Io con Maria Grazia Cucinotta ho dei conti in sospeso. La bitorzoluta attrice siciliana, sparita dai radar della “Gente che conta ancora almeno un misero cazzo” da anni a questa parte, continua ad autoconvincersi di essere ancora famosissima all’estero solo perché Troisi la graziò 15 anni fa e perché si suicidò per sfuggire a James Bond pochi anni dopo. E mentre su YouTube impazzano le “Maria Grazia Cucinotta Tettone Compilation”, unica sua fonte di visibilità moderna, ci pensa il Canada ad ingrandire un altro po’ il già ingombrante ego della baffuta Maria Grazia.

Sì dà infatti il caso che a Toronto esista la “Italian Walk of Fame”, una versione poraccia di quella ben più nota e un pelo più credibile firmata Hollywood. Ora, tralasciando il caso che l’ANSA ha battuto la notizia come se la Cucinotta avesse lasciato le sue impronte sulla VERA Walk of Fame di Toronto (che esiste ed è TUTT’ALTRA COSA), se si va a fare una ricerca un pelo più approfondita si scopre che in realtà lei è stata chiamata in quella farlocca, creata da delle associazioni di italocanadesi. Con lei sono stati insigniti di cotanto merito anche Beverly D’Angelo e Joe Pantoliano. Mica i primi della classe insomma.

Ma sono le dichiarazioni della Cucinotta ad essere sempre fuori luogo come Cicciolina ad un meeting di chiarichetti: invece di vergognarsi, starsene zitta e ringraziare al massimo per le due pizzette del buffet, la Maria ha sparato alto come al suo solito:

Sono felice di questo riconoscimento, evidentemente il mio lavoro fatto fino ad ora non è passato inosservato. Magari un giorno mi arriverà l’invito anche da Hollywood per lasciare la mia firma vicino al Chinese Theatre dove ben 15 anni fa andai proprio per la nomination de ‘Il postino”.

Ecco: MAGARI. Ma MAGARI NO, Cucinotta, magari no. Fattene una sacrosanta ragione.
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Dal pressbook di A Natale mi sposo, film con Massimo Boldi in uscita a fine novembre nel quale compare anche Enzo Salvi:

Insieme a Paolo Costella (il regista del film, nda) ho deciso di rispolverare alcune famose frasi del mio glorioso Cipolla che mancava dal cinema da qualche anno. Rocky è un personaggio assolutamente “normale”, ma in più di un’occasione se ne esce con frasi del tipo “mamma mia come sto…” che i miei fan apprezzeranno di sicuro. Insomma, se ridere fa bene, voglio essere la cura…

Enzo Salvi

Bene, caro Enzo: non stento a credere che i tuoi fan “apprezzeranno di sicuro” il tuo ritorno – ma quando mai avevi smesso?? – alla comicità più volgare, becera, urlata, insopportabile, odiosa e inutile di questo nostro povero mondo. I tuoi fan “apprezzeranno di sicuro” tutto questo perchè probabilmente sono uguali a te: dei burini fermi allo stadio più regredito della scala evolutiva suina, degli ignoranti (“nel senso che ignorano”, cit. Aldo Baglio) con la moviola nel sangue, e anche degli ignoranti (non “nel senso che ignorano”) con in testa solo la gnocca e in mano spesso il crocifisso. Gente che considera “divertenti” i comici di Colorado. Gente incapace di parlare l’italiano perchè ferma ad un vocabolario tutto “figa e culo” superato persino da quello di Tarzan. Anzi, di Cita.

