Sì, perché doveva essere un atto d’accusa contro l’uso delle droghe pesanti, ma a giudicare dalle prime immagini si direbbe che il salumiere (in questo caso anche regista, Pasquale Pozzessere) abbia avuto la mano un pochettino pesante, tanto da sfornare il primo, e già osannato, Italian Trash Movie della nuova stagione!

Cocapop (che se siete dalle parti del Nuovo Cinema Aquila di Roma potrete vedere da mercoledì 24 agosto) è un racconto in tre episodi ambientati tutti nello stesso appartamento sui colli romani. La sinossi ufficiale recita in modo abbastanza criptico:

Il racconto si svolge in un arco di tempo “circolare” in cui ogni personaggio potrebbe vivere o aver vissuto la vita dell’altro, attraversando tre generazioni dai 20 ai 70 anni.

Mi ha appena chiamato Christopher Nolan, dicendomi che persino lui non c’ha capito niente. Poi si dà il caso che alcuni degli attori che si sono prestati a questa simpatica porcata non siano neanche tanto dei decerebrati: di Anita Caprioli e Stefano Dionisi ho una certa stima, e spero che la loro partecipazione a questa fiera dell’ilarità sia dovuta a qualche legame di amicizia da non poter perdere. Peccato per Lisa Gastoni e, udite udite, Arnaldo Ninchi (meglio noto come il dottor Cane di Boris) coinvolti nella pagliacciata. “Sono succede cose incomprensibili” dice lui durante il trailer: è la stessa cosa che pensa il pubblico mentre guarda questi due interminabili minuti di promo, fatti di momenti di tensione pura e di dialoghi struggenti sui massimi sistemi tipo questo:

- “Dove l’hai messa la mia agendina?”

- “Ma non l’ho mai vista la tua maledetta agendina!”

Ecco. Come potete vedere la recitazione è coerente con il tema del film: sembrano tutti sotto l’effetto di droghe. Che poi non ho mai capito una cosa: nei film, quando uno deve far finta di tirare di coca, cos’è che aspira col naso in realtà?

Ogni volta che vi segnalo un nuovo Italian Trash Movie penso sempre che l’Italia cinematografica non si possa più superare, che non si possa fare peggio del precedente, che non si possa scadere ancora più nel ridicolo. E puntualmente mi sbaglio. Non bastavano le idee di Stefano Tacconi, non bastavano gli Step Up all’amatriciana, ora arriva anche, cito il trailer, “il film che segnerà una pagina di storia del cinema italoamericano”.

Punto primo: la vedo dura.

Punto secondo: quando mai sarebbe esistito un cazzo di cinema italoamericano?

Punto terzo: beh il punto terzo mi porta ai motivi per cui entrare nella storia con ‘sta porcata mi sa che sarà arduo, e partirei dal cast. Ora, non tutti i film possono avere dei nomi di rilievo tra gli attori principali, ovvio. Ma quando manca il Clooney o lo Scamarcio, sarebbe compito del trailer o del reparto marketing in generale OMETTERE questo particolare, non SOTTOLINEARLO. Invece no! Il trailer spara in bella mostra e a caratteri cubitali gli inquietanti nomi che compongono il cast di contorno di Dreamland – La terra dei sogni. Eccoli:

Gioia Orfei,

Diego Calzolari,

JESSICA RESTEGHINI,

la ragazza ACQUA & SAPONE Rita Statte,

IVAN MENGA,

e udite udite, un nome piuttosto noto della tv in partecipazione straordinaria: MARCO BALESTRI.

