A Danny Boyle non va proprio giù l’idea di adagiarsi sugli allori. Dopo una carriera costernata di film che mai hanno messo tutti d’accordo, o che pur lodati dalla critica hanno sempre creato controversie (da Trainspotting a The Beach, da 28 giorni dopo a Sunshine), il buon regista inglese si è portato a casa 8 Oscar (scandalosamente aggiungo io) per The Millionaire. E come sempre le proposte gli sono fioccate numerose. Per il suo lavoro post-premio ha deciso di giocarsi la carta della storia vera, puntando tremendamente a fare il bis. 127 Hours si basa sulla reale vicenda capitata ad Aron Rolston, esperto alpinista statunitense che precipitò in un crepaccio nello sperduto Utah e il cui braccio destro finì incastrato sotto una roccia. L’uomo rimase intrappolato tra le viscere della Terra per 127 ore (cinque giorni e poco più) finendo per, tanto lo leggerete dappertutto, amputarsi il braccio e finalmente uscire dalla sua trappola mortale.
James Franco interpreta l’uomo intrappolato, e il film, in uscita negli USA a novembre, dovrebbe aver avuto la sua anteprima mondiale al Toronto Film Festival la prossima settimana. Invece a sorpresa regista, cast e il vero Ralston si sono presentati ieri al Telluride Film Festival (che aveva già portato fortuna a The Millionaire) per una proiezione non ufficiale. Abbiamo così i primi pareri, tutti ugualmente entusiasti: si parla di una regia sorprendente, con riprese addirittura dall’interno della bottiglia dalla quale Franco beve l’ultima goccia di acqua a sua disposizione. In conferenza stampa si è anche parlato di come si sono svolte le riprese, con l’attore lasciato solo con un cameraman per periodi di tempo lunghissimi, dando vita ad un’interpretazione già definita sorprendente. Molto clamore ha poi suscitato l’altroce scena dell’amputazione: l’Hollywood Reporter scrive “sì, è straziante da guardare, anche se tutti noi sapevamo che si sarebbe amputato il braccio, perché Boyle e Franco l’hanno girata in maniera molto realistica. Il pubblico gemeva e si divincolava. Ma è il design dei suoni a catturare perfettamente la divina agonia della sofferenza di Ralston, quello che ha fatto è una specie di miracolo.”, mentre il Los Angeles Times scrive “La cinepresa penetra il suo braccio, quando il coltello viene fermato dall’osso. Entra nel sacco che mette sulla sua testa per ripararsi dal freddo della notte. Nel fare questo film, Boyle sapeva che se il pubblico avesse chiuso gli occhi nel momento in cui Ralston si spezza le ossa e taglia i tendini, i nervi e i muscoli, 127 Hours sarebbe fallito. Ma pochissimi non hanno voluto guardare.”
Tutto questo, e il trailer qui sotto, fanno di 127 ore uno dei film più attesi della stagione.
Chi conosce Chatroulette alzi la mano! Nessuno vero? Certo, certo… Vabbè, faccio finta che non ne sappiate niente e vado a spiegarvi che si tratta di un sito nel quale, se hai una webcam collegata al tuo computer, vieni automaticamente messo in contatto rigorosamente a caso con un altro utente connesso in quel momento. Sta poi a te (o a lui) iniziare una conversazione o passare al successivo. Perché vi dico tutto ciò? Perchè volevo mostrarvi una simpatica trovata promozionale architettata dai responsabili marketing della campagna promozionale del mockumentary, prodotto da Eli Roth, The Last Exorcism, che questo weekend è uscito nelle sale americane debuttando al primo posto.
Praticamente poteva capitare che su questo sito di incontri degli ignari utenti si trovassero di fronte ad una ragazzina ben disposta a mostrarsi come mammina l’aveva fatta… Salvo poi pentirsene. A voi le reazioni. Che siano reali? Che sia tutto architettato? Via alle ipotesi…
Uno dovrebbe sempre farsi i cazzi suoi. Anche in ambito cinematografico. Perchè poi succede che te ne penti.
Capita che qualche settimana fa mi chiedo: ma che fine ha fatto quella sbruffona di Renée Zellweger? Bridget Jones, per intenderci. Noi non la vediamo in sala dall’aprile 2008 (In amore niente regole, con Clooney). Oddio, poi sarebbe uscito pure il bel western Appaloosa ma l’abbiamo visto solo io e mio cugino Piero. Colpita anche lei dalla maledizione dell’Oscar (tipo Halle Berry, Adrien Brody, Forest Whitaker, Nicole Kidman: tutti con la carriera in picchiata dopo averlo vinto)? Vado allora a spulciare i suoi prossimi progetti e scopro quello che vi vado a presentare.