Se tu pensi che il tuo “glorioso” (sic!) Er Cipolla potesse in qualche modo essere ri-atteso al varco da qualcuno di sano di mente, con un Q.I. anche solo risicante la media, ti sbagli di grosso. Se tu pensi che “mamma mia come sto” sia un tormentone di cui il pubblico non poteva fare a meno, allora sono seriamente preoccupato per te. Hai 50 anni. Dio santo.

pupi_avati_scheda“Sono profondamente deluso per la mia esclusione dal Festival del cinema di Venezia. Ormai ci davano per sicuri tra i quattro film selezionati per il concorso ma poi abbiamo ricevuto una telefonata inquietante da parte di Rai Cinema, il nostro coproduttore, che ci ha comunicato che il nostro film era stato escluso a favore de ‘La pecora nera’ di Ascanio Celestini. Io non ho nulla contro Celestini perchè non lo conosco, sono invece molto deluso dalla direzione della Mostra. Mi sembra che da parte loro non ci sia stato un atteggiamento di grande trasparenza. Sicuramente attribuiranno la decisione alla Commissione che ormai è diventata uno strumento su cui scaricare le proprie responsabilità. Purtroppo non saprò mai come sono andate veramente le cose”.

Pupi Avati parla così dopo la notizia che il suo millequattrocentesimo film, Una sconfinata giovinezza, non ha trovato posto nel Concorso ufficiale della prossima Mostra di Venezia, seppur fosse dato quasi per certo dalla stampa e dai blogger nelle ultime settimane. Marco Muller, direttore della Mostra, ha invece optato per invitarlo a presentare il film Fuori Concorso, una vetrina di solito riservata solo agli autori più grandi, “troppo” grandi per poter essere sminuiti in una gara (i film di Woody Allen ad esempio sono sempre presentati in questa categoria, a Venezia come a Cannes). Eppure lui non ha accettato. Lui voleva il concorso. Per chissà quale astruso motivo. Probabilmente perchè convinto di vincere.

Ora, Pupi, lascia che Paolino tuo ti spieghi due cose. Negli ultimi 20 anni hai fatto forse due film che meritavano di essere guardati. Hai fatto circa 35 film in 40 anni di carriera, di cui otto negli ultimi cinque anni! Non ti fermi un attimo, continuando a sfornare roba mediocre, ammuffita, stantia, che strappa la sufficienza giusto per il rispetto che ti portiamo come ex artista di talento. E ti lamenti. Non fai che lamentarti. Non più tardi di un paio di mesi fa hai esternato il tuo risentimento per non avere ricevuto manco mezza nomination ai David di Donatello per i tuoi ultimi film, come se ti fossero dovute per questioni contrattuali o perchè fino all’anno scorso eri a capo di Cinecittà Holding o per qualche altro assurdo motivo. Oggi piagnucoli perchè la Mostra di Venezia preferisce altri nomi – più giovani, più coraggiosi, più inusuali – al tuo.

Anzichè fare due film all’anno, prova a farne uno ogni due anni, magari raccogliendo qualche buona idea in più, creando una storia che vada bene per un lungometraggio anzichè per un corto, strutturando una sceneggiatura come si deve e caratterizzando dei personaggi credibili. Allora sì i premi potrebbero arrivare, i riconoscimenti potrebbero fioccare. Così, il tuo, è solo il triste lamento di una stella cadente.

dicembre 30th, 2009Qualche conto non mi torna…

00207470_bIeri l’AIART (Associazione cattolica dei telespettatori televisivi, che già è uno scandalo che esista), dopo aver tuonato qualche giorno fa auspicando il ritiro dalle reti degli spot di Natale a Beverly Hills, se l’è presa con il rituale Oroscopo di fine anno di Paolo Fox che Raidue manda in onda nel periodo delle feste ormai da più o meno una decade. E l’ha fatto esponendo questa motivazione:

«È inopportuno che il servizio pubblico dedichi trasmissioni agli oroscopi. Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili.»

Hmm… Frase interessante… Quindi sarebbe solo l’astrologia a sfruttare gente psicologicamente vulnerabile con superstizioni, credulità e paura giusto? Lungi da me difendere gli astrologi, ma non so… è come se qualcosa non mi tornasse… Non so… Boh…

Aridatece er Moige!!!

Da La Repubblica on-line di oggi…

madyinitaly

settembre 4th, 2009Immanuel docet

In pochi di voi sanno, cari i miei ignorantelli, che il sommo Immanuel Casto qualche anno fa ha pubblicato on-line anche un vero e proprio pamphlet dall’inequivocabile titolo “Divarication”, reperibile sul suo sito ufficiale. Poco meno di 30 pagine in cui il Casto Divo si racconta in ogni senso, con tanto di poesia/prefazione firmata Checilia Principessa Venusiana. Vi propongo oggi degli stralci degni della vostra attenzione. Direi che meritano un bel vietato ai minori!