Ma i protagonisti invece chi sono? Beh, gente di spicco, no? Sicuro. Per dire, uno è Ivano De Cristofaro, eletto Uomo più bello d’Italia nel 2009 e “lanciatissimo negli USA” come proclama il suo sito ufficiale, dove si può anche leggere: “Dopo Valeria Golino, Monica Bellucci e Raoul Bova, un altro attore italiano è pronto a diventare una star di Hollywood:  Ivano De Cristofaro”. Ma succederà sicuramente proprio guarda. L’altro è Franco Columbu, classe 1941, storico culturista, due volte mister Olimpia, “amico fraterno di Schwarzenegger” come il trailer non manca di ricordarci con immagini di repertorio che non c’entrano una mazzafionda col film. Che c’azzecca Columbu col cinema? Niente, se non fosse per le particine che ha avuto in Conan e Terminator, assieme al suo “amico fraterno” di cui sopra. E che non si è certo guadagnato dopo anni all’Actor’s Studio, direi…

Mettersi a elencare tutte le scene madri presenti in 150 secondi di filmato è inutile, ma sottolineo solamente un Tony Sperandeo (che ormai dove c’è trash c’è Sperandeo) che comunica solennemente al suo figliolo: “Tutto quello che vedi qua dentro, è tutto tuo!”. Peccato che i due si trovino all’interno di un’officina sgangherata, e che non sia certo un grosso orgoglio ereditare tale fatiscente antro. Menzioni speciali anche alla battuta cult “Facciamo un brindisi alla moto di Alex” (sic!) e alla splendida locandina. Insomma, direi che ora il trailer potete godervelo. Il film sarà nelle sale italiane dall’8 luglio. Perdetevelo. Vi scongiuro.

Poteva mancare lo Step Up italiano? Sì, certo che poteva mancare, e nessuno credo si sarebbe offeso. Ma noi dobbiamo per forza cavalcare le onde del successo (altrui) ed arrivare comunque clamorosamente in ritardo: ecco quindi nascere – e morire sicuramente molto presto - Balla con noi – Let’s Dance (qualcuno mi deve spiegare l’assurdità del doppio titolo, praticamente una ripetizione), nelle sale italiane da venerdì 27 maggio.

Una sorta di Step Up borgataro insomma, con giovani attori che sembrano usciti dalle copertine di Cioè e Top Girl (esiste ancora Top Girl?) e qualche vecchia gloria a far loro da spalla, che in questo caso è – udite udite – il bel Massimo Ciavarro.

La storia, ve lo dico subito, è noiosa: c’è una ballerina dell’accademia di danza classica che uff che noia e si frattura una caviglia e poi ci sono due gang rivali di hip hop che si fronteggiano e uff che noia e uno di questi del gruppo multietnico di nome fa CONGO (e vi giuro che mi voglio uccidere) e praticamente ‘sta ballerina entra nel mondo della danza da strada e uff che noia capisce che sto Congo non solo ha un soprannome da denuncia civile ma pure una banana non indifferente e se ne innamora, e poi c’è pure Marco che se n’è andato di casa e uff che noia e cazzo c’è la sfida dell’anno per i breakers e la ballerina classica li aiuta ma poi uff che noia e si tira indietro poi però ballerà sicuramente con loro perché come vuoi che finisca e allora poi tutti insieme appassionatamente brindano alla vittoria.

Ecco questa è un po’ la trama. Comunque c’è davvero uno di colore che si chiama Congo. Cioè questa cosa è veramente atroce. E’ come se, in un film straniero, un italiano lo chiamassero Cuneo. E’ imbarazzante. Quasi quanto il trailer, che comprende come al solito quotes eccezionali tipo:

