fantascienza, l’unica cosa da fare è preparare un respiro profondo…

Uscirà il 3 giugno 6 giorni sulla Terra, film fantascientifico italiano (ma girato in inglese) diretto da Varo (Varo??) Venturi, e interpretato da fior fiore di attori nostrani: Massimo Poggio, Laura Glavan, Ludovico Fremont, Pier Giorgio Bellocchio, Francesco Venditti e Venturi stesso. Nel film, Poggio è un esperto di UFO convinto che gli alieni si impossessino dei corpi umani per succhiare l’energia dai nostri cervelli. Tramite una specie di ipnosi/esorcismo, lui sembra riesce a comunicare con queste entità extraterrestri liberando il corpo del posseduti…

Insomma, pur plaudendo alla buona volontà e al tentativo di dare una sferzata di genere al nostro cinema, beh il risultato è questo: un trailer in cui non si capisce nulla, non si vede nulla, i dialoghi sono incomprensibili (perché parlano tutti con delle patate in bocca?) e l’unica frase degna di nota, per il neanche tanto velato doppio senso, è quella che apre il filmato:

“Ma cosa ci fai tu nel corpo di questa ragazza? Non ti appartiene mica”.

maggio 11th, 2011Chi muore si rivede

Vabbè, metto le mani avanti: ho voluto scrivere questo post solo per il titolo spiritoso che mi era venuto in mente. Ma anche per informarvi che stasera Canale5 trasmetterà un grande film in prima visione tv (se parliamo del mese di maggio 2011): Titanic. Per chi non l’avesse mai visto perché rimasto in coma negli ultimi 15 anni, per chi avesse 23 ore libere da non sapere come sfruttare, per chi non si ricordasse se alla fine muore la burrosa Winslet o l’acido DiCaprione…

Fonti che vogliono rimanere anonime mi hanno confidato che la versione del capolavoro di James Cameron in onda stasera sia un’inedita Director’s Cut nella quale l’orchestra che suona fino alla fine sul ponte della nave si esibisce in brani di Lady Gaga, il transatlantico non si scontra con un iceberg ma contro la nave da crociera del Grande Fratello e Leonardo DiCaprio alla fine non muore ibernato ma si scopre che era per metà merluzzo e riesce così a sopravvivere. Ma solo per poco, visto che poi viene pescato e fatto alla griglia poco più avanti da una carretta di barcaioli ubriachi.

Stasera, dalle ore 21.10 fino alla prima edizione del Tg5 del mattino successivo, su Canale5.


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