Ha fatto un film in Francia. Diretto da Olivier Dahan, che s’è guadagnato un po’ di notorietà internazionale perchè ha fatto vincere l’Oscar a Marion Cotillard per La vie en rose. E questo film (uscito finora solo in terra francese ad aprile e rivelatosi un floppone magistrale: solo 15esimo al suo weekend d’esordio) si candida fin da ora al premio Sfigopoli 2010/2011! Si intitola My Own Love Song, e racconta di una ex cantante sulla sedia a rotelle (la Zellweger) che incontra un pompiere pure lui all’ospedale dopo un incidente (Forest Whitaker in versione balbettante, a proposito di sfiga post-Oscar) e insieme se ne vanno a Memphis.
Ahò: sti due attoroni, c’è pure Nick Nolte, musiche di Bob Dylan, tema drammatico: ma allora perchè vedo questo trailer e non riesco a smettere di ridere?? Sarà un problema mio??
Una notte d’estate feci un sogno. Hollywood realizzava un blockbuster con protagonisti dei cazzuti arzilli vecchietti e lo intitolava “Pensionati molto pericolosi”. E questo film incassava lira di dio.
Qualche giorno fa mi sono svegliato. E ho scoperto che Hollywood mi ha fatto un regalo. Questo film ora esiste. E no, non sto parlando di The Expendables. Sto parlando di RED (appunto Retired Extremely Dangerous) che ad ottobre farà il suo sbarco nelle sale americane. E spero faccia il botto. E se lo spero, vuol dire che non succederà.
Chi sono i vecchietti in questione? Bruce Willis, John Malkovich, Helen Mirren, Morgan Freeman, Brian Cox, Richard Dreyfuss e Ernest Borgnine. Età media = 67 anni. Tocca invece a un giovanotto (Karl Urban) dare loro la caccia. Nel cast anche Mary-Louise Parker (Weeds) e Julian McMahon (Nip/Tuck). Dirige, e questo mi fa piangere il cuore, il Robert Schwentke di Un amore all’improvviso (sic) e Flightplan.
Ecco due trailer. Da vedere in rigoroso ordine. Solo poi potremo parlare del modo in cui Bruce scende dall’auto nel secondo.
Non servono parole. La Asylum- casa di produzione americana specializzata in direct-to-dvd e in rifacimenti “alla bona” di tutti i blockbuster – ha colpito ancora e ha realizzato un film su cui, all’epoca del successo di James Cameron, molti ironizzavano. La trama, perchè c’è una trama, nel suo piccolo è perfetta: una nave da crociera di lusso (che dal trailer però vediamo essere ‘na mezza carretta), appunto la “Titanic 2″, riparte cento anni esatti dopo il disastro del 1912 per ripercorrere la stessa tratta allora bruscamente interrotta. Ovvio che anche questo viaggio andrà storto…
Il protagonista è Bruce Davison, nominato all’Oscar per Che mi dici di Willy? nel 1990 e visto inX-Men 2, Breach – L’infiltrato e in Lost. Ma anche in tanta merda. E il biondino mascellato che si vede spesso nel filmato, quello che parla col microfono all’inizio, è anche il regista e lo sceneggiatore del film. La Asylum fa tutto in casa.
Pure un film su Facebook no! potrebbero pensare parecchi di voi… E sebbene l’idea potesse sembrare scocciante anche al sottoscritto, è bastato il nome del regista ingaggiato per farmi tirare un sospiro di sollievo: David Fincher. Quello di Fight Club, di Zodiac, di Benjamin Button.
In effetti la storia della nascita di Facebook, raccontata e tratta dal libro Miliardari per caso, può tranquillamente prestarsi ad un film ‘adulto’ su grande schermo: Eduardo Saverin e Mark Zuckerberg erano laureandi a Harvard e migliori amici, entrambi brillanti nei voti e goffi con le donne. Edouardo scoprì che la loro carta per essere socialmente (e sessualmente) accettati era quella di essere invitati a unirsi a uno dei Club della scuola. Mark, al quale non interessava nulla di quello che i ragazzi del campus alpha pensavano di lui, diventò un genio con i computer. Il che gli servì a trovare una strada molto più diretta verso il successo: una sera Mark entrò nel sistema informatico della scuola, creando un database con tutti i dati delle studentesse, per poi far saltare tutti i server e farsi quasi espellere. In quel momento, nel suo dormitorio a Harvard, nacque l’idea di Facebook. Da lì prende forma una vera e propria storia vera fatta di azione, intrighi e storie d’amore con donne da favola, innocenza perduta e un grande conflitto tra Edouardo e Mark, le cui idee su Facebook si scontrarono su molti punti. Perchè non puoi farti 500 milioni di amici, senza farti qualche nemico, come recita la tagline del film.