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So benissimo cosa state pensando: che questo sia il mio ennesimo post di satira sul trash-cinema italiano e sui suoi (poco) esimi rappresentanti. E invece no amici miei, oggi voglio parlarvi di talenti veri, di persone che in anni di gavetta e sacrifici sono diventate qualcuno e stanno raggiungendo i propri obiettivi con forza e determinazione. Come Elisabetta Rocchetti, nata 36 anni fa da Nicola Rocchetti, uno dei più noti e influenti avvocati di star e non solo del mondo dello spettacolo. E già qui i più cretini di voi, e ribadisco cretini, penseranno che con in famiglia una persona così influente e potente in quell’ambito sia stato facile per Elisabetta, nel 1996 all’età di 21 anni, fare il suo debutto da attrice in Compagna di viaggio di Peter Dal Monte, esperienza seguita da altre importanti come in C’era un cinese in coma di Verdone, L’ultimo bacio, Non ho sonno di Dario Argento e, non ultimo, L’imbalsamatore di Matteo Garrone che le è valso il Globo d’oro (un premio di un’importanza cosmica, ma davvero tanto, roba da strapparse le budella per averlo) come miglior esordiente. Siccome sono buono, vi regalo lo showreel con tutte le sue migliori interpretazioni.

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(Italia, 2011) di Carlo Vanzina, con Vanessa Hessler, Francesco Montanari, Richard E. Grant, Giselda Volodi, Virginie Marsan, Paolo Seganti, Ernesto Mahieux

Il voto di Paolino è… 3

Torna di viuuulennzza questa graziosa rubrica perché non potevo esimermi, da grande amante e conoscitore delle schifezze cinematografiche più gustose, dal sedermi in sala per godermi l’ennesima vanzinata: Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata è una sorta di remake/riadattamento di un film quasi omonimo che Carlo Vanzina girò nel 1985, scippando il progetto nientemeno che a Michelangelo Antonioni (ebbene sì!). Oggi, è veramente il caso di dirlo, tocca tornare sul luogo del delitto.

Alexandra, algida e famosissima top model, musa dello stilista Federico Marinoni (nientemeno che interpretato da Richard E. Grant: Dracula di Bram Stoker, Gosford Park, L’età dell’innocenza, e mo’ i Vanzina), viene travolta e ammazzata da un pirata della strada. Marinoni sguinzaglia allora la sua sorella cessa in giro per il mondo a cercare una ragazza identica a quella che gli hanno appena ucciso: la trova, a colpo sicuro neanche fosse il Mago Otelma, a Stoccolma. Fa la fiorista, si chiama Britt (è Vanessa Hessler, che voi tutti ricorderete in Natale a Miami), e lo stilista, pur gay e con un bonazzo di 156 anni più giovane come fidanzato, è deciso a farne una stella e una moglie di facciata. Intanto, e qui viene il bello, l’ispettore siciliano (perché l’accento per i Vanzina fa sempre ridere) Vincenzo Malerba (interpretato da Francesco Montanari) guida le indagini sull’omicidio di Alexandra.

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Torna a grande richiesta la rubrica che tutto il mondo (non) ci invidia! Ma questa volta il film in questione – segnalatomi dall’esimio Bryan Jerry Ford – non calcherà le italiche sale cinematografiche né tantomeno sarà programmato in pompa magna in un’afosa prima serata estiva di ReteQuattro! Questa volta l’Italia si fa artefice di un esperimento rivoluzionario: si chiama “Zairo Game” ed è un esempio di cinema interattivo dove l’utente, acquistando il DVD del film, potrà decidere le sorti dei protagonisti che si troveranno davanti a dei fenomenali bivi! Robe che Topolino le pubblicava quando io ero picciriddu, tra l’altro.

Ma poteva non essere una emerita buffonata questa grande cialtronata? Certo che no! Ecco quindi il meraviglioso cast capitanato da tal Max Farace con quel bel faccione da branzino affumicato e pure un po’ strabico che si ritrova, con la prezzemolina Alessia Fabiani in versione “mo’ tengo sempre il broncio come se mi avessero appena tamponato la Smart perchè è così che se fa la drammatica”. Il film vorrebbe essere un poliziesco a tinte noir ambientato nei dintorni napoletani che tira in ballo pure i cinesi. Momenti drammatici ed ad altissima tensione, scene action a iosa e i tanto attesi domandoni: “Mandare il protagonista a Bologna?“, “Scarcerare il boss per avere un’informazione?“, “Rispondere ad una richiesta d’aiuto e rischiare l’imboscata?“… Saranno gli stessi attori a porle allo spettatore!