Molti mi chiedono se faccio le cose che canto. Certo che le faccio. Forse esagero un po’, come nel Coraggio dell’Analità, quando parlo di 20 in una sera. Questo è proprio uno dei miei pezzi più autobiografici. Ho davvero avuto il problema di cui parlo, in seguito ad un eccesso di ingordigia: una volta ho invitato tre tizi a casa mia ed uno aveva questa proboscide mastodontica. E’ stato orrendo. Quando andai a farmi colonscopare, il medico, vedendomi turbato alla vista di quel tubo con una torcia al suo termine, mi disse: “Stai tranquillo, qui è passato di ben peggio”. Mi sembrò di cogliere un doppio senso.

Non mi sono mai ritenuto un grande cantante, un grande attore, né tantomeno un bravo musicista. Sono prima di tutto un creativo e mi basta saper mettere le mie abilità al servizio di ciò che desidero fare. (…) Ma, aldilà di ogni riflessione, il segreto è solo uno: NON PRENDERMI SUL SERIO. Preferisco prenderlo sul serio.

Feci un’orgia in cui non mi piaceva nessuno, ma essendo un signore, mi concessi come il galateo imponeva.

Per combattere l’artificiosità di questi tempi, nella quale io sguazzo, si sente in giro o in tv, che la gente celebra questo fantomatico valore della semplicità. Ma non è un valore! E’ una possibilità. Senza contare che ad una grossa intelligenza si accompagna solitamente una certa complessità. Detesto cose del tipo “se una cosa non mi piace io lo dico in faccia”. E’ una stronzata, oltre che una menzogna. In tutta umiltà mi sento spesso circondato da mentecatti e quindi cosa dovrei fare? Dire “tu sei brutto” e “tu sei ignorante”?

Mi inviteranno mai al Concerto di Natale in Vaticano? Proporrei il mio singolo natalizio “A pecorina nel presepe”.

Detesto le suonerie dei cellulari. Le trovo veramente di cattivo gusto e soprattutto non capisco perché far suonare qualcosa quando potresti farla vibrare.

Il mio problema è che spesso le persone intelligenti fanno discorsi seri e quelle stupide fanno discorsi frivoli. La cosa che più amo è fare discorsi frivoli con persone intelligenti. Però anche fare discorsi seri con persone stupide può essere molto divertente. Mi piace il modo in cui si prendono sul serio e la sicurezza con cui parlano. (hahaha questa cosa vale anche per me!!, ndP)

Ho perso la verginità a 15 anni con un caro amico di mia madre. Lei temeva che non vivessi nel modo giusto la mia omosessualità e così mi mandò a casa di questa persona di cui aveva molta stima. Dopo 20 minuti dal mio arrivo avevo dato il mio primo bacio. Dopo 30 avevo ricevuto il mio primo pompino. Dopo 32 avevo fatto il mio primo pompino. Dopo 45 presi il mio primo cazzo in culo. Ne fui emotivamente travolto, ma tutto sommato fu un’esperienza simpaticissima.

Credo che ogni artista dovrebbe porsi questa domanda: “Se quello che sto facendo lo dessero in televisione ed io mi ci imbattessi facendo zapping, rimarrei a guardare o cambierei canale?” Questo almeno se si vuole essere un artista inserito nel nostro tempo. La televisione è un elemento determinante nella nostra società ed ignorarla, per quanto possa giovare, significa non essere in grado di comprendere il proprio contesto culturale. La televisione non può essere noiosa, perché si può cambiare canale. Il tempo è il nuovo oro e la noia è lo sperpero peggiore. Fare annoiare il pubblico è un atto molto grave.

Conclude il libriccino il racconto di Checilia Principess Venusiana del suo primo incontro con Immanuel. Imperdibile. A quando la sua discesa in politica?