Da tenere d’occhio il cast di giovani promesse: Zuckerberg ha il volto di Jesse Eisenberg, già visto in svariati film indipendenti e nel desaparecido Zombieland, mentre il suo amico/nemico è Andrew Garfield, che avrà così la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico (dopo parti significative in Leoni per agnelli, L’altra donna del re e Parnassus) visto che sarà l’interprete di Peter Parker nella nuova saga di Spider-Man. Con loro Justin Timberlake, Rashida Jones e nientemeno che Joseph Mazzello (lo ricordate? Era il bambinello petulante con sorellina al seguito in Jurassic Park tipo 16 anni fa!)
Negli Usa ad ottobre, da noi a metà novembre. Questo è il trailer italiano. Nei giorni strettamente precedenti la campagna marketing era iniziata con due teaser molto intriganti, li trovate qui e qui.
I fan di The Expendables sono agguerriti più che mai. Ed è per questo che non possono accettare il fatto che il 13agosto, quando il film uscirà negli Stati Uniti proprio nello stesso weekend della commedia romantica Mangia, prega, ama con Julia Roberts, quest’ultima possa anche solo sognarsi di battere al botteghino il film di Stallone e soci. Ecco preparato ad arte quindi un fan-trailer perfetto e cazzutissimo che deve convincere i maschi americani a scendere – letteralmente – in campo per lottare al fianco dei loro eroi!
Promosso dalla critica, atteso dal popolo di internet. Splice ha fatto parlare di sé per mesi, e si appresta a fare il suo debutto anche nelle sale italiane, dal 13 agosto. Vincenzo Natali, il regista di Cube, che a dispetto del nome non ha nulla di italiano tranne forse origini lontane, dirige Adrien Brody e Sarah Polley in un thriller/horror che narra della creazione di un essere ibrido tra umano e animale, che cresce a vista d’occhio e sfugge al controllo dei due scienziati. Plot già visto (anche in vari episodi di serie tv, da X-Files a Fringe) ma realizzazione tutta da scoprire.
Complice la presenza di Tilda Swinton come protagonista, il pessimo ma osannato Io sono l’amore di Luca Guadagnino (qui la mia recensione se ve la foste persa) esce in questo weekend negli Stati Uniti in qualche sala qui e là. Mi fa piacere però mostrarvi come la casa di distribuzione che se l’è preso in carico lo stia promuovendo: una locandina meravigliosa che ricalca quella italiana con un piccolo particolare: i volti dei coprotagonisti nostrani del film (tra cui AlbaRohrwacher) sono stati impietosamente e senza pudore alcuno tranciati dalla enorme scritta del titolo, lasciando scoperto solamente quello della protagonista. Cinema italiano alla riscossa.
Sconcerto e perplessità di fronte a due nuovi trailer che vi vado a presentare.
Il primo porta nella nuova dimensione del 3D uno degli archetipi del cinema horror, il Piranha. Dirige Alexandre Aja, francesino che con Alta tensione e Le colline hanno gli occhi si è creato un nutrito nugolo di fan. Stavolta però pare abbia deciso di fare le cose un po’ meno seriamente del solito: il trailer di Piranha 3D (uscita Usa 27 agosto) infatti pone un dubbio. Che sarebbe questo: il film ci è o ci fa? Vorrebbe essere serio ma non ci riesce o la butta direttamente sul trashume che tanto ci piace? Giudicate voi, ma solo il cast vale il biglietto: la rediviva Elisabeth Shue (L’uomo senza ombra, Via da Las Vegas), gli affezionati serie-B-makers Jerry O’Connell (I gattoni) e Ving Rhames (Mission Impossible 1-2-3), i cari vecchi Christopher Lloyd (Ritorno al futuro) e Richard Dreyfuss (Lo squalo) e persino il regista prezzemolino Eli Roth (Hostel, Bastardi senza gloria).
Il secondo si candida a diventare uno dei blockbuster dell’anno, ma a vedere le prime immagini credo andrà incontro ad un sonoro flop: è Jonah Hex, film di Jimmy Hayward (che viene dall’animazione per bambini, ha diretto Ortone e il mondo dei Chi e partecipato alla realizzazione di Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo e altri) tratto dagli omonimi fumetti della DC Comics. Per chi non conoscesse il personaggio, Jonah Hex (Josh Brolin) è un cacciatore di taglie nel periodo del western con poteri soprannaturali sulle tracce di Quentin Turnbull (John Malkovich), uno stregone voodoo, che cerca di riunire un esercito di zombie per liberare il Sud. Cioè non so se ho reso l’idea. Nel cast pure Megan Fox, per non farsi mancare nulla. A me pare Wild Wild West 2, non so a voi…