Con la partecipazione straordinaria di Claudia Gerini (ma perchè Claudia?? perchè!!!), Zairo si candida di diritto al premio PaolinoScult dell’anno. A voi il trailer e un’assurda clip di “scelta” dal film.

Signore e signori, amici e amice del trash (l’errore è voluto, non rompete), inchinatevi al capolavoro. Si intitola “Grazie Padre Pio”, è datato 2001 e nasce sotto l’ala protettrice di due volti ben noti agli internauti di Paolino’s Life: Gigione e Jò Donatello! (link se ve li foste scordati)

Un film essenziale, basilare, che non può mancare nelle peggiori videoteche di Kabul, diretto dal maestro Amedeo Gianfrotta, già ben noto alla questura di Napoli. La trama è di quelle strazianti: Gigione, come il film inizia, se ne va. Perchè lui c’ha da fare la turnè. E Donatello sta a casa da solo! Il povero figliolo… c’avrà 47 anni buoni ma sta ancora all’università e deve cominciare ad essere indipendente. Sconsolato, per strada incontra un vecchio amico sgorbio che si accompagna a due baldracche: una è la sua fidanzata, l’altra invece si chiama Sara (la notate per il trucco leggero sul viso) e con Jò è amore a prima alitata. Papponi e mignotte vanno a pranzo a Posillipo, e durante il tragitto Sara si accorge che Donatello sa guidare. E non da dilettante! Così alla pulzella balza in mente, a cazzo, di organizzare una corsa clandestina! Notare che già qua il film si fa drammatico.

Ma Donatello, oltre a guidare, sa pure cantare (“E’ figlio di QUEL padre”, afferma l’altra sgallettata): ecco quindi che usciti dal ristorante parte la prima canzone, a squarciapalle sugli scogli! Ed è già amore, dopo solo ‘na capasanta. Ma qui, il colpo di genio: finita la canzone, la ragazza è restia a concedersi. E la motivazione è di quelle che ti segnano per sempre: lui le chiede se è per caso triste, e lei risponde “No, è che penso a tutta quella gggente che soffre e combatte quotidianamente per la libbbertà”. Tiè. E che je voi dì? E come  usciranno i due secondo voi dall’empasse? Questo dovete scoprirlo da soli… hahaha so’ crudele!

Ma ora nella storia irrompe Don Franco. E nulla sarà più come prima. L’organizzazione per la corsa clandestina prende il via, tra nuove melodrammatiche canzoni ed estenuanti vedute del golfo di Napoli. Ma voi tutti vi starete chiedendo: ma in sto film si scopa? Si scopa, si scopa… La bella e bagnata Sara viene soddisfatta. Ma Donatello si mette irreparabilmente nei guai, e Gigione è costretto ad interrompere la tourneè nelle peggiori baracche sul Mincio e tornare a casa per scongiurare la catastrofe. Ha luogo ora la scena madre del film: ve lo ricordate lo storico incontro DeNiro/Pacino in Heat? Qui viene messo in ombra tragicamente: il colloquio tra Gigione e Don Franco raggiunge vette di tensione insostenibili, e fonti attendibili dicono che Christopher Nolan ci si sia ispirato per lo scontro in carcere tra Batman e il Joker nel Cavaliere oscuro. E poi altri magici colpi di scena: Sara il puttanone se la fa con Don Franco! E se ne va dalla città per stare con la “gggente che combatte per la libbbertà”! Ma solo dopo una serie di ingroppamenti tripli carpiati sulla spiaggia e amoreggiamenti vari.