Da un’intervista del 28/8 su Il giornale a Maria Grazia Cucinotta, scelta da Marco Muller come trash-madrina della nuova edizione della Mostra di Venezia che inizierà mercoledì:

D.: Sembra che il cinema italiano la tenga a distanza. Una volta lamentò che non la facevano lavorare per via del fisico troppo prorompente…

R.: «È vero e non ho mai capito perché… Non rispecchio il loro tipo di donna ideale, forse. È per questi pregiudizi del nostro cinema, tutt’altro che meritocratico, che lavoro di più all’estero. Dove mi amano per come sono, dalla Cina all’Argentina. Chi si ferma all’apparenza è uno stupido: impossibile cambiargli la testa. Tra l’altro, il nostro cinema è troppo politicizzato».

La Cucinotta non rispecchia il nostro tipo di donna ideale (la Bellucci invece sì, perchè sono agli antipodi esteticamente no?). La Cucinotta è scomoda politicamente. La Cucinotta è un’attrice incompresa. Nel resto del mondo è una diva.

A’ Cucinò, ma vaffanculo va’! Te sei mai vista recitare?

Non posso che essere d’accordo, e quindi ve la riporto, con la sublime mini-critica che Mario Sesti (critico de La Repubblica, scrittore, organizzatore del Festival di Roma e docente al DAMS di Roma) nel numero di Ciak di luglio in edicola, dedica all’interpretazione di Ben Affleck in State of Play:

Gli succede di tutto, gli assassinano l’amante il giorno di un’importante audizione per la sua carriera di politico in ascesa, è costretto a chiedere l’aiuto di un amico che forse l’ha tradito in passato con la moglie. E non è finita qui. Quello che scopre sull’amante assassinata basterebbe a qualsiasi attore per mettere in scena un catalogo infinito di emozioni e reazioni. Non lui. Ben Affleck ha solo una espressione, di lieve impaccio, imbarazzo, disorientamento e forse un sospetto di rabbia. Per tutto il film.

maggio 15th, 2009Urca che notizia…

Vanessa Hudgens si spoglierà.

Andate su Google News, digitate le parole che ho riportato qui sopra e scoprirete che almeno una quindicina di testate giornalistiche on-line (e non oso immaginare le loro versioni cartacee) hanno riportato una non-notizia come questa (la fidanzatina disneyana di Zac Efron ha dichiarato che se un giorno dovesse partecipare ad un film in cui fosse necessario spogliarsi, potrebbe pensare a farlo… Tanti condizionali, tanti se, nessuna sicurezza) con titoloni sensazionalistici al limite della sopportazione. Come se la signorinella non fosse già apparsa senza veli qualche tempo fa negli ormai celeberrimi scatti messi in rete da un suo ex fidanzato, foto che fecero tremare le alte cariche dalla casa di Topolino…

D’altronde i tag “Vanessa” + “Hudgens” + “Nuda” fanno sicuramente impennare le visite di ogni sito che le inserisca tra i suoi articoli. Cosa credevate? Che avessi scritto questo post solo per criticare il giornalismo farlocco e scadente a cui siamo abituati? Ma va…

febbraio 21st, 2009Ciao Oreste, e grazie!

Da un’intervista a Pierfrancesco Pingitore sulla morte di Oreste Lionello, tratta da Il giornale del 20/02.

D. Ora che Lionello è scomparso, lo spettacolo al Bagaglino andrà avanti?

R. Ancora non so niente… Ma non credo, no. Senza Oreste non si può.

Oreste mio, eri un bravo attore ed un ottimo doppiatore. Woody Allen non sarà più lo stesso per noi, ma oltre a lui ti ringrazio anche per Gene Wilder (Frankenstein Junior) e Peter Sellers (Il dottor Stranamore). il fatto è, amico mio, che devi essere felice per noi. La tua morte non è stata vana… Perchè se il fatto che tu non ci sia più metterà fine a quello scempio del Bagaglino e manderà definitivamente in pensione gente come Pingitore e Pippo Franco, beh allora… GRAZIE DIO DI ESSERTELO PRESO!!!


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