luglio 27th, 2010Pupi Avati, un (ex) maestro allo sbando
“Sono profondamente deluso per la mia esclusione dal Festival del cinema di Venezia. Ormai ci davano per sicuri tra i quattro film selezionati per il concorso ma poi abbiamo ricevuto una telefonata inquietante da parte di Rai Cinema, il nostro coproduttore, che ci ha comunicato che il nostro film era stato escluso a favore de ‘La pecora nera’ di Ascanio Celestini. Io non ho nulla contro Celestini perchè non lo conosco, sono invece molto deluso dalla direzione della Mostra. Mi sembra che da parte loro non ci sia stato un atteggiamento di grande trasparenza. Sicuramente attribuiranno la decisione alla Commissione che ormai è diventata uno strumento su cui scaricare le proprie responsabilità. Purtroppo non saprò mai come sono andate veramente le cose”.
Pupi Avati parla così dopo la notizia che il suo millequattrocentesimo film, Una sconfinata giovinezza, non ha trovato posto nel Concorso ufficiale della prossima Mostra di Venezia, seppur fosse dato quasi per certo dalla stampa e dai blogger nelle ultime settimane. Marco Muller, direttore della Mostra, ha invece optato per invitarlo a presentare il film Fuori Concorso, una vetrina di solito riservata solo agli autori più grandi, “troppo” grandi per poter essere sminuiti in una gara (i film di Woody Allen ad esempio sono sempre presentati in questa categoria, a Venezia come a Cannes). Eppure lui non ha accettato. Lui voleva il concorso. Per chissà quale astruso motivo. Probabilmente perchè convinto di vincere.
Ora, Pupi, lascia che Paolino tuo ti spieghi due cose. Negli ultimi 20 anni hai fatto forse due film che meritavano di essere guardati. Hai fatto circa 35 film in 40 anni di carriera, di cui otto negli ultimi cinque anni! Non ti fermi un attimo, continuando a sfornare roba mediocre, ammuffita, stantia, che strappa la sufficienza giusto per il rispetto che ti portiamo come ex artista di talento. E ti lamenti. Non fai che lamentarti. Non più tardi di un paio di mesi fa hai esternato il tuo risentimento per non avere ricevuto manco mezza nomination ai David di Donatello per i tuoi ultimi film, come se ti fossero dovute per questioni contrattuali o perchè fino all’anno scorso eri a capo di Cinecittà Holding o per qualche altro assurdo motivo. Oggi piagnucoli perchè la Mostra di Venezia preferisce altri nomi – più giovani, più coraggiosi, più inusuali – al tuo.
Anzichè fare due film all’anno, prova a farne uno ogni due anni, magari raccogliendo qualche buona idea in più, creando una storia che vada bene per un lungometraggio anzichè per un corto, strutturando una sceneggiatura come si deve e caratterizzando dei personaggi credibili. Allora sì i premi potrebbero arrivare, i riconoscimenti potrebbero fioccare. Così, il tuo, è solo il triste lamento di una stella cadente.