Ma in tutto questo, Padre Pio che c’entra? C’entra perchè Gigione, per tentare di recuperare l’anima di Donatello, va in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per chiedere una grazia al santo con lo scolapasta nelle mani. Meravigliosa la scena di circa un quarto d’ora che mostra la manovra del pullman carico di fedeli che esce da vicolo in cui era parcheggiato, con conseguente rosario recitato in viaggio. E Padre Pio, secondo voi, lo farà il miracolo? A voi la scelta: scopritelo da soli…

Vi chiedo lo sforzo di guardarlo tutto, dura meno di 40 minuti. Se proprio la vostra vita non può permettersi uno spreco di tempo così elevato, a questo link trovate un breve video con gli highlights.




loversoSpuntano fuori come i funghi, capolavori italiani ovunque in questi mesi estivi prolifici di fondi di magazzino. L’ultimo in ordine di tempo è uscito venerdì nelle sale, si intitola Dopo quella notte e al momento pare reperibile in ben tre sale cinematografiche della nostra penisola. Trama sul drammatico mucciniano andante: un gruppo di amici vengono sconvolti dalla morte per incidente stradale di uno del loro gruppo, e ognuno reagisce a modo suo.

Cast pregevole: tralasciando i giovani ragazzi che sono assolti perchè bisognosi di un lavoro qualunque, spiccano i nomi di Maria Grazia Cucinotta in “partecipazione amichevole”, di ciò che rimane di Enrico LoVerso (il Mickey Rourke italiano vista la trasformazione indecorosa che il suo volto sta subendo negli ultimi anni), di, udite-udite, Serenona Grandi in “partecipazione straordinaria” e del sempre posato Maurizio Mattioli. Ma è il debutto nel cinema drammatico di Alessia Fabiani a suscitare le più ardenti voglie di visione del film dentro di me! Come se la sarà cavata?

Trailer ad altissimo tasso di godibilità, che culmina con le frasi “Io non sono morta!!!” gridata a squarciagola dalla squinzia di turno addosso a una porta, e con il solito “Ti amo!!” di corsa su un ponte. Qui il sito ufficiale del film. Enjoy!

la-locandina-di-butterfly-zone-il-senso-della-farfalla-165472Facciamoci dei nuovi amici. Il prossimo 2 luglio uscirà nelle sale italiane (speriamo qualcuna in più di quelle di Backward: quindi ne basterebbero due) il film Butterfly Zone – Il senso della farfalla, che a dispetto del titolo è italianissimo, scritto e diretto da Luciano Capponi.

Ora, prima di andare a spiegarvi qualcosina del film va detto che si presenta con già un premio nel suo carnet, ovvero il Melies d’Argent al Fantafestival di Roma 2009. Già, perche Butterfly Zone si presenta come una specie di thriller/fantasy/dramma nostrano dairisvolti persino mistici. La trama è qualcosa di sensazionale: Vladimiro, insieme ad un suo amico, frugando nella cantina del padre ormai morto, trova una vecchia bottiglia di vino. Questa, non é una comune bottiglia di vino, infatti, possiede il potere di aprire una porta a doppio senso verso l’aldilà. I due, scoperto il preziosissimo segreto della bottiglia effettuano diversi viaggi, durante i quali riportano in vita un serial killer ed entrano nei perversi giochi di un Dipartimento di Polizia corrotto e immorale. Molti sono coloro che vogliono entrare in possesso della bottiglia, ma a dare una mano ai due ragazzi ci penserà il padre defunto di Vladimiro, il Professor Chenier.

Passiamo al cast, che in questi casi ci regala sempre grandissime soddisfazioni. C’è Giorgio Colangeli che mannaggia a lui è un grande attore ma si è prestato alla baracconata, pure nel ruolo di una checca a quanto si vede dalle immagini. C’è la gloriosa Barbara Bouchetnei panni della Signora coi Baffi “bambola aliena priva di emozioni” (una giustificazione per spiegare la naturale inespressività dell’attrice). C’è Francesco Salvi (proprio quello che al Drive In chiedeva di spostare una macchina) nei panni di un vignaiolo esperto, e probabilmente non ha dovuto molto recitare per farsi calzare questo ruolo a pennello. C’è Cosimo Fusco, uno di quei mediocri attorucoli nostrani che hanno avuto la fortuna di studiare in America e che quindi si credono Dio per aver fatto la comparsa, in questo caso, in qualche episodio di FriendsAlias e al cinema in Fuori in 60 secondi. Solo che adesso fa Butterfly Zone. Ed ebbene sì, c’è pure il trait d’union con Backward: il carismatico Max Bertolani (la biografia non è stata aggiornata: è sempre l’ex palestrato di Pamela Prati), presente in ruoli di spicco in entrambi i film!

Ci sono anche molti giovani – tra cui il protagonista Pietro Ragusa dal curriculum più che buono – che perdoniamo giusto perchè sappiamo che non dev’essere facile cercare di fare questo lavoro in Italia, quindi solo avere un copione in mano deve giustamente considerarsi un miracolo. Intanto fatevi pure un’idea sul film con il misterioso trailer, e se ne volete saperne di più c’è il curatissimo sito ufficiale, pure in doppia lingua: www.butterflyzone.it

locandina_BackwardDa un’idea di Stefano Tacconi.

Basterebbe questa intro sbandierata nel trailer a farvi capire da che parti va a parare questo film, che sta per sbarcare nelle sale italiane (poche per fortuna) dal prossimo 7 maggio 4 giugno. E se non bastasse, ci aggiungiamo il cast: Randi Ingerman (già protagonista di un altro trash-cult indimenticabile per chi frequenta da anni Paolino’s Life: “Bastardi”), Fabio Bonini (da “Vivere” con furore), Max Bertolani (meriti artistici: è il palestrato ex di Pamela Prati), Tony Sperandeo, Gerardo Placido (il fratello sfigato), Ugo Conti, Rudmilla Radchenko, Luca Dorigo, Mascia Ferri, Rosario Rannisi: se non ho fatto male i conti due vengono dal Grande Fratello, una dalla Talpa, uno dalla Fattoria e uno da Uomini e Donne.

La trama di questo thriller ambientato nei campi di calcio racconta delle vicende di Marta, una giovane manager italoamericana (che ha ereditato dal padre prematuramente scomparso un team calcistico), e Gianni un famoso ex portiere di livelli mondiali (sic! così recita la sinossi ufficiale) ora ridotto a gloria del passato: un uomo integro moralmente ma umanamente dannato dal vizio del bere. Accanto a Gianni e Marta si muove tutto l’universo provinciale di una piccola squadra di calcio semiprofessionistica.

Cito alcuni stralci del comunicato stampa di presentazione del film:

“Intenso”, “carico di vita”, “fortemente emozionale” lo hanno definito quelli che hanno letto la sceneggiatura ed è proprio così il film: semplice, onesto, senza pretese intellettualistiche ma mai banale.

Un film forte, vero, chiaroscurato e dipinto con i colori desaturati che riflettono l’anima contrastata dei protagonisti: dalle silenziose colline dell’Alta Langa alle caotiche ombre dei grattacieli di Dowtown.

E dalla biografia del regista Max Leonida: “Amante del grande cinema (Kubrick, Scorsese, Coppola) ma anche del rigore formale di Visconti, della visionarietà di Fellini, della drammaturgia pasoliniana… Max Leonida vuole realizzare un ambizioso progetto di film stilisticamente intenso ed insieme popolare…Il suo punto di forza, oltre ad una profonda conoscenza tecnica derivante dalla gavetta, è l’appassionato lavoro con gli attori.”

Da dove cominciare a spalare merda su questo capolavoro? Io direi che non ce n’è bisogno. Ringraziate la Film Commission del Piemonte per aver supportato il progetto e pregate di non venirne mai a contatto (per fortuna la distribuzione, solo per via digitale nel circuito Digima, sarà pressoché inesistente). Intanto godetevi le immagini del trailer e la straziante locandina.


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